sabato, Giugno 25

Quirinale: il gioco di Berlusconi … e di Draghi L'impressione è che il gioco lo stia conducendo Silvio Berlusconi ... e non necessariamente in disaccordo con Draghi. Berlusconi può contare voto per voto di chi lo sosterrà, se ne mancasse anche solo uno, può sbattere la porta offeso e regalare il suo partito a Renzi

0

Tra le molte professioni, più o meno sorprendenti, di cui abbonda il nostro Paese, ce ne è una molto desiderata, spesso praticata, mai (o se preferite, quasi mai) utile, ma, immagino, ben pagata: la professione del dietrologo giornalista, da non confondere assolutamente col dietrologo-complottista-anti-vaccino. Quest’ultima è una professione a parte, che però non è, credo, affatto ben pagata, anzi, non è pagata affatto, si dice.
In Italia, e specialmente nella nostra stampa, i dietrologi sono moltissimi e quindi un po’ inflazionati, ma sono seguiti con attenzione da tutti: Bruno Vespa, tanto per fare un nome, presenta ogni anno un intero libro di dietrologismi comparati, che io regolarmente non leggo, ma che ha grande successo … in fondo è una forma di pornografia.

Ora, i dietrologi sono impegnatissimi a cercare di capire cosa intenda fare Mario Draghi, perché taccia, e perché non dica esplicitamente se vuole fare o no il Presidente della Repubblica.
Francamente: se uno vuole fare il Presidente della Repubblica è bene che lo dica, ma se si trova a fare già il Presidente del Consiglio dirlo non può assolutamente. Innanzitutto perché nello stesso minuto secondo in cui lo dice, non è più in grado di governare, sarebbe immediatamente strattonato da tutte le parti, in cambio di una promessa di voto. Se, però, non lo dice, autorizza implicitamente ogni possibile supposizione da parte dei dietrologi professionali. Anche perché questo è un Paese nel quale se non dici che vuoi fare una cosa, è implicito che la vuoi fare. E quindi a quel punto le voci e le supposizioni si sprecano.

Tra le molte voci che corrono su Draghi, ora ce ne è una nuova, tutta opera dei dietrologi: se, si dice, Draghi nominerà un vicepresidente del Consiglio dei Ministri, vorrà dire che Draghi vuole andare al Quirinale e che indica così il suo successore.
Questa idea geniale, viene attribuita ad un grande, grandissimo, politico italiano il signor Luigi di Maio da Pomigliano d’Arco. Costui, dicono i dietrologi che la sanno lunga, è da qualche tempo attivissimo nel ‘lavorare’ per questo scopo. Posso capire che uno come lui, che praticamente non ha nulla altro da fare che leggere più o meno destramente qualche dichiarazione scritta da qualche funzionario del Ministero, si preoccupi di ‘attivarsi’ per questa storia. Ma quando si legge che lui, il grande politico, addirittura farebbe circolare ben tre nomi, ma non il suo, uno intanto e subito, anche se come me non è un dietrologo, dice ‘beh, è ovvio, vuole essere nominato vicepresidente, perché immagina di succedere a Draghi’. E, pensato questo, uno, sempre come me, non si preoccupa tanto della drammaticità di questa idea, quanto del fatto che, qualora questa idea realmente albergasse nel suo cervello, io -premesso che il predetto farebbe bene a farsi visitare da un buono psichiatra, intanto io preparerei il passaporto- perché in Italia può accadere qualunque cosa, quindi anche questa!
Sorvoliamo, però, su questa idea terrificante, e vediamo di articolare meglio.
Al di là dei nomi proposti dai dietrologi, a me la stessa idea pare balzana fino all’inverosimile e di una rozzezza devastante.
Intanto, di Draghi si può dire tutto il male che si vuole, ma che sia così maleducato da annunciare la propria candidatura, nominando il suo successore, mi sembra fuori della realtà. Quando dico ‘maleducato’ non mi riferisco solo alla mancanza di buona educazione, ma alla mancanza di rispetto istituzionale, che non mi sembra nella sua personalità. Per carità, non vi è dubbio, che abbia mostrato un decisionismo notevole, e una scarsa disponibilità a farsi incastrare, ma a questo punto proprio mi pare impossibile. Sarebbe come dire al Parlamento, questo è il prossimo Governo, prendere o lasciare, tanto sarò io a nominarlo. Mi spiace per i dietrologi, ma una cosa così rozza non mi pare nella natura di Draghi, anche se (forse?) in quella dei dietrologi o di chi li … spinge. Oltre tutto, sarebbe come dire che si vuole la certezza che il Parlamento dica di no. Non perché o non tanto perché, il Parlamento italiano sia abitato da gente così attenta alle prerogative da reagire male a uno sbrego del genere, quanto perché, ne sono convinto, franchi tiratori a parte (e Matteo Renzi è lì, sempre vigile), avrebbe come unico effetto di nominare un Governo fittizio, preda dei tantiventiche lo compongono e che quindi vivacchierebbe solo per permettere ai parlamentari di assicurarsi la pensione, per poi cadere miseramente.
E quindi: il piano di rinascita che fine farebbe?

