domenica, Maggio 22

Quirinale: presidenzialismo avanza Si sta preparando un colpo basso alla nostra democrazia, e l’establishment si sta organizzando da tempo. Il tentativo è quello di far passare una riforma drastica della Costituzione che ci porti al 'presidenzialismo'

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Queste righe spero che vi torneranno utili nel vedere file di ‘parlamentari’ infilarsi in una strana cabina a votare per il nuovo inquilino del Quirinale, dove uno per uno di loro, ognuno di loro, in minima parte seguono una scelta etica e razionale (in quell’ordine), molti eseguiranno gli ordini di qualche capo-bastone, molti tradiranno anche quegli ordini come sempre in questi casi. Tutti, l’unica cosa che li accomuna, tutti terrorizzati dalle prossime elezioni, ma altresì ignari (solo perché incapaci anche solo di pensarle) delle ‘partite’ in corso, non dietro di loro, ma a prescindere da loro.
Eh sì. Perché in realtà, sembra proprio che una partita più complicata, ma impronunciabile, sia in corso. Non per nulla, una partita indicata Giovedì scorso da qualche commentatore, ma proposta, voluta, sperata da molti altri: commentatori e non, specialmente ‘non’, ma tutti accomunati da due caratteristiche: una mentalità di destra autoritaria, un odio sviscerato e un disprezzo anche ‘perché vecchia’ per la nostra Costituzione (quella inglese è vecchia di cinquecento anni circa, quella statunitense di quasi duecento!), il desiderio forte di potere a tutti i costi, a prescindere dal popolo bue.

Mi darete atto, non potete non darmi atto, che sono mesi e mesi che ne parlo e cerco di mettervi in guardia. Anche lamentando l’errore gravissimo di persone dabbene come Giorgio Agamben e Massimo Cacciari, di essersi messi sullo stesso piano di strillatori anti-vaccino, anti-certificazione, anti … a cavolo!
Addirittura, io ne parlo da prima dei vari ‘Governi’ Conte 1, 2, (anzi, proprio per lo scandalo di quei due Governi opposti ma identici) e lo vado ripetendo: attenzione, qui si sta preparando un colpo basso alla nostra democrazia. Attenzione, ripeto, non ci si rende conto che l’establishment si sta organizzando da tempo: non per caso gli agnellidi (che ormai di azienda non si occupano più, ma di potere mai come oggi) si sono comprati mezza stampa italiana e hanno trasformato ‘Huffingtonpost‘ nel loro altoparlante, mentre si sono presi la ‘Repubblica‘ del povero Eugenio Scalfari messo a tacere, la ‘Stampa‘ già ce l’avevano, e il gioco è quasi fatto.

Il gioco? Quale gioco? Ma è chiaro: il tentativo di fare passare in questo Paese una riforma drastica della Costituzione che ci porti alpresidenzialismo‘, cioè alla cancellazione della nostra, proprio della nostra democrazia, naturalmente citando la Costituzione francese o quella USA come se fossero la stessa cosa e entrambe la stessa che si vorrebbe qui!
Ricorderete come ho gridato quando ‘il livido’ Giancarlo Giorgetti se ne è uscito (e Sergio Mattarella ha taciuto, anche questo lo ho detto!) con l’idea del ‘Draghi Presidente e di fatto Presidente’ … della Repubblica e del Consiglio. Altro che presidenzialismo: reame! Ma certo, per livido che sia, Giorgetti è uno di destra vera, brutta, antidemocratica, e dubito assai che ‘sappia’ fino in fondo ciò che dice, ma … dice. La stessa destra, però, che piace a Beppe Grillo e compagni (a cui la ‘sinistra’ del PD fa la corte!) che odia il Parlamento, che lo considera un costo, che ne vuole scegliere a sorte i membri, ma intanto ci sta dentro a mestare, prendere, gestire. Del resto il giovane Luigi Di Maio ha spesso espresso e praticato quel pensiero … per carità non per dire che uno ascolti il ‘pensiero’ di Di Maio o di Grillo (e sorvolo su quelli di Giorgetti e Salvini), ma certo il pensiero magari no, ma la prassi sì: si tirano dietro un sacco di gente plaudente quando lanciano le loro sciocchezze. Lo abbiamo ben visto. Perché, guardate bene: le ‘opinioni’ della gran parte della ‘gente’ si formano grazie a slogan più o meno fortunati e col martellamento quotidiano delle reti, specie televisive, dedite sostanzialmente a questo. Reti berlusconiane in testa.

