giovedì, Luglio 29

Quo Vadis Crimea?

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Leopoli – Dopo le conclusioni di un referendum illegittimo e l’altrettanto illecita annessione da parte della Russia, la Crimea è una ferita rimasta aperta, non solo per le autorità dell’Ucraina, ma anche per tutti gli ucraini. Nei loro programmi elettorali, tutti i candidati alla presidenza avevano promesso che la Crimea sarebbe tornata all’Ucraina. Ma non spiegavano come sarebbe avvenuto. E anche se oggi il referendum fosse dichiarato illegittimo e la gran parte dei voti fossero considerati fasulli e fraudolenti, una notevole parte della popolazione crimeana, guidata dalla nostalgia, continuerebbe a sostenere l’annessione della penisola alla Russia. Con il pretesto di proteggere i diritti della popolazione russofona della Crimea ucraina, la Russia ha invaso la penisola con le sue truppe e se l’è presa. Resta ancora in dubbio se la popolazione russofona crimeana abbia attualmente bisogno di protezione.

La Crimea ha già goduto di uno status particolare in Ucraina. La particolarità nazionale della popolazione crimeana era la sua multinazionalità. Secondo il Census, statistica condotta in Crimea nel 2013, nella penisola si contava una popolazione di circa 2 milioni di abitanti. Tra questi si trovavano il 58% di russi, un po’ più del 24% di ucraini e il 12% di tartari di Crimea. Ma solo il 2% dei bambini crimeani studiano nelle scuole ucraine. In oltre 22 anni di indipendenza, sono solo le 7 scuole ucraine nella penisola di Crimea che non hanno smesso di funzionare. Per fare un paragone, le scuole di lingua russa erano 600. I russi di Crimea hanno sempre mostrato un notevole livello di ostilità verso le persone di nazionalità non russa. Anche la lingua ucraina veniva messa da parte.

In Crimea, durante il periodo sovietico, le autorità dispiegarono la strategia di dislocare nella penisola di Crimea una popolazione ideologicamente inattaccabile. Si trattava di ex militari sovietici, impiegati del KGB o rappresentanti delle ex élite sovietiche. Al raggiungimento dell’età pensionabile, si potevano insediare nella penisola, considerata alla stregua di una regione residenziale dell’URSS. Nacque, così, in Crimea la nuova comunità storicaSoviet People‘. La regione si presentava diversa da qualsiasi altra parte del resto dell’Ucraina; in particolare, si distingueva per la salvaguardia e la conservazione delle numerose regole e norme imposte in era sovietica. Lo sviluppo del turismo, la costruzione di nuovi resort e case di cura garantivano poi salari più alti. Così, gran parte della popolazione della Crimea, che provava nostalgia per i passati tempi sovietici, ha votato per riunirsi alla Russia.

La ‘guerra dell’informazioneha giocato un ruolo notevole in questa vicenda, e la pubblica opinione si è formata aderendo a una precisa strategia informativa.  La televisione e le radio crimeane trasmettevano soprattutto programmi in lingua russa e ritrasmettevano i canali TV russi, spesso caratterizzati dal prevalere di un umore anti-ucraino. Come si può vedere dai risultati di un’indagine realizzata dal Razumkov Centre, l’81% dei rispondenti all’indagine ha detto di non aver personalmente sperimentato alcun segnale di ucrainizzazione forzata, ma di nutrire la certezza che questa fosse avvenuta.

