venerdì, Maggio 20

Quirinale: parliamo ancora di Silvio Berlusconi? Far eleggere Presidente della Repubblica un pregiudicato condannato per frode fiscale? Un Paese veramente SERIO questa buffonata non l’avrebbe neanche pensata

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

«Basta, non ne parliamo più. Non se ne parla più!… Sì però, tutto sommato Ma che fa ne parla? E vabbè, allora parliamone!», grande scena di quel magnifico film che è la ‘Banda degli onesti’ di Camillo Mastrocinque. Ma lì al fondo erano onesti, le 10 mila lire false non le avevano mai spacciate. Qui alla superficie sono un partito personale con un leader carismatico condottiero, profeta o ‘sovrano’ plebiscitario che ha spacciato di tutto… E quindi non volevo, sul serio, credetemi. Non volevo più parlarne, non ve lo posso giurare, perché essendo laico non giuro su croci, madonne, rosari come fa con sprezzo della serietà il fascio leghista del Papeete. Anche per un certo ottimismo per un Paese che con Il Gattopardo sembrerebbe cambiare tutto per non cambiare niente.

Tra quel tutto ipotetico e quel niente reale passa l’agire individuale e sociale di un popolo profittatore, individualista, menefreghista, peripatetico in politica ma non per seguire ‘virtute e conoscenza’ quanto faccendieri criminali mafie. Pensavo che con Draghi, la pandemia, il mondo fragile, milioni di morti, giovani che fuggono dal bel paese, i miliardi della provvidenza europea, tornare con qualche chilo e capello bianco in più a discettare del, a scelta, “grande statista (non di statura..), miracolato tricologico, “unto” (o bisunto) del Signore, uomo buono” che regala milioni alle Olgettine, grane da “corruttore di senatori, allora per fottere Prodi oggi per fottere gli italiani, non ne parlassimo più. Sono dunque stato distratto da altre scritture leggendo l’accorato ed amaro lamento che Michele Serra dedica nella sua ‘Amaca’ di Repubblica del 18 gennaio alla sceneggiata che produce più che rabbia, tristezza, come afferma, pensando ad un signore di 85 anni, il Berlusca che tremare il mondo fa, che sta nuovamente impallando il Paese da qualche mese con la sua voglia irrefrenabile di divenire ‘Padre’ della patria assurgendo al Colle quirinalizio. Con i suoi corifei e farisei, sodali dipendenti pennivendoli e popolo italiota adorante a far seriamente conto di crederci. Perfetto fermo immagine della decadenza ed arretratezza, in primi culturale da ignoranza di massa, di un Paese che sarà seppellito anche con i tanti, troppi miliardi che si spartiranno in molti. Con il crimine organizzato unico segmento veramente già pronto, neanche uno dei peggiori attori sulla scena.

Negli anni del suo tragicomico incedere nella politica, dopo quanto in forme e modi ambigui e misteriosi aveva costruito altrove da piduista, il Paese si è spaccato tra chi lo rifiutava, lo voleva, lo desiderava, lo plaudiva, tra oscenità varie e disastri che hanno trascinato il paese ad un punto bassissimo. E già allora, quando tra i miei folti capelli si cominciavano ad intravedere capelli bianchi che oggi in modo imperioso hanno preso possesso del mio cuoio capelluto, senza miracoli tricologici e volgari bandane ostentate come reliquie, rigettavo e sfuggivo il tema dell’odio nei suoi confronti. Essendo l’odio sentimento troppo serio, paradossalmente nobile ed importante, da poter essere attribuito nel dibattito politico-estetico di quegli anni ad un individuo che sin dalla sua ‘discesa in campo’ (quasi fosse un favore, mentre si sale in politica come impegno e responsabilità se questa è ritenuta attività impegnativa al servizio della collettività, non già una grazia concessa al vociante servile popolo) nel 1994, dopo la fine del padrino Craxi e co. e le bombe di mafia a Firenze e Roma per la forse realistica famosa trattativa Stato-mafia, ritenni un disastro. E non lo odiai mai, piuttosto avevo un senso di rivoltante rigurgito tendente allo schifo.

