mercoledì, Maggio 25

Questione di … (non) possesso della coscienza Dalla non-riduzione del contante, ai referendum respinti, la rivoluzione dei 'parlamentari senza nome' si è fermata

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Dopo la convulsa e straniante conclusione dell’elezione del Presidente della Repubblica, l’impressione generale è stata (ed io l’ho grandemente condivisa) che una improvvisa ma provvida resipiscenza del proprio dovere e della propria funzione, avesse indotto una gran parte dei -permettetemi di chiamarli così invece del solito ‘peones’- ‘parlamentari senza nome‘, avesse determinato in loro una reazione di orgoglio, che infischiandosene delle decisioni (insulse) dei rispettivi partiti o meglio capi partito, hanno ‘deciso’ l’elezione di Sergio Mattarella.
Avevo anche cercato di spiegarne la logica: i parlamentari senza nome (i PSN, se vogliamo darne una sigla) erano tagliati fuori dalle trattative e dalle decisioni più o meno segrete, magari stupide come infatti sono state, ma segrete e imperscrutabili e, visti i pasticci dei vari capi, avevano deciso l’unica cosa che potevano, e cioè di puntare sull’usato sicuro (lo scrivo con un pizzico di ironia, ma con il pieno rispetto) dove erano certi di potere almeno porre fine alla follia in atto. Dimostrando, tra l’altro, che i parlamentari non sono occupanti di ‘poltrone’, come sostiene Giggino, ma persone pensanti e legate al mondo reale, almeno in parte. Certo ben si comprende che si cerchi, da parte dei capataz, di eliminarne un po’, ma non nell’interesse dei cittadini, ma loro, esclusivamente loro. E del resto lo vedremo a breve: quanto scommettiamo che a Giggino verrà permesso di correre per il terzo mandato e poi, via così … !
Tornando al discorso di partenza, da quella situazione avevo anche tratto un auspicio, e cioè che si trattasse dell’inizio di una sorta di rivoltadal bassocontro i caporioni vari e contro le imposizioni sciocche di capataz vari e mediocri -indistintamente tutti mediocri. Anzi, che fosse un segnale di vitalità dei veri interessati: icittadini comuni‘, come la ‘classe dirigente’ chiama noi persone perbene, senza incarichi prestigiosi, lontani dalla possibilità di fare sentire la propria voce, eccetera.
Mi aspettavo, insomma, almeno due cose: una maggiore attenzione delmondo politico‘ (ormai sempre più marchese del grillo … non meritano la maiuscola) verso la volontà e gli interessi dei cittadini comuni, da cui potesse derivare una maggiore attenzione verso le idee, le proposte, i bisogni della gente. Non dico una rivoluzione d’Ottobre, ma un piccolo sommovimento … di Febbraio. Favorito dalle contorsioni agoniche degli stellini, immersi in lotte astruse da poltronari quali sono diventati, e dalla apparente sconfitta della destra, o meglio di Matteo Salvini.

 

Quindi sono rimasto a dir poco deluso nel vedere che, poco dopo, tutto sembra tornare come prima o peggio di prima: la rivoluzione sembra che si sia fermata. Io già mi aspettavo di godermi la faccia contorta nel dispiacere di Matteo Salvini, o quella incavolata di Giorgia Meloni, o quella esterrefatta di Enrico Letta, di fronte ad una nuova decisione dei PSN in occasione della richiesta dei capataz di bloccare la riduzione del contante riportando il limite di spesa in contanti a 2.000 euro.
Che la riduzione dell’uso del contante faccia piacere a chi evade sistematicamente le tasse è talmente ovvio che non occorre spiegarlo. Logica vorrebbe, anzi, che si cancellasse del tutto l’uso del contante. Ma certo a moltissimi, dai commercianti ai professionisti, dai meccanici agli ingegneri, dalle manicure alle modiste, la cosa non fa comodo e quindi hanno premuto molto per farla saltare. E ci sono riusciti. Qui non c’è stellino o fratellino o leghista o piddiino che conti: sono tutti ansiosi di fare piaceri a certe categorie che votano.
Eppure, una cosa del genere, insomma continuare nell’andazzo che c’è oggi e che anzi si rafforza oggi, è chiaramente contro l’interesse di tutti i cittadini italiani, ai quali converrebbe assai, ma proprio assai, che quei cento e più miliardi annui di evasione fiscale scomparissero per permettere al Governo, ad esempio, di abbassare sul serio le ‘bollette’ e le tasse, di creare molti asili nido, di rimettere in moto linee ferroviarie locali scadenti o ferme, eccetera. Sono certo che se si facesse un sondaggio serio, e cioè consultando davvero un numero rappresentativo di persone alle quali siano ben spiegate le cose, il risultato sarebbe quasi unanime a favore della massima possibile riduzione della circolazione di contanti.
Questa, insomma, poteva essere l’occasione per indurre i PSN a ignorare le direttive dei rispettivi capataz e votare secondo coscienza e utilitàcerto, avendo la coscienza. Sì, lo so, la ‘coscienza’ da noi è poco nota, quasi quanto il senso di responsabilità.
E insomma, la plebe, resta plebe anche quando ha occasione di mostrare di non esserlo, specie visto che prende stipendi di favola. Era una illusione, una speranza: puntualmente disillusa.

