giovedì, Maggio 19

Quirinale: lo scoramento italiano Scoramento è la sensazione provata quando abbiamo sentito ripetere il nome del Presidente uscente nell’aula di Montecitorio, nell’atmosfera di generale sollievo di un’assemblea ridicola che veniva meno con allegra spensieratezza alla massima funzione che le attribuisce la Costituzione

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La lingua italiana è ricchissima di vocaboli, alla pari con il russo e il tedesco, che però si avvantaggiano del fatto di poter creare nuovi lemmi costruendoli da quelli esistenti. Come molte altre lingue, anche la nostra si sta riducendo in rapida regressione, per la crescente ignoranza diffusa ormai in ogni ambiente.
Ma vi sono vocaboli che bisogna dimenticare per non soffrire piu oltre. Sdegno, per esempio, parola inutile: sdegno per il basso livello di insegnanti studenti istruzione, indecenza per lo scadimento dei programmi televisivi e le palesi menzogne di tanti operatori della disinformazione, e poi esasperazione per le scale mobili rotte e mai aggiustate, per i lavori in corso mai finiti quando non mai intrapresi, per le code negli uffici da difendere con le unghie e coi denti dalla maleducazione di chi con disinvoltura cerca di saltarle. L’elenco è lungo e tutti lo conosciamo.
Ma c’è una ‘
new entry’, termine mutuato dalla barbara lingua dei nostri nuovi padroni di oltre atlantico: scoramento. Esiste anche quasi esattamente in francese e perfino in inglese.Implica quella terribile sensazione che si avverte quando finanche il cuore si rifiuta di accettare una condizione inaccettabile, preludio dello sconforto e della disperazione più profonda.

Scoramento è la sensazione provata da me e da alcuni amici fidati quando abbiamo sentito ripetere -con cadenza spietata come il gocciolare di un rubinetto- il nome del Presidente uscente nell’aula di Montecitorio, nell’atmosfera di generale sollievo di un’assemblea ridicola che veniva meno con allegra spensieratezza alla massima funzione che le attribuisce la Costituzione, l’elezione appunto del capo dello Stato.
Quale Stato, viene da pensare. Quello che abbiamo purtroppo, sbrindellato da decenni di potere dei partiti che ne hanno fatto strame, come hanno fatto di tante ottime leggi (vogliamo ricordare l’ottima legge Scelba contro la ricostituzione del disciolto partito fascista che ci avrebbe messo al riparo dagli attuali puteolenti rigurgiti?), e come stanno facendo della stessa Costituzione, che continuiamo a definire repubblicana anche se poco ormai significa, o peggio ancora ‘nata dalla resistenza’ i cui labili valori si sono subito dissolti. Quella Costituzione che poteva essere riformata intelligentemente con la proposta del pessimo Matteo Renzi, proposta bocciata solo per liberarsi di lui, buttando via il bambino con l’acqua sporca, come si suol dire.

Un Parlamento che abdica alle sue funzioni, che non esprime anche a semplice maggioranza un solo nome decente, che ancora gioca nell’urna riempiendo le schede di infantilismi indecenti,meriterebbe di vedersi sbarrare le porte e magari scoperchiare il tetto, come fece la santa Chiesa a Viterbo secoli fa quando un conclave renitente stentava a trovare un successore di Pietro.
Vale la pena di ricordare che il capo dello Stato non deve essere obbligatoriamente scelto nella nomenclatura politica, ma può essere scelto in una più vasta platea di milioni di potenziali candidati. Ma niente, contro la vigliaccheria, la pigrizia, la stupidità ragion non vale.
E così
si è spacciata per scelta una non scelta,congelando un presidente già scaduto e quindi potenzialmente deperibile, solo per guadagnare tempo, solo per coprire il vuoto abissale della politica attuale. Da un certo punto di vista è salutare toccare con mano il costato della signora Italia, rendersi conto della gravità della ferita.Può essere salvifico scoprire la pochezza dei personaggi che si muovono sul palcoscenico delle istituzioni. Ma i proverbi ricordano che il medico pietoso fa la piaga cancrenosa e che soprattutto in certi casi è peggio la toppa del buco.

E cosi il povero Presidente uscente funge da paravento provvisorio per il tempo necessario a rimettere insieme i cocci della politica anche se in parte polverizzati. Scoramento per essersi prestato lui, persona fin qui degna, ad un gioco brutto e pericoloso. Scoramento per l’uso dell’espressionespirito di servizioper un servizio di bassa lega (ogni riferimento alla creatura bossiana è puramente casuale), rischiando di essere declassato a persona di servizio’, qualifica offensiva per un capo di Stato che si rispetti.

Noi ci permettiamo di dargli un consiglio. Quando fra due o tre anni saliranno al Quirinale dei tristi figuri a dirgli di levarsi di torno perché hanno trovato un successore, faccia sapere loro da quello statuario guardaportone gallonato, che hic manebimus optime, e che se ne andrà alla fine del secondo settennato. Dimostrerebbe che non è un supplente, che non è disponibile a certi giochi, dimostrerebbe un vero senso dello Stato. Ma il neopresidente, che di neo non ha nulla, con tutti i suoi meriti resta sempre nell’intimo un democristiano. E di democristiani che abbiano avuto veramente un senso dello Stato io ne ricordo pochi, meno delle dita di una mano: De Gasperi, Scelba, Fanfani, Moro. Si accettano proposte integrative.

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