venerdì, Settembre 17

Qui Stazione Spaziale, tutto ok anche dopo il ‘ballo’ di Nauka Dopo il docking, i propulsori del modulo russo si sono riattivati provocando una spinta fuori programma che ha destabilizzato la Stazione facendole perdere il controllo dell’assetto

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La notizia battuta dall’Ansa ci ha fatto stare con il fiato sospeso. Lo scorso 29 luglio 2021, il modulo russo Nauka -lanciato il 21 luglio con un Proton M dalla base di Baikonur, in Kazakhstan- ha eseguito in perfetta sincronia il docking, l’attracco alla Stazione Spaziale Internazionale. La manovra, per quanto gli ingegneri della Nasa ci abbiano insegnato a considerarla routinaria, è estremamente difficile e onestamente, centrare un buco a 27.000 km/h è quasi peggio di far passare il filo da ricamo nella cruna di un ago da parte di un ipovedente. Eppure il portellone del modulo Zvezda in quei frangenti ha combaciato perfettamente col boccaporto di servizio della navicella russa, una cabina di 70 metri cubi progettata per esperimenti scientifici e impianti sanitari per la vita umana a bordo, con la disponibilità di alloggiamento di sei cosmonauti.

Circa tre ore dopo il completamento della manovra, però, è successo qualcosa di inaspettato: i propulsori del modulo russo si sono riattivati provocando una spinta fuori programma che ha destabilizzato la Stazione facendole perdere il controllo dell’assetto. Nessun problema per l’equipaggio, fortunatamente, ma in un mondo dove tutto è procedurato e in cui gli abitanti dell’avamposto sono abituati a veder funzionare ogni cosa in perfetto ordine, l’emozione non è mancata. Il riposizionamento è stato ripristinato poco dopo un doppio intervento da parte dei controllori russi che hanno spento i propulsori di Nauka e arrestato la deriva tramite i gli erogatori di potenza istallati su Zvezda e sulla navicella cargo Progress MS-17.

«I controllori di volo -ha dichiarato Joel Montalbano, responsabile del programma ISS della NASA da cui riportiamo la frase- si allenano regolarmente per imprevisti come questo e hanno lavorato rapidamente per risolvere il problema».

La spinta –lo sappiamo- non è stata di grande entità, ma è durata per quasi un’ora. E indubbiamente sessanta minuti (il periplo del mondo lassù si compie in 90 minuti) sono un’eternità quando si è a 400 km dal suolo e la velocità del mezzo su cui si posano le terga di sette astronauti è praticamente folle sulla terra. Sembra che tutto sia dovuto al software di Nauka che non ha recepito la modalità attracco. Le indagini delle due agenzie spaziali tra qualche giorno ci diranno i risultati.

Ma qualcuno si domanderà che cosa accade se la propria casa si angola di un quarto di giro rispetto alla sua posizione normale. In regime di microgravità il servizio buono di bicchieri non cade dalle mensole più alte. Ma durante tutta l’operazione ci sono state diverse problematiche da affrontare per le interruzioni di comunicazione tra la Stazione e il modulo a causa dell’orbita opposta ai centri di controllo russi. Il cambio di assetto della Stazione ha modificato l’orientazione dei pannelli solari e dei radiatori, per evitare che perdessero troppa efficacia in conseguenza della diversa orientazione. Inoltre, i pannelli solari in vicinanza al modulo sono stati spostati per evitare che fossero colpiti dai getti dei propulsori. Tra gli ordini impartiti dalle stazioni di controllo, tra i primi è stato di oscurare le finestre della cupola, la balconata progettata e realizzata dall’Italia per poter godere del panorama attraverso grossi spessori trasparenti, per evitare che dei residui di propellente si posassero all’esterno. La riapertura ha permesso un’ispezione visiva che non sembra abbia riportato conseguenze. Non si determina panico, ma nemmeno si sottovalutano le emergenze, tant’è che è stata data istruzione alla capsula Dragon Endeavour di caricarsi, in preparazione ad una eventuale separazione di sicurezza.

Unico inconveniente al momento è il rinvio a domani o forse a 4 agosto del CST-100 Starliner, la capsula riutilizzabile della Boeing che in futuro trasporterà equipaggi umani nell’ambito del Nasa Commercial Crew Program. L’abitacolo ha un diametro di 4,56 metri ed è compatibile con i veicoli di lancio Atlas V , Delta IV , Falcon 9 e Vulcan Centaur.

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