martedì, Gennaio 18

Quirinale: il tonfo della Costituzione che casca esanime dallo scaffale L'incubo: Giorgetti spacca la Lega, Berlusconi 'scopre' di non riuscire a farsi eleggere e si stacca dalla destra, un Draghi indebolito ma vincente e appoggiato dalla destra meno destra, è eletto al Quirinale e nomina un Presidente del Consiglio 'debole', il nuovo Parlamento, poi, sancirà la modifica della Costituzione per la trasformazione del nostro regime politico parlamentare in un regime presidenziale

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Vista la conferenza stampa di ieri, in cui sostanzialmente Mario Draghi non ha detto nulla, sul piatto di lenticchie del Quirinale conviene tornare, perché è molto importante poter valutare -magari con il distacco che può avere solo chi di potere non ne ha e nemmeno spera di averne in futuro, così come di incarichi di rilievo comune (parlo di me, insomma)- in che maniera si sviluppa la battaglia più importante in questo momento in Italia, e la misura nella quale, temo, sia evidente che dell’interesse dell’Italia, intesa come popolo italiano, nessuno realmente si cura.

Come dicevo, sono i duri a combattere quando la battaglio si fa dura e, come sempre, i duri combattono per sé, salvo dopo se vincitori chiedere l’osanna del popolo: nella specie ‘della populace’. E naturalmente le primedonne non mancano mai, anche se sono solo comparse: Vincenzo De Luca, col suo solito ‘so tutto io’, non apre le scuole, immediatamente applaudito dagli insegnati e dalla CGIL -e poi ditemi che non faccio bene a scrivere le cose che ho scritto-; Roberto Burioni, finora tranquillo, rompe il silenzio e dice la sua sulla multa ai non vaccinati; Luca Zaia chiede pareri che nessuno gli dà, anzi, che sono stati già dati: il solito circo equestre ‘venghino venghino signori’! Circo, poi, alimentato dai soliti primedonne, virologi, infettivologi, ‘cavolologi, e naturalmente lo scandalo dei virologi sotto scorta e chi più ne ha più ne metta. Abbiamo visto il consulente di Roberto Speranza, fare scaricabarile, un giornalista come Marcello Sorgi lamentare che i cittadini sono stati messi «all’improvviso di fronte all’obbligo dai 50 anni in su»: e che si doveva fare, la riffa, chi offre di più?
E la scuola in primo piano oggetto -sì oggetto- strumento, scusa, di uno scontro tutto tra politicanti per contrastare il Governo in vista dei propri interessi: perché lo criticano gli stessi che si sbracciano per aprire tutto il resto. Perché? Perché nella scuola lavorano in tanti e votano: e allora, fatemi dire un canagliata che è così canaglia da essere perfettamente vera. Per le varie ‘chiusure’ ne abbiamo viste di tutti i colori, i ristoratori in piazza a urlare ‘me ne frego, io apro’, gli albergatori pure, perfino gli avvocati e i notai, ad ogni chiusura. Bene: avete per caso visto qualcuno del milioncino di persone, tra docenti, ausiliari, presidi eccetera, ne avete visto qualcuno in piazza a protestare per la chiusura delle scuole? … per protestare per la DAD troppo faticosa, magari, per chiedere aiuto per acquistare computer anche forse. Questa, diciamocelo chiaro è la misura del nostro Paese. Ma fino in fondo. Perché se è vero che la scuola manca di interventi di sicurezza e gli insegnanti di mascherine (beh, quelle possono anche comprarsele eh!) eccetera, sarebbe stato questo il contenuto di una protesta che non ho visto fare da nessuno!
E intanto la partita vera si gioca altrove e noi, popolo minuto e irrilevante, alle prese con il circo equestre, nemmeno la vediamo giocare. Perché ora, la battaglia sulla Presidenza della Repubblica -o, come dicono alcuni, la ‘corsa per il Quirinale’-, sta entrando in quella fase (tipica delle grandi battaglie di potere italiane) che si potrebbe definire eterea, surreale, astratta, magica, forse perfino sacrale: tutta fatta di sussurri, voci, dritte e colpi bassi.

