venerdì, Gennaio 28

Questione di … carisma Tra la capacità di attrarre e la buona politica … più che un mare, gente come D'Alema e Renzi

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Indiscutibilmente giusto e indiscutibilmente sbagliato. Anzi, indiscutibilmente tragico. Alludo al sottotitolo -«la politica la sanno fare …»-, dell’articolo sulla solita polemica in politichese stretto: violenta, volgare, saccente, narcisistica, in una parola stupida. Che però, diciamocelo francamente, è tale e resta tale, perché -e peggio per voi se non conoscete il napoletano- ‘ce da’ aurienza’! in particolare, tale è … già chi è?

Perché, vedete, il titolo è di un articolo in prima persona a firma … ‘HuffPost’, che, poi, uno scopre che è Claudio Velardi … ammettete in un povero vecchio come me un po’ di sbandamento.
Per puro caso, in questi giorni mi sta girando fra le mani un libraccio (‘accio’ perché enorme) sul mago Merlino del signor ‘sir Thomas Malory’, che essendo in carcere per molti motivi non esattamente nobilissimi, aveva il tempo di scrivere un mattone gigante di quel genere.
Ma lasciamo perdere, certi giornali e relativi giornalisti sono capaci di farmi saltare sulla sedia anche più di certi politicanti nostrani e anche di Thomas e della spada nella roccia … che poi diventa un’altra spada in, pardon, intorno a una ragazza … . Però, il ‘
cloudell’articolone in prima persona … collettiva, è quel passaggio, dove si afferma che quei due (tra poco vediamo chi è il secondo, ma lo avete già capito!) «la politica la sanno fare …».

Con i suoi soliti modi felpati, infatti, con quella finezza che abbiamo imparato a conoscere, con quella eleganza che gli faceva mostrare l’olivo appena acquistato a 1.500 euro (pensa tu!) piantato nella proprietà appena acquistata con i proventi della vendita della ‘barca’ con cui si era mostrato al colto e all’inclita (cioè sostanzialmente a quest’ultimo) per anni, quando sfidava il mare in tempesta in favore di telecamera, pare che voglia tornare nel PD il sedicentelider maximo‘, del quale appellativo, temo, non si renda conto che è uno sfottò tutt’altro che gradevole.
Sta in fatto che lui, Massimo D’Alema, fa capire che tornerebbe volentieri nel PD, perché, afferma con la sua tipica delicatezza, «La principale ragione per andarcene era una malattia terribile che è guarita da sola, ma che c’era». La malattia è, anzi, era, Matteo Renzi.
A dire il vero, è difficile non condividere, salvo a ricordare che non fu lui, o meglio loro, ad andarsene, ma fu in pratica Renzi a costringerli ad andarsene. Non è una sottigliezza, è un punto fondamentale: Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema e Roberto Speranza (questa era la triade importante, gli altri hanno più o meno ‘seguito’ perché disgustati come loro, ma meno visibili) non erano i primi venuti. Avevano ricoperto cariche importanti nel PD e qualcuno già prima, nel PCI. E, per di più erano persone note per essere capaci di pensare, o almeno di mostrare di saperlo fare.
Renzi li mise nella condizione che se non se ne fossero andati sbattendo la porta, non solo Renzi avrebbe finito per ridurli al silenzio, ma specialmente non avrebbe permesso il voltafaccia di quell’altro politicante di rango che è Michele Emiliano: anti-Renzi e quindi a lui favorevole! Questa è la ‘nostra’ politica: loro tre, invece, sfuggirono a questa logica.
Ora, non so bene se sia corretto parlare di Renzi come di una malattia, ma che abbia rappresentato il peggio del peggio della ‘politica’ italiana e del PD in particolare è più che evidente. Certo: portò il partito al 40% (per la precisione 40,81): ma delle elezioni europee e dove votò meno del 60% degli italiani, se non ricordo male il 57% o giù di lì. E quindi, vantare, come Renzi fa in continuazione, il ‘suo’ grande successo è al solito (non perché lo faccia solo Renzi, ma ci sta trapanando con questa cosa da anni!) lievemente esagerato. Ma questo discorso vale per tutti, perché il malvezzo di attribuirsi certi risultati senza contare quanti votano, è, appunto un malvezzo, anzi, per dirla chiaramente, una truffa. Ma, se guardate i sondaggi pubblicati (ad esempio cito quelli di ‘Panorama‘), la percentuale dei votanti non è nemmeno riportata, come, per evitare che mi accusiate di parzialità, non sono riportati da ‘Fanpage‘, mentre Enrico Mentana li riporta, però, guarda caso, li scrive piccolo piccolo sul quadro, ma … non li dice ma, insomma, sono il 42.1%!
Cioè, se so fare i conti, si è espresso (e quindi si suppone che voti se si votasse oggi, che, a sua volta è una balla, ma lasciamo correre) il 57,9 degli ipotetici italiani, dei quali il PD prenderebbe oggi il 22%, cioè … beh fatevi voi i conti!

