mercoledì, Maggio 25

Quirinale: la tempesta … dopo la buffonata Oggi il giuramento bis di Sergio Mattarella, mentre tra i politicanti i coltelli, lucidi e affilati, volano, a destra e tra i grillini

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E puntualmente, come sempre, ora, assorbita che sia la vicenda Quirinale, i coltelli spuntano, lucidi ed affilati.
Perché è difficile negare che, fatta eccezione per il PD che è un magma informe estraneo alla logica umana, gli stellini ora avranno parecchie cose da rimproverarsi a vicenda, e i leghisti anche. Ma specialmente, l’ennesima dimostrazione del fatto che checché ne dica la signora Giorgia Meloni, a destra l’unico che ha le idee chiare, o almeno che sa che fare, è e resta Silvio Berlusconi.

Ho detto altre volte che Berlusconi, con tutti gli infiniti difetti che ha, ha anche quello di non essere uno che ‘se la tiene’. Voglio dire che è uno che, all’occasione, sa bene che la vendetta si consuma fredda, magari col contorno di qualche tubino. E credo che ora abbia molti motivi per dolersi con gli altri partiti. Invero, anche con il suo e in particolare con il molle Antonio Tajani, che ha condotto le sparute truppe forziste alla débâcle più completa. C’è voluto il colpo di reni di Berlusconi, proprio alla fine, per salvare il, poco, salvabile, quando ha imposto a FI di allontanarsi dall’insulso Matteo Salvini.
FI, infatti, fino a quel momento aveva fatto da ruota di scorta silenziosa alla pazzescaleadershipsalviniana che bruciava un paio di candidati al giorno perché, convinto di essere lui il King-maker, credeva che ciò significasse che lui dava un nome e gli altri dovevano dire di sì; o forse confondeva ‘king’ con ‘killer’ … sapete com’è, le lingue non tuti le sanno! Con la sua mentalità da campagna elettorale permanente, da Papeete insomma, credeva che bastasse urlare per avere ragione, e non si è mai curato di chiedere il consenso agli avversari che voleva costringere a votare il suo candidato.

A onore del vero, fin dal primo momento Letta jr. aveva cercato di dire a Salvini -mascherato per tutta la campagna elettorale con il tricolore (un mio amico commentava: “ma così sputa nel tricolore”)- che bisognava discutere sulle varie ipotesi, non solo quelle di Salvini, per il semplice ed elementare motivo che, non avendo Salvini la maggioranza, un nome doveva uscire da un accordo, e non poteva derivare da una imposizione, da un ‘prendere o lasciare’.
Era una cosa di una evidenza lapalissiana. Ma a Salvini la cosa non è entrata in testa. È vero che era pressato da Meloni, che, convinta che la politica è fare a pugni e calci, spingeva per la prova di forza. Certe volte, in quei giorni, sono andato allo specchio a domandarmi “ma sono io che non capisco o e lei che sbarella?” come si fa a cercare la prova di forza se sei in minoranza? La perdi per forza, no? E, a quanto pare, non era la sola a pensarla così. Perché, sempre se ho ben capito, del che dubito assai, anche la signora Maria Elisabetta Alberti Casellati la pensava così e voleva la prova di forza. Anche lei, quanto a lucidità non ci ha scherzato … diamine lo sapevano pure le pietre e perfino quel povero cristo di inserviente che gli doveva portare la borsa (una cosa che non si usava più dalla fine dell’ottocento) che le sue chance erano nulle, non solo per lo stesso motivo che non capiva la signora Meloni, ma principalmente perché Berlusconi non avrebbe mai voluto che lei andasse al Quirinale invece di lui! Lei, in fondo, era ed è sempre quella che ha sostenuto che Ruby Rubacuori era la nipote di Mubarak … mica al bar, nell’aula del Senato della Repubblica italiana, del quale, un po’ inopinatamente, è stata eletta Presidente con i voti degli stellini: forse sperava che bastasse quello a darle la Presidenza della Repubblica … invece di Berlusconi! Coraggio, signora, sveglia!