Ma tant’è, al netto dei suoi dipendenti ex Fininvest e dei suoi fini cesellatori della sua armata micidiale mediatica di giornaletti e di televisioni, ognuno si ritrova con i propri simili. Ognuno frequenta le persone che gli sono più affini. Io avevo altri gusti ed interessi, coltivati a tutt’oggi. Dunque quello è divenuto un comodo bersaglio di una sinistra sin da allora molto comprensiva del personaggio, che alla fin fine lo ha sempre salvato senza una battaglia politico-etica su un serio conflitto di interessi, in una sorta di ‘lodo’ amichevole che non toccasse patrimonio, aziende, interessi ed affari. Ed oggi con tutta la dovuta serietà di cui è fatta la farsa, viene riproposto il medesimo schema. Lui al comando e tutto il resto va in malora. Lui detta il gioco, dà le carte che sono sue e si è già comprato il mazziere. Tutti a demonizzarlo per decenni invece di ‘ucciderlo’ politicamente (cfr. il regalo fattogli da quei cosi, come si chiamavano?, ah sì, Ds poi o prima Pds, poi Pd, fine delle trasmissioni, insomma i cascami dei cattocomunisti). Perché incapaci e/o collusi, vero Matteo, quello di destra, no, non il leghista, il dipendente del ‘Rinascimento’ sanguinario dell’Arabia Saudita, che ci fece il Patto del Nazareno. Disastri di incapaci megalomani. Ed intanto Lui tiene banco ancora oggi, dopo aver bruciato tutto dietro di sé, come nell’ultima scena de ‘Il Caimano di Nanni Moretti quando va via in auto lasciando dietro di sé fuoco e fiamme? Un sant’uomo per i suoi dipendenti che (a pagamento!) comprano pagine die suoi giornaletti per ricordare quante cose ha fatto per l’umanità! E nessuno serio civile democratico a ricordare che in questi convulsi afoni piatti giorni di finta euforia sia consentito, anzi sia un fatto assolutamente normale, usuale, corrente che un condannato la cui amebica figlioletta si accompagna al fascio leghista Matteo (Denis Verdini, non proprio per i nostri parametri giudiziari e morali proprio uno immacolato) che sconta i domiciliari per bancarotta abbia il permesso di recarsi due giorni a settimana a Roma, per incontrare e vedere ggente, politici. E che contatta un altro ‘signore’ che ha scontato una pena per mafia (MAFIA, quella roba del crimine organizzato… gente notevole…), il Dell’Utri, grandissimo amico del Caimano e difatti da lui affossato con il silenzio in un processo in cui avrebbe dovuto difenderlo. Ed entrambi si impegnino per (seriamente) provare a far eleggere un pregiudicato condannato per frode fiscale, il grande sport degli italiani, la truffa di non pagar tasse allo Stato, per questo è tanto amato. Ovvero perché ha rubato 368 milioni di dollari!!

E non volete farlo diventare presidente un individuo siffatto, perciò amato dagli italioti, popolo mai serio di piagnoni che invocano sempre lo Stato quando devono essere mantenuti, ma che appena dopo sputano in faccia allo stesso Stato se devono rimboccarsi le maniche da soli? Inguaribili assistenzialisti, a cominciare dai cosiddetti imprenditori, che non si muovono se non per attendersi aiuti di Stato, finanziamenti di Stato, denaro pubblico, salvo poi sbeffeggiare il pubblico perché non li fa fare i capitalisti di mercato?! Insomma un Paese veramente SERIO questa buffonata non l’avrebbe neanche pensata, qui al contrario per un personaggio simile diviene l’ago ed il centro della politica. Ormai ridotta al nulla. Come testimonia il voto del collegio romano per sostituire il Gualtieri sindaco, dove vota l’11-12% degli aventi diritto con “vittoria” epocale della candidata Pd, mentre il Cazzaro di Rignano suona le trombe perché in quel 1 elettore su 10, il 13% avrebbe votato per il candidato di italietta vivente! No comment, no seriamente.