Tornando a noi, il signor Velardi HuffPost, si dichiara affascinato dal carisma di certi politici, loro due -D’Alema e Renzi- nella specie, lamentando di esserne lui privo. E questo è il punto: il carisma. Cioè la capacità di affascinare, di fare credere, di indurre a seguire … ma scusate la differenza tra i predetti carismatici e quella signora (Wanna Marchi) che vendeva saponette e intrugli magici o la signora Ferragni dov’è?
Posso capire che uno constati che certe persone riescono ad affascinare la gente, ma un giornalista dovrebbe essere del tutto alieno da una cosa del genere, e meno che mai ammirarla e subirne il fascino: lo sto dicendo a me! Non ce l’ho con Velardi, per carità, ma con il fatto che si confonda, e ciò accade molto spesso, la capacità di attrarre, con la buona politica: se attrai la gente sei un buon politico.
E non solo. Se sei abile‘, cioè giochi a rimpiattino con la realtà, dici una cosa e ne fai un’altra e così via, se fai così, sei unbuon politico?

Lo so, è una mia fissazione, lo sto ripetendo da mesi. No, quella non è buona politica, quella è presa in giro della gente, è roba da pifferaio di Hamelin, non da politico.
Certamente, ha ragione Velardi HP a dire che un vero politico è quello che riesce a farsi seguire avendo un disegno avanzato in testa, che non riesce, e nemmeno prova, a spiegare a tutti. Vero. Ma se poi lo realizza, e se quel disegno è nell’interesse della gente, fa bene, altrimenti è solo un politicante. Se poi non ha nemmeno un disegno …
La differenza tra l’autarchia o la dittatura e la democrazia è che in democrazia il leader è un buon leader se sa, tanto per cominciare, definirsi con un termine in italiano, ma specialmente fare capire bene, e con chiarezza, alla gente, che lo vota (appunto, lo vota, non lo subisce estatica!) quello che vuole fare, perché lo vuole fare e … specialmente, con chi lo vuole fare.

Solo per concludere sui due cagnacci che sembra si stiano azzannando (trascinando un PD ormai al ridicolo nella polemica sterile, fino al punto di fare dire a un Enrico Letta stizzito che non c’è stata nessuna malattia nel PD … ): D’Alema è quello che ha fatto arrestare Abdullah Oçalan, che è in carcere in Turchia, e ha fatto la guerra in Serbia e Kossovo (facendo infuriare perfino uno serafico come Kofi Annan), guerra che è ancora in corso e non finirà presto, se mai finirà; Renzi, a sua volta, è quello che, ‘preso il PD’ (perché è letteralmente così e ve ne sono ancora le tracce, basta leggere le dichiarazioni di Marcucci), ha invitato Silvio Berlusconi al Nazareno, creando i guai che ben conosciamo, e ha cercato di stravolgere il nostro sistema costituzionale, con una riforma che, per fortuna, il suo ‘carisma’ non è riuscito a imporre all’Italia.
Tutto il rispetto per entrambi, per carità. Ma se costoro sono due politici che ‘sanno fare politica‘, Dio ci scampi dalla politica.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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