Questo, secondo me, è il punto vero. Chiunque abbia letto i giornali in questi ultimi mesi sa per certo due cose: Draghi è l’unico capace di pensare e di portare a compimento il piano di rinascita, magari anche mettendo tranquillo il nuclearista incontenibile, amico di Grillo. Unosbandamento della politica italiana, avrebbe l’effetto di una frustata sulle istituzioni europee, che reagirebbero come un cavallo imbizzarrito sotto la spinta dei Paesi tirchi e comunque ostili all’Italia.
Per di più, tutto ciò accadrebbe in un momento delicatissimo dell’Europa: Macron, debolissimo e reduce dal trattato del Quirinale, rischia di non essere rieletto e un pasticcio tipo quello adombrato sopra, gli darebbe il colpo di grazia; la Germania, orfana della signora Angela Merkel, ha un Governo per ora debole e imperscrutabile. E quindi un’Italia nel caos (perché questo accadrebbe!) sarebbe il colpo di grazia. Non illudiamoci, l’Europa come progetto, come sogno, come idea è sul filo di un rasoio. Da una parte il baratro della trasformazione in una Organizzazione internazionale di finanziamenti vari come piace alla Polonia, all’Ungheria e, credo, all’Austria e di trucchi fiscali, come piace all’Olanda e al Lussemburgo, ecc…, ipotesi mortale per noi. Dall’altra, il grande balzo in avanti, finalmente sulla via della federazione, la vita per noi.
Lo ha capito, e non è un caso, proprio Giorgia Meloni, che, disperata, non sapendo che dire, e non avendo nessuna proposta da fare, se ne è uscita andandosi a cercare nello stupidario comune la richiesta di un Presidente patriota. L’inconsistenza di questa proposta dovrebbe fare drizzare le orecchie alla destra, ma non come Matteo Salvini, che (secondo me) non ha capito nulla di ciò che sta veramente accadendo, e crede di poter fare la longa manus del ‘king Maker’ Renzi, pronti entrambi a fregarsi alla prima votazione.
D’altra parte, e anche questo va detto, la strada di Draghi è buia assai anche perché da ‘sinistra’ arrivano rumori da cattiva digestione, ma nulla di più: Enrico Letta ha deciso che la sinistra ha già perso e non ha candidati seri da proporre. E l’ha chiusa lì. Quanto a proposte politiche, si aspetta l’Agorà con l’accento sulla a!

Mi sbaglierò di grosso forse, ma la mia impressione è che, contento anche Renzi, il gioco lo stia conducendo Silvio Berlusconi … e non necessariamente in disaccordo con Draghi.
Berlusconi sa bene che farcela è quasi impossibile, ma sa anche perfettamente che alla sua parte può chiedere e ottenere un patto di sangue: Berlusconi può contare voto per voto di chi lo sosterrà, i numeri sono precisi e Berlusconi sa contare. E sa anche che, se ne mancasse uno, anche solo uno, può aprire la partita come l’ho proposta io qualche tempo fa: può sbattere, offeso, la porta e regalare il suo partito a Renzi e ai rimasugli centristi che ormai sono oltre un centinaio in Parlamento; lo rilevava (e non è un caso) qualche giorno fa anche Cirino Pomicino, che non parla solo per dare aria alla lingua! Anche perché, a quel punto, ‘bruciatoil candidato di destra, si potrebbe passare ad uno piùmoderato‘.
Sia Berlusconi, sia Renzi, sia … Cirino, sanno perfettamente che l’unico che può gestire il piano di rinascita è Draghi, e il termine per presentare tutti i progetti, se non sbaglio, è il 2025 o giù di lì.
E allora il Presidente della Repubblica può essere chiunque non inviso alla destra e non troppo alla sinistra (Pier Ferdinando Casini, Marcello Pera, Giuliano Amato … ?), ma debole. E questa è l’unica debolezza delpianoRenzusconi: un debole una volta al Quirinale sa che si può divertire assai, e quindi sfuggire al controllo, tanto non ha bisogno di un futuro, a meno di essere ‘giovane’, e quasi nessuno tra i nomi che girano lo è. Ma avrebbe interessa a portare a termine il piano di rinascita, cambiando solo un punto della prassi normale, ciampiana per intenderci: ridefinire il ruolo del sindacato.
Non è un caso e nemmeno un atto di arroganza, il fatto che Draghi abbia, platealmente, convocato Maurizio Landini dopo lo sciopero, che, verosimilmente, riuscirà a mezzo. Laconcertazione‘, temo, è finita, e Landini le avrà dato il colpo di grazia. E Draghi, con un Presidente della Repubblica semi-fatiscente, una DC rinata, una sinistra e una destra ridimensionate, potrà fra un paio di anni dedicarsi all’Europa … e lasciare il Paese in mano ai renzidi.
Direte: ma sarebbe stato bello che Draghi potesse essere ‘preso’ dalla sinistra a dirigere la rinascita, e Draghi l’aveva offerta questa possibilità. Ma, come si dice, la politica cammina sulle gambe degli uomini, e se questi sono nani, vedono solo le ginocchia o, magari, il pòplite di chi gli sta dinanzi.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->