Da notare come la popolazione tartara della penisola di Crimea non fosse solo lealista e pro-ucraina, ma che abbia anche fortemente boicottato il referendum del 16 marzo. Molti tartari pensano solo di poter vivere in Ucraina. Considerano la Russia uno Stato invasore, quello che ha deportato i tartari in Crimea nel 1944. L’Ucraina è, a sua volta, un Paese relativamente democratico, con un debole apparato di Stato e scarse ambizioni imperiali. I tartari crimeani restano oggi l’unica forza di opposizione presente in Crimea. Dopo aver rifiutato l’annessione della penisola da parte della Federazione Russa, i tartari di Crimea sono stati considerati estremisti. Il Procuratore della Crimea, Natalia Poklonskaya, ha già annunciato la possibilità di eliminare il Mejlis, organismo supremo e plenipotenziario, rappresentativo ed esecutivo, della popolazione tartara crimeana. Al leader dei tartari di Crimea, Mustafa Dzhemilev, che i leader sovietici deportarono dalla sua terra di origine, è stato vietato l’ingresso nel territorio della penisola di Crimea.

I tartari crimeani, ormai abituati alla relativa libertà concessa dall’Ucraina, dovranno ora familiarizzare le dure leggi dell’invasore. Lo dimostra il divieto di organizzare la commemorazione della deportazione della popolazione tartara di Crimea in Asia centrale. Il 17 marzo, il Parlamento ha adottato una risoluzione che garantisce il diritto di autodeterminazione per i tartari di Crimea. Il Verkhovna Rada ucraino (il Parlamento) ha anche adottato la legge ‘Per il ripristino dei diritti dei popoli deportati su basi etniche’. I tartari di Crimea attendevano da anni l’adozione di questa legge. Ma, proprio mentre il legislatore ucraino decideva di ripristinare i diritti dei rimpatriati, la Crimea si è ‘allontanata’ dall’Ucraina.

 crimea russi due

L’annessione della Crimea alla Russia ha generato un’ondata di patriottismo di ritorno e ha fatto crescere i consensi per Vladimir Putin fino all’85%. Il fenomeno ‘KrymNash’ (‘LaCrimeaÈNostra’) per tre mesi ha così attraversato la vita pubblica russa. La popolazione della Repubblica Russa è euforica, festeggia l’annessione di una penisola che considerano abitata da ‘sorelle e fratelli’ russofoni. Tale annessione è però servita solo ad appesantire ulteriormente le relazioni tra Russia e Ucraina e ha avuto notevole risonanza nella comunità internazionale. L’atto di annessione della Crimea è stato, infatti, condannato da quasi tutti i leader mondiali e le organizzazioni internazionali. Ma le deboli reazioni dell’Ue, specialmente i pronunciamenti quotidiani di preoccupazione, non hanno generato che ironia.

Nonostante l’annessione della Crimea abbia portato a reazioni positive nella società russa, alla Russia mantenere il nuovo territorio costerà molto: la Crimea non è in grado di esistere autonomamente. La regione è sempre stata sostenuta attraverso sussidi. Il 90% dell’acqua, l’80% di elettricità, il 60% di altre merci e il 70% del budget sono sempre arrivati dalle aree centrali. Mantenere la Crimea con i suoi 2 milioni di abitanti sarà, dunque, un grande peso per il bilancio russo.

In ogni caso l’euforia è passata e i crimeani devono affrontare la nuova realtà russa: il divieto di protestare, l’aumento dei prezzi per merci, cibo e petrolio, la totale russificazione delle scuole crimeane. Per il servizio militare obbligatorio i soldati crimeani saranno spediti in regioni lontane della Russia , soprattutto nell’estremo oriente.

La principale fonte di reddito per i residenti della Crimea è l’affitto di case, appartamenti o stanze ai turisti. L’anno scorso, circa 6 milioni di persone hanno visitato la Crimea e molti di loro (60-65%) erano turisti ucraini, che quest’anno probabilmente non torneranno. Resta ancora in forse la stagione delle vacanze, che però già al principio di giugno può essere considerata un fallimento. Anche se la propaganda russa dichiara che la Crimea non ha mai visto un così gran flusso di turisti, le foto scattate nelle strade e sulle spiagge delle città crimeane, pubblicate dai mass media e nei social network, così come le registrazioni video, dimostrano che la situazione è ben diversa.

