martedì, Giugno 28

Quirinale: il Draghi depotenziato Draghi non ha più ormai la possibilità di farsi eleggere alla Presidenza della Repubblica senza essere quello che è stato eletto in seconda battuta. E il presidenzialismo fa capolino

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Avendo, contravvenendo alle mie abitudini, fatto una sorta di commento al discorso di fine anno di Sergio Mattarella, posso permettermi di divagare sulla politica, ora: su ciò che siamo, ciò che siamo diventati e ciò che ci accingiamo a diventare.

Partiamo da un presupposto, che, a quanto pare, si continua ad ignorare  -anzi due o magari tre.
Primo: Silvio Berlusconi, con tutti i suoi limiti umani, lascivia inclusa, con tutti i suoi limiti sociali, supposti legami oscuri inclusi, con tutti i suoi limiti politici, avvantaggiamento cinico delle proprie imprese o meglio di quelle dei figlioli inclusi, con tutti questi limiti, scemo non è, e nemmeno matto.
Secondo: Mario Draghi, è un uomo di grande intelligenza e prestigio, ed è un politico diversamente da ciò che molti pensano, ma è un politico che ha una visione ampia dei problemi, prospettica ma centralistica. E questo è un suo gande limite: non ha capito che nella nostra politichetta non c’è posto per le idee e i progetti, ma solo per l’oggi e al massimo il domattina, parlare ai nostri politicanti di domani è tempo perso, bisogna imporglielo, e questo per un po’ lo ha fatto.
Ma Draghi ha anche un grandissimo difetto, che in parte lo associa a Mario Monti, crede molto di sé: lui, Draghi, con molto fondamento, Monti con molto meno, ma chi crede il massimo di sé spesso sbaglia di grosso sul modo in cui gli altri lo vedono e, spesso, valuta male gli altri … ve lo ricordate come finì il partito salva Italia di Monti? E Draghi (come a suo tempo Monti) su questo ha sbagliato di grosso, e ha creduto (e forse crede ancora, ma oggi forse molto di meno) che la sua personalità, la sua capacità, il suo prestigio, fossero sufficienti per dargli la possibilità di agire senza regole, senza freni. E infatti ha lavorato di concretezza, ma ha ignorato due cose: la politichetta che non accetta di essere messa da parte, la gente che, magari di democrazia capisce poco e vuole poco, ma che, indotta dalla politichetta, guarda molto in piccolo, non vede la collettività, vede sé stessa e al massimo la propria categoria. E per di più, temo, ha mostrato sprezzo per i meno abbienti, dicendo che li ha favoriti con la ‘riformetta’ fiscale, mentre tutti dicono il contrario … perfino Carlo Bonomi! Finora non ha mosso un dito per dimostrare il contrario, ne accennavo ieri.
Terzo: la democrazia è una cosa seria. In Italia ce ne è poca, pochissima, quasi nulla, e la gente tende ad identificare in un capo la soluzione di ogni problema, e ha creduto, per un po’, che Draghi avrebbe risolto tutto e subito, perché l’idea generale della gente, indotta a pensare così dalla politichetta, è che risolvere i problemi sia cosa di un momento. L’esemplare più evidente e preclaro di questa ‘idea’, che è poi figlia della incultura e della arroganza, è Giggino, che in quattro e quattr’otto ha risolto il problema dell’ILVA, il problema del ponte di Genova, il problema del lavoro e ha abolito la povertà.
Ciò non toglie che Draghi abbia creato in alcuni grandi aspettative, che, stante la situazione di difficoltà in cui si trova, sono piombati nel terrore.

A quanto pare, il terrore peggiore lo genera Silvio Berlusconi. E la cosa è comprensibile perché, a meno che non vi sia un accordo segreto e di ferro tra Draghi e Berlusconi perché quest’ultimo si ritiri all’ultimo momento per lasciare spazio a Draghi, Draghi comunque dovrà almeno attendere che Berlusconi giochi la sua chance almeno una volta.
Parliamoci chiaro: basterebbe questo a depotenziare la candidatura Draghi. Non solo, ma lo renderebbe prigioniero della destra più rozza, quella di Matteo Salvini. Non ho dimenticato Giorgia Meloni, ma lei è Cavour rispetto a Salvini!
In altre parole, Draghi non ha ormai più -a meno di qualche colpo di teatro, ma non di Berlusconi- la possibilità di farsi eleggere alla Presidenza della Repubblica senza essere quello che, a conti fatti, è stato eletto in seconda battuta.
Ma, ammettiamo che alla fine venga eletto. Ci sono due possibilità: una che venga eletto perché Berlusconi generosamente si ritira e cede il posto a lui, l’altra che venga eletto dopo un insuccesso di Berlusconi.