 

‘Plebe’, ho detto, con riferimento ai PSN, ma comincio a domandarmi davvero con preoccupazione se non sia una grande maggioranza del popolo italiano plebe, o meglio, se laclasse dirigente‘ (ogni volta che scrivo ‘classe dirigente’, mi viene un crampo alle dita) non consideri davvero il popolo italiano una massa di imbecilli da dirigere passo per passo, e depredarli al meglio.
Mi viene l’idea con riferimento ai referendum. Ne ho già accennato, e ho spiegato perché, a mio parere, certe questioni non possono essere sottoposte a referendum perché sono troppo complesse e articolate per potere essere risolte con un sì o un no.
Ma poi, guardo i risultati delle decisioni della Corte Costituzionale, illustrati in modo spocchioso e … vendicativo (vi sembra strano? io ho colto uno spirito di vendetta, come dire non mi avete voluto al Quirinale e ora vi dimostro che siete degli incapaci) dal Presidente della Corte. Colpisce che siano stati respinti due referendum su questioni importantissime per la vita quotidiana della maggior parte degli italiani e che potevano, sia pure con sforzo, essere risolte con un sì o un no. Perché, posto un sì alla eutanasia, poi ovviamente il Parlamento e magari i PSN in esso, avrebbero potuto facilmente superare le obiezioni sprezzanti avanzate dal Presidente della Corte.
Perché la logica del referendum è proprio questa: si dice la propria opinione, anzi, la propria volontà, e poi spetta al Parlamento gestire la cosa in modo da evitare i problemi che possono derivare da una cattiva formulazione dei quesiti referendari. Questa è la regola del gioco.
Sottoporre, invece, a referendum questioni complicatissime (non complesse soltanto) come il sistema di elezione del CSM o la scelta sulla creazione di pubblici ministeri che fanno solo quello per mestiere, è molto più rischioso. Anche perché, in quel caso, rancori o dispiaceri possono pesantemente influire su una risposta della quale nessuno, non solo la plebe, è in grado di prevedere con esattezza gli effetti, magari molto negativi.
Ma c’è di più. La Corte parrebbe aver ragionato solo in punta di diritto, di cavillo, insomma. Lo abbiamo sentito tutti: l’eutanasia avrebbe potuto servire per facilitare gli omicidi provocati da Tik-Tok (addirittura!) e la cannabis, siccome era dubbio che si estendesse anche ad altre droghe, andavano respinti. In nome di cosa? Della incapacità dei nostri Parlamento e Governo, di intervenire con la legge a precisare e ordinare ciò che in modo troppo tranciante definisce un referendum.
Leggo del dubbio che quella decisione derivi dal fatto che non si abbia fiducia nella gente comune. Forse è vero. È certo che laclasse dirigentedel popolo ha paura, da sempre e sempre sarà così finché le cose resteranno come oggi. Ma quella sgradevole sensazione che mi ha pervaso quando ho sentito dei risultati, quella sensazione che si siarispostoad altri interessi, ad altri comandi, ad altre esigenze, quella sensazione non riesco a levarmela di dosso, specie se, come pare, a quei referendum si è risposto di no, grazie a cavilli.
Certo, anche i cavilli contano. Ma la Corte Costituzionale ha il compito di assicurare ai cittadini, a tutti i cittadini, il pieno rispetto dei suoi diritti, di tutti i suoi diritti, e quindi anche di quelli fondamentali. Voglio sperare che quella notte successiva al ‘verdetto’, e forse non solo quella, per i giudici costituzionali sia stata insonne, possesso della coscienza permettendo.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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