 

Sia come sia, questa destra mi sa tanto che avrà problemi non dappoco a ricompattarsi. Sempre che si ricompatti. Perché la mia impressione è che sia partita quella frana lenta ma continua, della quale ho spesso parlato, che porterà FI al centro (cosa in gran parte già realizzata), se in bocca o no a Matteo Renzi non so, non lo escludo, e specialmente ad una frattura, magari lentissima, dalla Lega, che non vede l’ora di abbandonare il capitano al Papeete -anche se non è ancora pronta a dirlo, come abbiamo visto nelle scorse ore- per andare a fare politica. Una parte rilevante del mondo capitalistico italiano, non avendo più la forza di Berlusconi alle spalle, già da tempo cerca appoggi nella Lega, ma non in quella di Salvini. Forse non subito, dicevo, perché ora Salvini avrà buon gioco a premere perché gli si lasci fare la campagna elettorale, l’unica cosa che sa fare. Anche, se, penso, ormai Salvini non lo incanta più tanto l’elettorato. E credo che non abbiaincantato neanche Mario Draghi con la decisione di ieri di non far partecipare al voto i ministri della Lega sulle nuove regole su dad e quarantene a scuola, varate dal Consiglio dei Ministri. Unaimpuntatinaper far vedere che il capitano esiste anche dopo la figuraccia della scorsa settimana.
Staremo a vedere, ma penso che la nemesi stia per pretendere il suo prezzo e quindi che ora un po’ di guai ne avrà la destra, mentre lasinistra‘ (fa ridere scrivere sinistra a proposito di Letta jr.), Massimo D’Alema permettendo, potrebbe cercare di ricominciare a tentare di pensare. Certo, il gruppo dirigente centrale e periferico dovrebbe essere cancellato, prima di sperare di poter fare qualcosa di utile, ma sperare si può.

 

Divertente e interessante quello che sta succedendo tra gli stellini. Che si sono spaccati nella maniera più brutale e rozza, veramente da strada: tra Giuseppe Conte, l’avvocato del popolo double-face, e Giggino da Pomigliano, anche lui double-face ma, al momento (calma non ci contate, dura poco) più vicino allasinistra‘, se non altro perché ha capito che la destra non offre granché, è in declino.
E qui la battaglia sarà durissima e senza esclusione di colpi. Del resto il livello di costoro è quello che è, e certo una battaglia in punta di fioretto che so tra Paola Taverna e Stefano Buffagni (due nomi a caso, sia chiaro) proprio non la vedo.
Certo che quello che è successo per la elezione di … Mattarella, è tutta da raccontare. I due se le sono date di santa ragione. Sul fatto che Conte sia nulla, non ho dubbi, ma, lo si voglia o no, è, proprio nelle loro mentalità e riti, ilcapo‘. Di Maio avrebbe l’obbligo di disciplina. Lo sappiamo che il capo era Giggino, prima, ma non è stato Conte a cacciarlo, è stato Beppe Grillo, e il fatto che stesse dando i numeri. Ma a Luigi Di Maio -Giggino con la mentalità da Giggino- la cosa non ha mai sconfinferato, e quindi vuole tornare a fare il capo. Per di più, ormai crede di essere una via di mezzo tra Cavour e Nitti, e quindi guarda tutti dall’alto in basso. Poi, dopo il babysitteraggio della signora Elisabetta Belloni (una eroina, senza mezzi termini!) ora crede anche di capirne di politica estera. E ha cercato di fregare in tutti i modi l’avvocato del popolo! che ora cerca di fargliela pagare, anche perché Di Maio ha un bello stipendio, lui no, e se Di Maio lo frega, lui va a spasso e, temo per lui (sinceramente), non gli sarebbe facile riprendere il suo vecchio lavoro: è troppo, per così dire, compromesso!
Ne vedremo delle belle. Allegria.
Ah, direte: ma che c’entra tutto ciò con la politica di un Paese avanzato del 2022? Infatti, che c’entra? Oggi, intanto, ascolteremo il discorso di insediamento di Sergio Mattarella, dopo il giuramento bis … e qui un po’ di politica si respirerà.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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