In Italia, per usare una espressione di Giorgio Agamben, abbiamo due homo sacer: Silvio Berlusconi e Mario Draghi.
Berlusconi, lo dico ancora una volta, sta giocando una partita molto più sottile di quanto non sembri. La sua candidatura è vera e fittizia assieme, non per nulla minaccia di fare cadere il Governo se Draghi va al Quirinale. Sa benissimo che essere eletto può essere impossibile. Ma sa altrettanto bene che i suoi due ‘soci’ non solo sono inaffidabili, ma sono assolutamente micidiali. Checché se ne dica, la ‘politica’ di Berlusconi è molto meno rozza di quella di un Matteo Salvini o di una Giorgia Meloni; sarà pure affezionato alle gonnelle, anzi, ai tubini, ma ‘politicamente’ ha imparato bene. E sa, a mio parere, che se è vero che lui personalmente (a parte il sogno irreale del Quirinale) è alla fine della partita (politica, ovvio, poi camperà altri cento anni), non vuole andarsene lasciando il deserto, vuole lasciare il segno. E l’unico modo per farlo è con due mosse strettamente collegate:sconfitto e adiratomollare i due menzionati elasciareche FI scivoli verso il centro, dove, novello capitan Uncino, lo aspetta a bocca aperta il ‘coccodrillo Tic-tac’, che … già lo ha assaggiato: Matteo Renzi, insieme a Giovanni Toti (una macchietta, ma meglio di niente) ed agli altri rimasugli dei centristi, Gaetano Quagliariello in testa, che, in realtà, sono sbandati senza patria, alla ricerca disperata di un posto in Parlamento, o ovunque, dopo le prossime elezioni che, grazie alla stupidaggine degli stellini saranno, specie per loro, un terremoto e per tutti un terno al lotto.
L’operazione ha una condizione, anzi, una pre-condizione –della quale si è già visto l’altro giorno il primo (in realtà ben più che il primo!) atto: l’assenza del livido Giancarlo Giorgetti dal Consiglio dei Ministri, in cui ci si è azzuffati a sangue davanti ad un Draghi disinteressato e, penso, sprezzante-: la spaccatura della Lega da parte di Giorgetti.
Eh sì, perché l’homo sacer Draghi non può essere, appunto, sacrificato, ma ucciso nemmeno: è troppo forte. Per essere precisi,
Draghi è troppo forte per essere fatto fuori, ma troppo debole (oramai, e la colpa è solo sua, se non è stata una scelta) per condurre lui il gioco, anche se è d’accordo con Sergio Mattarella che lo aiuta, altra osa che non dovrebbe accadere.
A fare cosa?
Ecco il punto, che, secondo me, può essere un passo deciso nella direzione della cancellazione della nostra Costituzione:
idea, quindi, non solo di Giorgetti, che, del resto, livido è sicuramente, ma pensatore magari … mah.
Ah, lo dico solo incidentalmente: quanto avrebbero ragione Giorgio Agamben e Massimo Cacciari se non si fossero fatti prendere la mano dalle cretinerie anti-passaporto verde e simili e dagli imitatori di Ro-do-tà! E quanto oggi sarebbe utile una discussione seria sullo scempio della nostra Costituzione, tra le mani adunche e unte dei vari Giorgetti, Renzi, Berlusconi e, duole dirlo ma si deve, Mattarella … perché è impensabile che Mattarella non veda e non senta e non dica! E oggi, ahimè, questo discorso è impossibile farlo, visti i precedenti.