Protestors gather outside parliament building in Crimea

In Crimea ora restano circa 2 milioni di cittadini ucraini e l’Ucraina vuole che conservino la loro cittadinanza. La Russia sta ricattando la popolazione per forzarla a prendere la cittadinanza russa, minacciando i cittadini ucraini del fatto che presto non potranno più vivere e lavorare nella penisola. Un altro problema è quello dei rifugiati o dei cittadini che sono stati spostati in altre aree. Ufficialmente circa 3.500 persone hanno già richiesto il riconoscimento di questo status, ma il numero reale sale a circa 25.000.

Quale futuro attende la Crimea in quanto parte della Russia? La promessa di tornare in Crimea fatta dal nuovo presidente ucraino è realizzabile? Ne abbiamo parlato con Marian Lopata, politologo del Centro per la Gestione e Consulenza Politica.

 
La Crimea, per quanto occupata dalla Russia, ‘de facto’ fa ancora parte dell’Ucraina. Quali sono le possibili soluzioni del problema crimeano? Petro Poroshenko nella sua campagna elettorale ha posto il recupero della Crimea come obiettivo prioritario. Con quali mezzi lo potrà ottenere e a quali altri mezzi non diplomatici potrà ricorrere?

Il principale slogan della campagna di Poroshenko era ‘Un nuovo modo di vivere‘. L’intento era ed è quello di implementare gli standard di vita europei e integrare l’Ucraina nella comunità euro-atlantica. Certo che, nei prossimi anni, la Crimea non sarà restituita. L’Ucraina la potrà recuperare solo con mezzi militari, ma è priva di risorse proprie, e poi non ha bisogno di farlo. In Crimea sono emerse tendenze filo-ucraine, dalla speranza che la regione possa tornare ucraina, e queste tendenze si irrobustiranno se l’Ucraina riuscirà a sviluppare ed esibire una nuova qualità di vita. Questa è la base del programma elettorale del nuovo Presidente. L‘opinione pubblica crimeana e la possibilità concreta che la penisola torni all’Ucraina saranno influenzate non solo dai processi che si svolgono in Ucraina, ma anche dalla capacità della Russia di far crescere la regione. Sappiamo che la Russia valuta l’opportunità di destinare grandi somme di denaro a investimenti nell’area, nonostante i locali problemi economici e politici. Per quanto riguarda il dibattito politico, non dimentichiamo che, a dispetto del desiderio della maggioranza della popolazione crimeana di restare con la Russia, il 30-40% della popolazione è di etnia ucraina o tartara crimeana, oppure sono persone che non condividono le politiche del Cremlino. Rappresentano tutti un problema per le autorità locali, lo si è capito con la dimostrazione che i tartari crimeani hanno organizzato nel corso della commemorazione dell’anniversario della deportazione dei loro avi.

Quali sono i possibili scenari per un ulteriore sviluppo economico della Crimea sotto la Federazione Russa?