 

In realtà, secondo me, il problema del Quirinale è un problema secondario, nel senso che il problema vero è di fare in modo che l’Italia (e quindi il suo Governo) continui a fare bene, ma per farlo ci sono solo due possibilità: che Draghi continui a stare al Governo, o che, eletto Draghi al Quirinale, si proceda al colpo di Stato voluto da Giancarlo Giorgetti, ma ormai a forzeinvertite. Draghi sarebbe sì Presidente, magari al primo turno, ma solo perché qualcuno si è tirato indietro o solo dopo una battaglia che lo diminuisce. E quindi il Presidente del Consiglio Giorgetti (perché ovviamente se quel progetto esiste, Giorgetti vorrebbe a tutti i costi guidare il Governo), o chi per lui -perché solo un suo tirapiedi potrebbe governare- sarebbe il vero padrone della situazione: avrebbe realizzato il colpo di Stato.

 

Realizzato il colpo di Stato, verrebbe naturale cercarne una sanzione con una nuova forzatura della Costituzione, e cioè proponendo -o meglio, questa volta imponendouna modifica del sistema a favore di un presidenzialismo, non a caso gradito alla destra. Draghi, così, resterebbe a fare il notaio della transizione, e, fatta la modifica della Costituzione (e quindi gettata anche formalmente alle ortiche la democrazia) dovrebbe, per decenza, dimettersi, e a quel punto il ras potrebbe diventare chiunque da Giorgetti a Matteo Renzi, cheerediterebbe le forze residuali di un Berlusconi visto -lui e non Draghi- come il salvatore della Patria. E, come ho detto varie volte, a mio parere Berlusconi non sa più che farsene di Salvini e Meloni (che comunque in caso di elezioni sono convinto che verrebbe ridotta a un terzo degli attuali sondaggi, cioè alla su forza reale, poco oltre il 5 o 6%) e quindi ha tutto l’interesse a ‘regalare’ il partito a Renzi, che, a sua volta, ramazzerebbe lo sbandatissimo ‘centro’, da Carlo Calenda a Pir Ferdinando Casini a Andrea Marcucci, che sta nel PD solo per fare opposizione a Enrico Letta.
Certo, un Draghi al Quirinale potrebbe provare a nominare a Palazzo Chigi un signor o signora nessuno (più probabilmente questa seconda), è la tesi anche di Massimo D’Alema, ma quanto durerebbe? Anche Conte lo era, e abbiamo visto come è finita. Il potere è una bestia terribile, vorace, che assorda e fa perdere la ragione.

 

Quanto a Enrico Letta -del quale, avrete notato, finora non ho detto parola, perché, come tutti sappiamo, non conta nulla di nulla- forse potrebbe, in questo gran pasticcio, svegliarsi dal letargo e fare un po’ di politica … non che io ci conti molto, ma non si sa mai! Ma per fare cosa? Vediamo.
Una Repubblica presidenziale, e quindi (in Italia, parlo dell’Italia) non democratica per definizione, sarebbe accettata da moltissimi italiani. Non va mai dimenticato che noi, a differenza della Germania (!), non abbiamo mai fattoautocriticadel periodo fascista, che, come tutti sappiamo (e come fu anche in Germania), fu graditissimo ad una larga maggioranza di italiani, magari per ignoranza, per superficialità, per comodo, per evitare ‘scocciature’, ma tant’è. Per noi, oggi, il fascismo è ancora un ricordo poco chiaro di un passato del quale si parla da parte dei soliti ‘scocciatori’, ma del quale nessuno sa nulla, anche perché la scuola democristiana, ma sicuramente anche la scuola anti-cultura e anti-storia oggi di Patrizio Bianchi e Roberto Cingolani e Beppe Grillo (potrei aggiungere Giggino, ma Giggino non sa neanche cosa sia la scuola, e Conte … ma Conte non c’è) ne hanno cancellato il ricordo. Quando io ho fatto la licenza liceale, non solo del fascismo non si era mai parlato, ma nemmeno del tutto della Prima Guerra Mondiale e se uno di noi diceva ‘socialismo’ veniva punito … e credete che oggi sia molto diverso?
Sono pessimista? Forse, e spero di sbagliare alla grande.
Ma forse Letta, dicevo, potrebbe aiutarci ad uscire dal disastro, avrebbe fatto almeno una cosa buona nella sua esistenza. Potrebbe farlo, come ho scritto, utilizzando tutto il cinismo ipocrita della politichetta italiana: dichiarando, ma ora, oggi, subito è già quasi tropo tardi, che il PD vota Silvio Berlusconi alla Presidenza della Repubblica. Così, le speranze di colpo di Stato cadrebbero immediatamente, Draghi governerebbe ancora un annetto e poi gli si troverebbe un bel posticino coronato (magari ‘in Europa’ e poi, cinismo per cinismo, Berlusconi eterno non credo che sia), e finalmente si potrebbe, ad elezioni fatte, ricominciare a parlare di politica anche perché, da un lato, gli stellini scomparirebbero (e non se ne vede l’ora), dall’altro, potrebbe scattare nella ‘mente’ dei nostri politicanti -Letta in testa- che avendone molti di meno, sarebbe meglio scegliere dei parlamentari che almeno sappiano leggere e scrivere e, magari, anche fare di conto; anche se tutti pensiamo l’opposto.
Fantasie? Spero di sì … beh, fino a un certo punto!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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