martedì, Maggio 17

Quirinale: per Draghi (e per l’Italia), comunque vada, non sarà un successo Perché Draghi si è messo in questa macina politica e mediatica infernale? La sua figura, in Italia e all’estero, ne uscirà comunque ammaccata o peggio

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A prescindere dall’andamento delle votazioni per l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale, e sorvolando sulle scene da Suk alle quali abbiamo assistito, con la cancellazione del presunto leader Silvio Berlusconi da parte di personaggi che -solo in questo ha ragione la signora Marta Fascina- messi tutti insieme ‘valgono’ un millesimo di Berlusconi, ma sorvolando anche sulla immensa maleodorante palude dei parlamentari pronti a tutto pur di sopravvivere ancora un anno, magari sotto la regia del viscido Matteo Renzi, a prescindere da tutto ciò, io non riesco a capire, e meno che mai ad accettare, il comportamento dell’attore principale di questa commedia degli orrori.
Non occorre fare grandi ragionamenti sul fatto incontrovertibile che Mario Draghi sia l’unico oggi in Italia, in grado di portare avanti il piano di rinascita, sia per la capacità tecnica, sia specialmente per l’autorevolezza internazionale e interna. Nemmeno vale la pena di discutere sul fatto, ovvio, che, posto che il piano di rinascita vada a buon fine, ciò che non cambia e non cambierà sono il nostro ceto di politicanti ignoranti e ondivaghi, e quindi la nostra capacità di diventare un Paese interamente moderno e progredito, dotato di una amministrazione almeno un po’ efficiente e consapevole. Ma ciò che non riesco proprio a capire è la posizione di Draghi.

Lascia trapelare‘ da Palazzo Chigi una cosa, anzi, per la verità, tre cose di una rozzezza inattesa. Le racconto così come le trovo sui giornali.
La volontà di Draghi che il Presidente della Repubblica sia eletto da una maggioranza amplissima, è ovvia e corretta (l’ho spiegato più volte il perché), ma non vedo il perché della conseguenza sulla tenuta di un Governo. Il Governo è frutto di una maggioranza politica con una certa linea, il Presidente della Repubblica rappresenta tutti: è perfettamente coerente dire che il secondo deve essere espressione di una maggioranza molto larga (che però non significhi, eleggere una banderuola!), mentre il primo richiede una maggioranza attiva, che sappia fare scelte, impossibili ad una maggioranza di tipo unanimistico e magari populista. Che Draghi non comprenda ciò a me pare impossibile, ma se è vero vuol dire che è caduto nella rete appiccicosa dei nostri politicanti.

Seconda cosa che si lascia trapelare da Palazzo Chigi, è che, dice Draghi, se toccasse a lui essere eletto Presidente della Repubblica (uso il verbo ‘toccare’ come lo trovo sui giornali, ma se veramente Draghi lo avesse detto, che pena!) non potrebbe essere lui a determinare il Governo, ma lascerebbe mano libera ai partiti. Ora, a prescindere pure dal caos e dalle litigate infinite che deriverebbero da una cosa del genere, se Draghi dice questo, vuol dire che non conosce la Costituzione che dice l’esatto opposto ed infatti lui ne è esattamente il prodotto. Così come una persona di buon senso è contraria al presidenzialismo all’italiana (leggi Salvini-Renzi-Meloni) è anche cosciente che è proprio la funzione del Presidente della Repubblica quella di interpretare i bisogni del Paese, e scegliereun Governo: le ammucchiate sono il contrario della democrazia, e lo stiamo vedendo in questi giorni. Tanto per dirne una: un ritorno di Matteo Salvini al Viminale, sarebbe disastroso e l’esatto opposto di ciò che si deve fare nella prospettiva, sia pure sommariamente, delineata da Macron e Draghi stesso.

Terza cosa che si attribuisce a Draghi è una sorta di promessa di non sciogliere le camere fino alla fine della legislatura. Cioè una promessa di violare la Costituzione, che dà, non per caso, a lui quel potere, sia pure ‘sentite’ le camere, non su proposta delle o per accordo con le camere. Se si vede che non si va avanti, il Presidente ha il dovere di sciogliere le Camere, d’accordo o non con le Caere stesse.
Se davvero ciò pensa Draghi, ci sarebbe poco da stare allegri. Forse lo ha detto veramente, forse no, io preferisco di credere no.

Ma allora torniamo alla domanda iniziale: perché Draghi si è messo in questa macina infernale? Davvero ritiene così prevalente il proprio piccolo interesse personale sugli interessi generali?
Beninteso, do per acquisto ciò che acquisito non è, e cioè che Draghi non abbia, diversamente da ciò che molti dicono, spesso entusiasti (e non parlo solo di Giancarlo Giorgetti, che rozzamente lo propone), intenzione di sfruttare la Presidenza della Repubblica per trasformarsi nel primo Presidente di una repubblica presidenziale italiana. Lui come chiunque, avrebbe tutto il diritto di preferirlo o di suggerirlo o di volerlo, ma, per definizione, un Presidente della Repubblica (anche se solo in pectore) che pensi di sfruttare la propria elezione per fare un’operazione del genere sarebbe sull’orlo dell’attentato alla Costituzione: lui, ci giura su!
E allora vengo al punto. Draghi è scuramente l’uomo migliore per portare a termina la rinascita di questo Pese in declino. E può farlo da Palazzo Chigi, ma anche (al limite) dal Quirinale, sia pure con molta minore efficacia in questo secondo caso. Ma il punto è che, ovunque vada, Draghi si è offerto al massaro mediatico e a quello politico. Eletto o non, avrà una maggioranza di secondo livello. Scelto da un eventuale successore di Sergio Mattarella, sarebbe un Presidente del Consiglio fortemente indebolito da tutto questo trambusto e da tutte le operazioni poco logiche che da Palazzo Chigi ha fatto per accontentare Salvini e altri.
In una parola: la sua figura, in Italia e all’estero, ne uscirà comunque ammaccata o peggio.
Non mi resta che ripetere: non capisco perché una persona come lui, di livello alto, colto, intelligente, rispettato, si sia messo (e non mi dite che si è lasciato mettere) in questa macina micidiale che, comunque finisca, ne avrà smussato le punte più brillanti: il rispetto e la stima. È una forma di masochismo, tanto più grave perché il prezzo maggiore lo pagheranno gli italiani tutti, e non pare proprio che Draghi abbia alcuna voglia di rendersene conto, anzi, con i suoi silenzi, mostra solo disprezzo per i cittadini.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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