Nonostante le ambigue affermazioni rilasciate dalle autorità russe in merito ai possibili investimenti da farsi nell’economia crimeana, questa resta una regione ‘depressa’ anche se fa parte della Federazione Russa. È stata caratterizzata da una grande disoccupazione, dal sottosviluppo delle regioni interne e da una delle situazioni più criminogeniche dell’Ucraina. I depositi di petrolio e gas localizzati nelle piattaforme nel Mar Nero comportano costi di estrazione e produzione piuttosto elevati. E anche se la Russia potrebbe servirsi delle trivelle ucraine in alto mare, ciascuna delle quali vale 500 milioni di dollari (con l’annessione i russi hanno anche acquisito il controllo delle trivelle), estrarre il petrolio dal Mar Nero è piuttosto costoso. A causa delle sanzioni europee gli abitanti della Crimea non potranno ottenere visti verso l’Ue e ciò ridurrà significativamente la mobilità della popolazione. Anche sotto la Russia, questa regione ‘depressa’ non potrà che veder peggiorare la crisi. Se il successo dell’Ucraina fosse evidente, la popolazione locale inizierebbe invece a protestare e a chiedere la restituzione della Crimea. Infine, l’attuale regime politico russo vieta la libera espressione delle opinioni, che diventa praticamente impossibile. La corruzione in Crimea si aggraverà ancora, dunque, un po’ per volta, fino a diffondersi in tutta la penisola. C’è l’ipotesi che la regione segua la stessa sorte dell’Abkhazia, che si separò dalla Georgia nel 2008 a causa del conflitto russo-georgiano e la cui economia è in seguito collassata. Kiev ha anche bloccato l’accesso agli atti di proprietà privata in Crimea. Ciò impedisce le compravendite di proprietà crimeane. Anche il settore della navigazione si spegnerà, perché nessuno esporta merci nella regione, e la cosa probabilmente durerà per tutta la stagione. Poiché il ponte che si sarebbe dovuto realizzare tra la penisola di Kerch e la penisola di Taman non è stato ancora costruito, e l’Ucraina potrebbe chiudere da un momento all’altro il confine settentrionale di Perekopsk, si fermerà la cantieristica navale, che di recente aveva vissuto una fase di rilancio.

Il Presidente russo ha presentato alla Duma una proposta di legge per trasformare la Crimea occupata nella quinta gambling zone russa (si tratta di zone franche nelle quali è permesso il gioco d’azzardo). La Crimea potrebbe diventare una specie di Las Vegas?

Il Governo russo cerca di attrarre investitori interni, cioè gli oligarchi russi. Putin ha proposto di trasformare la regione in uno dei luoghi della Federazione Russa dove il gioco d’azzardo è permesso. Ma i nuovi investitori sono riluttanti a investire denaro in Crimea e le ragioni sono molte: tanto per cominciare nessun altro, a parte la stessa Russia, riconosce che la Crimea appartiene alla Russia. Il territorio della Crimea è in realtà un territorio occupato da un altro stato. È verosimile che vi si possa svolgere un conflitto militare tra Ucraina e Russia, anche perché nessuno dei futuri governi ucraini sarà pronto ad accettare l’occupazione. In più, la regione dipende dalle forniture di acqua e fonti di sostentamento dall’Ucraina. Pertanto, in caso di ulteriore peggioramento della situazione, l’Ucraina potrebbe bloccare completamente la Crimea, tagliando elettricità, acqua, forniture e gas (tramite la rete dei gasdotti ucraini). Infine non è stato ancora costruito nessun casinò e i russi non visiterebbero volentieri un’area pericolosa, certo preferiranno giocare all’estero. Inoltre, la regione ha perso già il 70% dei potenziali turisti, dall’Ucraina e dall’Ue. Probabile, invece, che la situazione degeneri per l’aumento dei prezzi o per l’impossibilità della Russia di spendere altro denaro in Crimea.

Lei cosa ne pensa, l’Ucraina ha perso per sempre la Crimea?

Ci sono molte variabili, e anche alcune aree tematiche, che valgono la pena di un approfondimento. Credo che nel complesso questo dipenderà dal successo o dall’insuccesso della riforma dell’economia ucraina. Dipenderà dunque anche dal fatto che l’Ucraina possa diventare un buon esempio da seguire, per gli altri Paesi dell’Europa orientale e dell’Asia centrale. La seconda dimensione che va considerata è la situazione della Federazione Russa. E se la Russia sosterrà la regione nel modo in cui l’ha fatto l’Ucraina in passato. Dipende tutto, insomma, dalle vittorie o sconfitte future che si determineranno nella scena internazionale, ma anche dalla crescita economica e dagli investimenti della Russia in Crimea. La terza dimensione è la posizione della comunità internazionale e il suo potenziale impatto sulla Russia. Come abbiamo già detto, le sanzioni applicate da USA, Canada e Europa non hanno avuto effetto e la Russia continua ad essere aggressiva verso i paesi vicini, specialmente verso l’Ucraina. Se gli USA forniranno un supporto militare e l’Europa un sostegno economico, l’Ucraina si muoverà per gradi, e con successo, grazie al rafforzamento delle posizioni filo-ucraine nella penisola crimeana.