E quindi proprio ora, sarà un caso ma non lo è, parte la campagna presidenzialista. E, come dicevo, la stampa comincia a sentireche potrebbe essere la volta buona e comincia a preparare il terreno: prima, ad esempio, un articolo sul fatto che il Parlamento fa schifo e non mette lingua nella scelta del Presidente della Repubblica, poi un bell’articolone ben paludato sulla volgarità del nostro sistema democratico e il solito (quello non manca mai) richiamo alle Repubblica di Weimar che favorì il nazismo e quella italiana che favorì il fascismo, e la ‘meraviglia’ della Costituzione USA, poi il ‘dubbio’, che malamente nasconde il desiderio che l’elezione di Mario Draghi al Quirinale sia la prova generale … di fatto!
Il punto è che da molto tempo, nella oggettiva melma in cui affondano le nostre istituzioni democratiche, sempre più strumento di potere e ricchezza personale e basta (e come giunge a puntino la ciliegina delle presunte porcatelle di Grillo e soci!), da molto tempo si cerca di trovare scorciatoie per aggirare il Parlamento in quanto espressione della volontà popolare, naturalmente perché inefficiente. Che il Parlamento italiano non sia più da tempo espressione del popolo è un fatto. Che non sia colpa del sistema parlamentare, ma del livello subumano dei nostri politicanti è evidente, ma non si può dire: si dovrebbe ammettere di essere nullità … mentre bastano ad avere potere.
Il potere pubblico, cioè ciò che dovrebbe rappresentare e soddisfare i bisogni e i desideri della gente, di quella gente che si chiama popolo perché la parola è di moda, ma senza ben sapere cosa sia un popolo, il potere ormai gira in una cerchia ristretta di persone, sempre le stesse, sempre uguali a sé stesse, sempre legate al potere e ai soldi: uncerchio magicoallargato ma non tanto! Non importa il come: il tema è quello che ho detto spesso: ‘io conosco quello, se vuoi ti presento, poi se quello ti fa un favore, tu fammi sapere’ e così via. Grillo docet. ‘Così funziona il mondo’, mi sento spesso ripetere. Forse, ma io preferirei che funzionasse diversamente, che la democrazia fosse, come il bistrattatissimo diritto internazionale vorrebbe, la soddisfazione della volontà e degli interessi reali del popolo -dove la parola importante è ‘reali’. Cosa difficile e faticosa da realizzare, e cosa non sempre corrispondente agli interessi di chi ha il potere, per lo più solo perché se lo è preso. Per cui si cercano le scorciatoie.

Tempo fa, e varie volte, ci provò qualcuno con i metodi tradizionali: colpi di Stato di varia entità e natura e ora se ne tace, chi sa perché!? Come si dice: mai parlare di corda in casa dell’impiccato! Poi ci provò ilcaimano‘ con i suoi, con una proposta di modifica costituzionale, che puntualmente trovò il consenso di una parte della sinistra (tipico nella nostra storia, la tendenza ad impiccarsi da sé), inventando un sistema arzigogolato e improbabile dettato da qualche mente più o meno ‘sottile’, che -e qualcuno ricorderà che lotta fu!-, alla fine fu bocciato. Poi ci riprovò direttamente lasinistra‘ (quella che non per caso oggi vota con la destra), di nuovo con trucchi e trucchetti vari, e ci volle la mano di dio per fargliela rimangiare.
Poi -ora- ‘il lividose ne è uscito con una propostadi fatto‘ (che solo dirlo è una bestemmia) approfittando della decisione di Sergio Mattarella di cercare di salvare l’Italia con Mario Draghi. Con tutti i rischi che ciò comportava e ha comportato, ivi compresa la proposta odierna che fa capolino attraverso ‘Huffingtonpost‘ e certamente anche altri ‘circoli’. Ma poi, lasinistra‘, come sempre masochista al massimo, ci mette lo zampino con le proposte lettiane (non so se dello zio o del nipote) disfiducia costruttivao altri espedienti per garantirsi che una volta al potere ci resti.