L’unico tema del quale da mesi si discute a sangue, strappandosi i capelli e gli occhi, da parte dei politicati nostrani è, sostanzialmente, quello della lotta alla pandemia. E solo molto più sottovoce, quello del sistema fiscale nella versione non pagare le tasse … e infatti, guarda caso, zitto zitto il Governo sposta il termine per il pos nei negozi al prossimo Gennaio 2023 … se no, poveri commercianti, come fanno a procurarselo e a fregare quelli che pagano le tasse! Poi, l’anno venturo … ci sono le elezioni e si sposterà ancora, tanto i cittadini sono pecore, Sgarbi docet.
Ma la pandemia predomina.
E siccome siamo nel Paese di Pulcinella e i nostripoliticisono dei politicanti da pochi soldi al chilo, questi ultimi si azzuffano sulle misure anti-Covid, privi come sono di senso di responsabilità a di coscienza sociale. Perché è ovvio anche al più sciocco degli osservatori, che il tema della pandemia è un tema tecnico, al quale si deve rispondere con misure drastiche ma tecniche. Sia per senso di responsabilità, perché la gente muore a centinaia al giorno. Sia, di nuovo, con senso di responsabilità, perché non si devono creare le condizioni per fare di nuovo scoppiare le cose al punto da dover chiudere tutto: il che sarebbe un disastro. Ma i nostri politicanti litigano, per togliere ognuno un pezzetto di misure, in modo da indebolirle: ma non con un disegno in testa, solo per poter dire di avere ‘ottenuto’ qualcosa e di ammiccare a qualcuno. E così, infatti, Salvini rivendica di avere impedito il vaccino sotto i 50 anni; gli stellini di avere impedito il passaporto verde vero sugli autobus e negli alberghi; il PD di avere impedito lo spostamento dell’inizio delle lezioni, e così via.
Orbene:
che ci siano dei problemi serissimi da affrontare, è forse noto a noi, ma ai nostri politicanti pare di no. C’è il tema dell’economia e del piano di rinascita da attivare e seguire; ci sono lepazzariedi Roberto Cingolani che vuole le centrali nucleari di quartiere; c’è la follia del ministro Patrizio Bianchi che vuole una scuola tutta e solo per idraulici; ci sono i silenzi preoccupanti della ministra dell’Università; vi sono problemi enormi delle banche e della violenta concentrazione bancaria che sta distruggendo i risparmiatori; c’è il problema della trasformazione energetica che richiederebbe un piano coraggioso per diffondere il fotovoltaico anche sui pollai; eccetera. E ci sono i problemi della riduzione progressiva (e ormai temo irreversibile) della democrazia. Su quest’ultima, in particolare, la cosa è seria e comica insieme. Le ‘manovre’ (solo per dirne una) degli aspiranti giudici costituzionali fanno perfino un po’ sorridere. Ne vedevo uno l’altro giorno dire serissimo nel suo studiolo che la multa ai non vaccinati va benissimo perché la terapia deriva da una legge, ma poi che non sarebbe un male se si ‘premiassero’ i neo-vaccinati già no-vax, magari con un cadeau in denaro. Durante la breve intervista si è distintamente sentito il tonfo della Costituzione che cadeva esanime da uno scaffale.
Ma lasciamo perdere.
Draghi, di fronte alla insipienza dei politicanti, della quale si avvantaggia perché in materia economica, fa quello che vuole, lasciando i cani a sbranarsi sulla cotoletta della pandemia, li ha messi lì a giocare. E alla fine, mostrando uno sprezzo assoluto verso i politicanti, ma anche peggio, molto peggio, verso i cittadini tutti, alla fine, ha mollato tre ministri a difendere l’assurdo per la strada e lui non si è nemmeno fatto vedere da lontano, poi si è scusato, ma insomma … .

È impazzito? Ci ho pensato a lungo: tutti chiedevano e chiedono un suo intervento pubblico, chiaro, trasparente, ma lui si è fatto pregare. O è matto o deve tacere o se ne frega, mica lo votiamo noi.
Perché la vera partita è in corso.
Giorgetti (con l’aiuto di Zaia, Massimiliano Fedriga e altri) si accinge a spaccare la Lega, e, mentre Berlusconiscopredi non riuscire a farsi eleggere e si stacca dalla destra, Draghi potrebbe venire eletto al Quirinale, magari dopo tre o quattro votazioni. Un Draghi indebolito, ma vincente, e appoggiato dalla destra meno destra (Giorgetti, Renzi & co., e magari il PD se rinsavisse, ma con Letta al timone … ) sarebbe eletto al Quirinale, pronto a nominare un giudice costituzionale disponibile al posto, fra tre mesi o poco più, di Giuliano Amato (che probabilmente andrebbe al Quirinale a … consigliare, come ha fatto in tutta la sua vita) e nominerebbe un Presidente del Consigliodebole‘, e magari femmina, fregando la signora Gianna Nannini. Ma potrebbe anche essere l’inverso e, con la dichiarazione ‘rabbiosa’ di Berlusconi, potrebbe essere così … torna in ballo una femmina?
Nel primo caso, Draghi avrebbe così messo in opera e condotta a termine la trasformazione di fatto del nostro regime politico parlamentare in un regime di fattopresidenziale, ma senza regole: una bomba. Oppure ne avrà messe le premesse. Poi, se non è saltato tutto, col nuovo Parlamento, che sarà un Parlamento di ‘terrorizzati’ sotto ricatto -perché per essere eletti dovranno vendere ben più delle mogli o mariti ai segretari e capataz vari, anche, temo, se si arrivasse a fare una legge elettorale proporzionale-, la modifica della Costituzione si potrebbe proporre davvero e, probabilmente, una Italia stanca, sfiduciata e spossata, dove la democrazia sarà un simulacro avvilente e avvilito, confermerebbe con un referendum una sorta di sintesi sogghignante delle due modifiche, bocciate clamorosamente, al tempo avanzate dal cinico Berlusconi e dell’islamico Renzi. E allora, i giochi si riaprirebbero, e forse a Draghi converrebbe la seconda ipotesi di cui sopra.
Chissà, forse, quel piatto di lenticchie sarà ben condito di zampone e cotechino e capisco che possa valerne la pena … per chi lo mangia!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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