lunedì, Novembre 29

Quirinale: una ‘partita’ gestita ai playoff La corsa al Quirinale gestita come Mancini ha dichiarato gestirà l'andata dell'Italia a Qatar2022. E allora non ci resta che San Gennaro

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Cercavo di definire, di definirmi, un paradigma della nostra situazione e delle nostre prospettive, in generale e intanto in funzione della corsa al Quirinale. Non mi veniva in mente nulla.
Poi mi sono ricordato, eccola lì: «Oramai non possiamo più fare nulla, ci prepareremo bene per le partite di marzo e proveremo a entrare al mondiale grazie a quelle. Stiamo vivendo un momento in cui non riusciamo a fare gol, nonostante abbiamo avuto sempre il gioco in mano». Si tratta, lo avete capito benissimo, di Roberto Mancini, il bell’allenatore (pardon: Mister … a proposito e se l’allenatore è donna, come si chiama Lady?) dal curatissimo ciuffetto bianco sulla fronte, che è la parte più alta di -permettetemelo- una faccia di bronzo da primato.
Di calcio non capisco nulla e non dico nulla. Salvo che la ‘partita’ contro l’Irlanda a me era sembrata noiosa, e priva di qualunque sprazzo di vitalità, di idee. Giovanotti pagatissimi e viziati in mutande a cercare di tirare calci ad un pallone non si capiva a quale scopo: non certo per fare goal! Ma, per carità, di tecnica pallonara non so nulla.
Ma il senso politico, che dico, sociale, di quelle frasi lo capisco, e lo capisco bene. È, come dicevo, il paradigma della situazione attuale degli italiani e dell’Italia, e dunque non solo in funzione della corsa per il Quirinale.


Il tecnico dal ciuffetto bianco che dice quelle insulsaggini al futuro -‘faremo’, ‘vinceremo’, ‘vedremo’, «ci prepareremo bene per le partite di marzo e proveremo a entrare al mondiale grazie a quelle» evidentemente oggi pensa che si siano preparati male (non sono pagati apposta per farlo?), ma aggiunge anche, peggio di tutto, «Stiamo vivendo un momento in cui non riusciamo a fare gol» … chissà, colpa di qualche diavoncello o di big-pharma- è lo stesso che poco tempo fa osava dire che il calcio è più importante o al massimo altrettanto importante della scuola. Quel tecnico è l’amico fraterno di quel tale che propone la cittadinanza per meriti sportivi presunti “se no se li prendono gli altri”, che umanità sopraffina! Quel tecnico è lo stesso che vediamo mille volte al giorno oggi a fare pubblicità alle poste, ieri a Dazn, cioè ad una azienda che scippa la trasmissione delle partite alla RAI grazie ai molti denari che può mettere in campo grazie agli abbonamenti per vedere le partite di calcio in gran parte finanziate dai miliardi che il Governo ‘mette’ nel calcio e in altri sport. Per carità, non voglio criticare il ‘libero mercato’, ma, diciamo così, che il tecnico italiano della nazionale di calcio faccia pubblicità a quella azienda privata non mi pare molto elegante.

Ma, che credete che voglia parlare di calcio? No, ho detto paradigma.
Innanzitutto, la solita dichiarazione al futuro e il solito richiamo al destino cinico e baro che non ci fa entrare la palla in porta: invero, non mi pare che ce l’abbiano tirata molte volte! Insomma, il solito scaricabarile. E al solito non accompagnato da una parolina sconosciuta in Italia: dimissioni.
Ma sono i contorni che contano e che danno da pensare.
Negli ultimi mesi la grancassa della classe dirigenteha fatto fracasso entusiasta a dire cheva tutto benissimo, vinciamo tutto, l’Italia è tornata’ e chi più ne ha più ne metta.
Vinciamo medaglie a mucchi alle Olimpiadi, ne vinciamo altri mucchi alle paralimpiadi, vinciamo il campionato europeo (di calcetto, se mi permettete … bah), prendiamo un premio Nobel, e così via, è il momento nostro.
E, con grave danno per le aziende produttrici di cavalli, Mattarella fa tutti cavalieri, a mucchi, a mazzi. Tutti al Quirinale a sentirsi dire come sono bravi e belli, comesiamobravi e belli. Perché anche questo si deve dire: una ragazza senza gambe e braccia vince un torneo di scherma e Mattarella e anche Draghi ‘come siamo bravi’ per non parlare del ‘fulgido destino’. Siamo?
Eccolo il paradigma
, sempre così in Italia. Ci eccitiamo per una vittoria più o meno meritata, e perdiamo completamente la trebisonda, il senso della realtà. Cominciando da quelvinciamoche dovrebbe esserevincono‘, no?
Ma che fa, non sottilizziamo suvvia, siamo bravi e siamo tutti cavalieri al merito della Repubblica e ci pavoneggiamo in giro per sottolineare la nostra bravura … e poi quando si cominciano a fare i conti con la realtà è il destino cinico e baro che ci frega.
Voglio dire che la superficialità e il narcisismo sono purtroppo le caratteristiche del nostro popolo, caratteristiche indotte da un ceto politico che vive solo di quello, a parte qualche truffarella qua e là. Narcisisticamente Mattarella e Draghi riempiono di onorificenze i campioni di questo e quello e non solo le loro vittorie, diventano nostre, ma aiutano noi e loro a gongolarsi nella soddisfazione: come siamo bravi.
Salvo, poi, ad accorgerci che non è proprio così, e metterci a lamentarci e immaginare che si possa uscirne (dai guai) alla tredicesima ora, magari con un sorteggio o ai rigori.

Ripeto non è il calcio che mi interessa e che dovrebbe interessarci, è la mentalità superficiale e la voglia di approfittare subito se le cose vanno bene, salvo a fare scaricabarile quando poi vanno male. Un paradigma dico. E non lo è? La stessa squadra e lo stesso allenatore super celebrati, coperti di ringraziamenti e di onore, dopo nemmeno tre mesi fanno una figura che definire barbina è il meno. E siccome fessi non siamo, sappiamo benissimo che il destino non c’entra. C’entra la solita italica superficialità, la professionalità approssimativa, l’organizzazione piena di buchi. Diciamola tutta: improvvisazione e caso contro professionalità e studio.
Quelle partite e quelle dichiarazioni, lo ripeto, sono semplicemente il paradigma del nostro essere quotidiano. Lì nel calcio o altrove non è importante, ma nella politica, nell’organizzazione dello Stato è fondamentale. Ma specialmente lo sono le idee, la voglia di realizzarle, la capacità generosa di darsi da fare: la professionalità.
E come le partite di calcio stiamo gestendo la Presidenza della Repubblica, ma anche la legge finanziaria e tutte le altre fino alla proposta Zan per la quale chiediamo appoggio a Lady Gaga.
Se, come temo, Mancini e i suoi sono il paradigma dell’intera Italia, non ci resta che San Gennaro.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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