Ma vediamo nel merito. Solo molto superficialmente. Il tema unico è il potere, meglio se diretto, concentrato e poco controllato. Il Capo dello Stato eletto dal popolo, che ha tutto in mano. Grillo, Salvini, Meloni, Renzi sono all’orgasmo. Così apparentemente diversi, sono perfettamente solidali su ciò.
Un Presidente con poteri di tipo da Repubblica Presidenziale è eletto, si dice, direttamente dal popolo. Basterebbe questo a dimostrarne l’antidemocraticità. Perfino al di là della soppressione della divisione dei poteri, e dei pesi e contrappesi, che ne sarebbe il corollario inevitabile.
Il popolo significa per lo più (ora anche in Italia!) quella parte che va a votare, sempre più piccola e in gran parteimbeccata‘, senza rendersene conto. E infatti, come vota? Questo è il punto. Nel momento in cui ildibattitoè sulla persona, l’una o l’altra, i motivi per i quali si vota sono inevitabilmente derivati dal modo in cui la persona, o chi la sostiene (cioè chi la sostiene), riesce adorientareil voto. Come? Attraverso favori e favorini, attraverso la stampa, attraverso la propaganda. Lo vediamo da anni nei partiti personali, no? Lo vediamo nella continua ‘trattativa’ sulle misure anti-Covid!
Il punto reale, alla fine, è questo e solo questo. Anche perché, una volta vinta la partita, la possibilità che ‘altri’ vincano sono ridotte al minimo. Cambia la ‘tendenza’ della persona, ma non la sostanza.
Basta guardare agli USA. Ma davvero c’è qualcuno, almeno tra i miei Lettori, che pensa che tra Joe Biden e Donald Trump vi sia una seria differenza? Se ci pensate, un fenomeno tipo stellini (pessimo per quello che è, ma fenomeno di massa) in USA sarebbe impensabile, perché, come si vorrebbe probabilmente fare in Italia, il potere sarebbe concentrato in pochissime persone espressione dell’establishment. E il conformismo diventerebbe la regola, come in USA.

Colpisce un bell’articolo di Claudio Velardi, in cui racconta dei suoi amici politici riformisti e dice: «Se fate la conta di quelli che dichiarano, scrivono e tifano per Draghi al Quirinale, ce ne troverete dentro un bel po’. Sono persone solitamente ragionevoli che si trovano a sostenere lo slogan infantile e goliardico meglio sette anni al Quirinale che qualche mese a Palazzo Chigi‘. E cioè l’idea bislacca che Mario Draghi possa garantire e gestire dal Quirinale l’attuazione delle riforme». E aggiunge analisi costituzionali per spiegare (nel mio piccolo l’ho fatto anche io varie volte) perché sarebbe ‘costituzionalmente’ impossibile.
Ora, premesso che concordo con Velardi sul fatto che se Draghi va al Quirinale, non riuscirà a fare quello che vorrebbe ‘il livido’, non perché non voglia e non ne sia capace, ma perché i nostri politicanti sono affamati di potere e di inefficienza, questa è la realtà. Ma, ciò posto, il problema è che una esperienza del genere potrebbe essere una tentazione irrefrenabile a tentare l’operazione presidenzialismo … e chi oserebbe dire di no a Draghi? Ma Draghi non è eterno e, posto che non lo faccia direttamente lui, altri potrebbero essere tentati, e riuscirci.
Non solo, e concludo: il fatto è che, intanto, la Costituzione sarebbe stracciata, anche se magari non del tutto. E ciò -duole dirlo- non sarebbe accaduto per caso, perché oggi (e lo dico con la morte, ma davvero la morte nel cuore) capisco, intuisco che tutto ciò non accade per caso, che c’è un disegno, forse labile, ma un disegno dietro c’è. Al quale, allora si dovrà dire, non sono estranei Mattarella e Draghi, ma anche altri. E in questa prospettiva l’elezione del Presidente della Repubblica diventa un momento decisivo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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