venerdì, Settembre 17

Questo gioco è un azzardo Maria Chiara Cefaloni di Slotmob: "Noi premiamo i bar che non hanno l'azzardo"

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Da molti anni a questa parte, il gioco d’azzardo ha preso il sopravvento. Migliaia di famiglie si rifugiano nelle brevi ebbrezze del rischio, della scommessa, della carta traslucida dei gratta e vinci, sperando in una grande o piccola vincita o in una vita passata a percepire uno stipendio direttamente dallo Stato. La dea bendata, però, non è un’entità mitologica che premia a caso i più fortunati, ma parliamo di una vera e propria macchina per fare soldi che garantisce all’amministrazione statale (e a tutte le aziende che lavorano nel gioco d’azzardo) entrate miliardarie.

Uno studio sperimentale intitolato ‘Psicopatologia e gioco d’azzardo: uno studio preliminare su un campione di Giocatori d’Azzardo Patologici’, condotto da professori dell’Università di Bologna, di Udine e di Bolzano, dimostra che dall’1 al 3 per cento della popolazione italiana può dichiararsi parte della categoria dei giocatori d’azzardo patologici. Ma cosa porta una persona a trovarsi schiacciata davanti a uno schermo cercando costantemente la vincita? Parliamo di una questione puramente monetaria o c’è dell’altro?

Secondo uno studio giapponese ci sarebbero altri fattori che entrano in campo modificando le prospettive di un giocatore: «recentemente hanno effettuato in Giappone uno studio su giocatori di pachinko (gioco ricreativo),», si legge nello studio italiano, «osservando un incremento di betaendorfine prima del gioco e durante il cuore della partita; […] la noradrenalina e la dopamina incrementavano alla fine della vincita e la noradrenalina era elevata 30 minuti dopo il termine della frenesia da vincita». Inoltre, aumenta il battito cardiaco all’inizio della vincita per poi ridursi man mano che si procede con il gioco.

I risultati di questo gioco d’azzardo, per le persone che ne soffrono patologicamente, sono gravissimi: «I GAP (giocatori d’azzardo patologici n.d.r.) hanno riportato, rispetto ai controlli, differenze altamente significative in tutti i questionari utilizzati presentando una maggiore sensibilità all’ansia, maggiore di stress (ansia, depressione, sintomi somatici e ostilità), maggiore inibizione emotiva (sottoscale dell’inibizione verbale, mascheramento delle emozioni), e, infine, un punteggio maggiore nella scala della ricerca delle novità e un minore punteggio nella dipendenza dalla ricompensa».

I numeri che girano in Italia intorno al problema del gioco d’azzardo sono elevati e preoccupanti. Sebbene gli esperti del settore che lavorano all’interno di aziende che producono le macchinette inserite all’interno dei bar dichiarino che nel nostro Paese si sia sempre giocato e i numeri sono gli stessi da anni, sembrerebbe invece che i fatti stiano diversamente. Parliamo di 900mila italiani che sono entrati nel giro del gioco d’azzardo patologico e che non riescono più a smettere. Lo Stato italiano incassa 8 miliardi di euro l’anno da queste scommesse, per quello che riguarda le videolottery, mentre le mafie ne percepirebbero 23 miliardi dal gioco d’azzardo illegale.

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