Dunque questa oscena inutile politica, su cui tanti cominciano a pensare il pensiero pericoloso di poterne fare a meno, cominciando a togliere i partiti (non è un’ipotesi, lo ha già detto il Bonomi confindustriale… tempo al tempo), il Berlusca che “ri-discende in campo” costituisce la migliore pubblicità di un Paese morente, asfittico, il cui coma è latore di pericolose torsioni già evidenti nelle pubbliche piazze. Un sistema di partiti dove a destra il duo Melvini con buon cinismo ha da subito caldeggiato il già accantonato nei fatti “nonno arcorensis” là al Quirinale. Così invece di contrapporvisi, con il malefico potere mediatico che possiede senza pari in Occidente, nelle democrazie, per uscirne con le ossa rotte, lo hanno spinto, caldeggiato, allisciato, in modo tale da farlo cadere di brutto e poi piangerlo chiuso in una bara, per via dell’età avanzata e delle complesse patologie neurologiche e turbe psichiche che manifesta, ma solo quando ci sono le udienze per le Olgettine, se no sta benissimo…. Mentre giocano, sbranandosi, ed infatti pare che in queste ore si moltiplichino i candidati destri. Se gli riesce, affossano il “grande vecchio”, ciò che la sinistra non ha mai voluto fare. Intanto il “Centrone” composto di petali il cui olezzo è impareggiabile, muovono, brigano, tramano, espongono, manifestano, alludono, elidono, pugnalano, solleticano… Insomma il tradizionale agire cattolico democristiano che tanto ha fatto bene al nostro paese.

Ed un’eventuale sinistra, in questo balletto dell’one man show berlusconiano? Non quasi pervenuta, è un’accozzaglia di correnti che fa seriamente il suo sporco lavoro di essere lì, immoto, privo non dico di anima, ché dopo i 101 ‘assassini’ di Prodi ancora lì o nelle vicinanza l’hanno proprio venduta, ammesso che l’avessero. No, loro sono per la stabilità istituzionale, che rende molto senza mai votare o incontrare la sporca società ed abbozzare qualche programma serio, e per loro Draghi al Colle è una garanzia. Per poi magari fare qualche rimpastino governativo, mentre i demo (cristiani) Pd come Franceschini sono spariti, Casini, il compagno ex Dc forse bruciato, l’amato Dottor Sottile con poche chances. Mentre montano panne acide alla Pera o tanti Moratti. Mah. Non avendo altre strategie, il Letta vuole un candidato ‘condiviso’ per poi dire che la destra ha più voti, mentre i pentastallati ormai tristi solitari “eversori” di un sistema che ormai li ha fagocitati e digeriti, hanno come stella polare chiunque. Ogni nome va bene, mica dobbiamo cambiare la politica, giovini presuntuosi ciucci ed ignoranti, basta che ci lasci i vitalizi se no là fuori che minchia facciamo? Al netto delle mediazioni che sono parte della politica, siamo consapevoli che la politica è roba sporca non si fa seguendo il senso morale, ma sapendo anche che senza morale non vi è proprio politica. Amen. Trattengo il fiato per il dopo tre votazioni quando il quorum si abbasserà… Mi prende una risata nervosa, mi scatta un tic all’occhio e mi scopro a mangiarmi le unghie. Brutti segnali. Oddio, mi è scaduto il passaporto, e come scappo, eventualmente? Comunque, dopo quest’altro stress intensissimo non ne parliamo più, n-o-n-n-e-p-a-r-l-i-a-m-o-p-i-ù!! Chiaro?

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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