martedì, Settembre 28

Questa pazza estate: Berlusconi al Quirinale (forse) e Santori nel PD La corsa per il Quirinale di Berlusconi: un tentativo di mostrare ai pochi autentici liberali e conservatori cosa sarebbe il pericolo di cedere le armi a Salvini e Meloni?

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Per concludere in allegria i quindici giorni di ‘vacanza’ (ne sono successe di tutti colori, a dire il vero) un paio di notizie e commenti, diciamo così divertenti, anche se, talvolta agghiaccianti, di Silvio Berlusconi in ‘corsa’ per il Quirinale e Mattia Santori candidato PD.
Pare che nella destra italiana siano in corso grandi manovre, vediamole un momento perché sono interessanti, con la premessa che ho più volte detto e ripeto, destra, anzi, destra-destra-destra come ho scritto nei giorni scorsi, non centro-destra -questa ambiguità, queste mezze misure non servono a chiarire le cose, ma solo a ‘rassicurare’ chi potrebbe dolersi di avere a che fare con la destra-destra-destra, ammesso che in Italia una ve ne sia. Perché, lo dico solo per accenni, in Italia la destra non ha mai avuto, e non ha oggi, nulla a che vedere né con la cultura, né con le forme politiche del conservatorismo vero e proprio, del liberalismo. La nostra destra è solo destra, spesso bieca e basta, quasi sempre rozza e incolta.
E in quanto alle sardine, beh, quel che sta accadendo, modestamente, lo avevo previsto.

Il ‘buon’ Silvio Berlusconi ha fatto la sua fortuna politica, oltre che con le televisioni e, forse, con alcuni grandi e piccoli ‘favori’ più o meno pagati, parlando degli avversari comecomunisti‘. E non per riferirsi ad una loro formazione ideologica comunista, leninista, marxista o quel che volete, ma per riferirsi alla loro rozzezza da mugichi‘, da allievi dibaffone‘, eccetera. Comunismo in Italia, e non dovrebbe stupire nessuno dopo vent’anni di fascismo praticato e bieco, ottuso e violento, è stato associato sempre ad assurdità come le case in comune, come l’idea di togliere alla gente la propria ricchezza, eccetera. Ho sentito persone intelligenti e colte, parlare così.
Certo, per parte loro i comunisti italiani sono solo raramente riusciti ad accreditare di sé stessi una immagine realistica, e di vero umanismo, come in realtà dovrebbe essere il comunismo vero. Forse vi è stato solo un momento in cui i comunisti hannosfondatonella coscienza popolare, quando alla guida del partito vi fu Enrico Berlinguer, che suscitava entusiasmo anche per la sua nettezza e dirittura morale. Non a caso fu il principale bersaglio dei socialisti craxiani. Anzi, Bettino Craxi, lo ricorderete, fu segretario del PSI dopo una sorta di vero e proprio colpo di Stato contro il segretario in carica, colpevole di avere parlato, qualcuno più attempato lo ricorderà, diequilibri più avanzati‘. Non fece in tempo a ripeterlo la terza volta e fu ‘fatto fuori’, per essere definitivamente distrutto, con l’ancora oggi oscurissimo rapimento del figlio e la conseguente ‘trattativa’. E Craxipreseil partito insieme a Enrico Manca e Claudio Signorile, che furono rapidamente messi ben da parte: Manca con una lucrosa presidenza della RAI, e Signorile, che ingenuo pensava di potersi dividere il potere con Craxi, con una di nuovo oscura vicenda di ferrovie e non so che altro. Poi, socialismo significò soloMilano da beree mazzetta a gogo. Infine unmariuoloscoprì le carte.
Sì, sintetico e, forse, radicale, ma nella sostanza è questo. Ma la borghesia non c’era, non c’era stata e non ci sarebbe mai più stata. E meno che mai la cultura liberale. Che infatti da Berlusconi fu tradotta in lotta ai comunisti, e sdoganamento del fascismo, inizialmente nella forma ‘morbida’ di Gianfranco Fini, allievo peraltro del dichiaratamente fascista Giorgio Almirante.