Avremmo potuto evitare l’annessione della Crimea?

L’annessione si sarebbe potuta evitare se le autorità locali e la popolazione della Crimea avessero guardato con favore all’Ucraina. Si sarebbe potuto evitare se ci fosse stata una struttura verticale del potere. Dopo che Yanukovych è fuggito (il 21 febbraio) l’intera gerarchia del Paese è collassata. Il Parlamento ha comunque espresso un voto di fiducia al nuovo Governo, così le autorità locali si sono un po’ riprese, ma è molto difficile ricostruire una verticale di potere in tempo di rivoluzioni. La Russia ha tratto vantaggio dalla manifesta debolezza dell’Ucraina, che si è manifestata con 10-15 giorni di vera e propria anarchia. Le truppe russe si trovavano già nella penisola di Crimea e a Sebastopoli. Bisognerebbe dire che le autorità crimeane di allora e di oggi erano e sono associate strettamente all’entourage dell’ex Presidente Ucraino Yanukovych, e alla Russia. Vladimir Konstantinov, guida dell’attuale Parlamento crimeano, deve alle banche russe un’ingente somma di denaro; la Crimea è dunque diventata un suo strumento per pagare i debiti, non in denaro, ma nella forma del territorio che lui formalmente ha guidato. In più, alcune tendenze centrifughe hanno agevolato l’annessione. Yulia Tymoshenko, ex Primo Ministro ucraino, dopo essere stata rilasciata dalla carcerazione e dopo la fuga di Yanukovych dal Paese, ha avuto un grande impatto sugli impegni del nuovo Governo ucraino. Ha giocato anche un ruolo importante nelle decisioni politiche intraprese. Yulia Tymoshenko è a sua volta molto legata a Putin. Così, forse, il ‘trasferimento’ della Crimea è il prezzo che ha dovuto pagare a seguito dei fatti degli anni Novanta, quando è stata direttore di UESU (United Energy Systems of Ukraine) e la compagnia non pagò una notevole somma di gas arrivato dalla Russia. Questi due elementi importanti sono strettamente collegati al desiderio delle élite locali di far parte della Russia. Queste élite e la forza speciale di polizia, chiamata ‘Berkut’, massicciamente collocata in Crimea e che ha partecipato ai sanguinosi eventi di Kiev, rifiutano la responsabilità di voler rientrare nella giurisdizione di uno stato che si è fatto beffe della rivoluzione in Ucraina.

Vladimir Putin ha detto che i tartari di Crimea devono accettare il fatto che il loro futuro sia legato alla Russia. In ogni caso, i tartari crimeani considerano la Russia un invasore. Che futuro li attende nella Crimea russa?

La situazione dei tartari di Crimea peggiorerà ulteriormente. Saranno considerati i traditori della Russia. Avranno la loro delegazione nel parlamento della Repubblica di Crimea, ma i loro diritti politici saranno limitati. Il Governo dell’Ucraina ha contribuito al ritorno dei tartari di Crimea dall’Asia centrale, ma il processo è completamente bloccato e sarà cancellato. In Crimea, l’Islam si identifica da un lato con il tradimento e dall’altro con una predisposizione filo-ucraina; i tartari crimeani sono sempre stati il più grande potere consolidato e filo-ucraino della penisola. Molti di loro, in futuro, saranno costretti a lasciare i confini della Crimea e a spostarsi verso l’Ucraina continentale, dove i loro diritti politici, economici e sociali saranno tutelati; ciò accadrà specialmente ai giovani, perché per loro la Russia è uno stato straniero. Il loro futuro si collega dunque solo ad un’Ucraina europea.

 

(Traduzione di Valeria Noli  @valeria_noli)

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