Arriva la Lega, con le sue pulsioni anti-Stato e autonomiste: li ricordate i primi tempi della Lega che organizzava gli scioperi fiscali, teorizzava la separazione dall’Italia e poi … diventanazionale‘, ma nel senso peggiore del termine: nazionalista e, come si dice oggi, sovranista.
In questo guazzabuglio, il qualunquistico liberismo di Berlusconi, dopo una ascesa tumultuosa, oggi mostra la corda: la corda dell’assenza di un’idea di fondo, di una cultura sua e almeno realmente liberale. Sì, Berlusconi viene definito ‘liberale’ dagli imprenditori che si sono giovati delle sue operazioni di smantellamento delle regole e quindi dei vincoli. Ma quanto a liberalismo, Berlusconi è alle elementari e ripetente pure. L’incontro con Matteo Salvini lo spiazza completamente. Lui, il populista ‘elegante’ che raggiunge la gente attraverso Canale 5 (e Giorgio Gori, oggi ‘leader’ della sinistra!) e gli mostra una Italia ricca, benestante, felice … lo ricordate prima di passare la campanella a Mario Monti, ‘i ristoranti sono pieni’, ‘bisogna prenotare quindici giorni prima per un posto in aereo’, mentre l’Italia affondava sotto i colpi sia della pessima gestione economica, che di Nicolas Sarkozy e Angela Merkel, auspice benedicente Giorgio Napolitano, il comunista in fumo di Londra! altro che Berlinguer.
E quindi ora Berlusconi ha capito che ormai non ha più spazio, o meglio ne avrebbe se avesse degli uomini con sé liberali e capaci … e dove li trova! È anche colpa sua, che ha avuto solo dipendenti o amanti nel partito. E quindi cerca di allearsi con Salvini, sfruttando le difficoltà di Salvini.
E sì, perché per Salvini la vita si va facendo difficile. Ha deciso di partecipare al Governo Draghi per non restare isolato, ma è attaccato proprio sul suo terreno del populismo a buon mercato da Giorgia Meloni, che non ha nulla da offrire salvo fare l’opposizione da destra a Salvini e strizzare più consapevolmente di Salvini l’occhio ai fascisti. Non tanto quelli espliciti di Casa Pound e robaccia simile, mica è scema, ma quel sentimento confuso e diffuso di insoddisfazione, di Governo che non fa mai nulla, di ordine che non c’è … di treni (se mi permettete l’ironia) in ritardo.
E Berlusconi, mai domo, cerca di correre ai ripari, e cioè, nonostante i mugugni di buona parte dei loro partiti, sembra che stiano progettando una unione, no, pardon, una federazione, no, pardon, una gestione politica comune a livello parlamentare, no, pardon, non a livello parlamentare … insomma, una sorta di unione di disperati. A Napoli si direbbe, con quella crudeltà che solo a Napoli può esistere perché è piena di umanità e ironia: ‘o zuoppo e o cecato’. Non si sa per fare cosa, è una grande confusione, ma unirsi è necessario.
Salvini, certo, finirebbe per assorbire Berlusconi, ma quest’ultimo avrebbe due vantaggi. Uno, assolutamente non compreso e non apprezzato dai suoi colleghi di partito (diciamo pure dipendenti), e cioè la possibilità alle prossime elezioni di salvare qualche poltrona in un Parlamento ridotto dalle buffonerie degli stellini -che poi, ironia della sorte, ne pagheranno il prezzo maggiore. L’altro, a mio parere un po’ demenziale, la possibilità per Berlusconi dicorrereper il Quirinale.
Confesso che mi sfugge del tutto, come si possa pensare anche solo per scherzo, di mandare Berlusconi al Quirinale, ma tant’è. Lui ci vuole provare, lo considera il suo canto del cigno, il suo botto finale. Non a caso, uno che raramente parla a vanvera, Gianfranco Rotondi, ci crede, ma, da quel cinico irriverente che è, ne definisce i contorni dicendo: «chissà quanti Papi entrarono in quel palazzo favoriti dalla loro età e fragilità». Come dire, facciamo un Papa di transizione per prendere tempo e magari fare qualche pasticcetto, tanto quanto può durare Berlusconi, con o senza Quirinale?
Orbene, a parte il fatto che sulla durata di Berlusconi, o meglio sulla sua non durata, mi pare davvero fuori luogo discutere, a tutto c’è un limite. A parte ciò, Rotondi forse ha colto il punto e quindi cerca di sminuire il pericolo, dicendo che tanto durerebbe poco. Non credo, infatti, che lui e parecchi altri del partito di Berlusconi amino la prospettiva di trovarsi in un partito diretto da Salvini, e quindi sperano ancora di avere il tempo per impedirlo. E una presidenza Berlusconi sarebbe il toccasana.
Come dico, io non credo alla stupidità di Rotondi, anzi. Ma non credo nemmeno a quella di Ber-lusconi, figuriamoci!
E allora qual è il gioco? Forse i due sono di fatto d’accordo: prendere tempo e fare vedere bene al colto e all’inclita, magari anche grazie ad una presidenza Berlusconi, ma comunque con Berlusconi in gioco, quale sarebbe il pericolo di cedere le armi a Salvini e Meloni, e cercare di mobilitare quella fascia di persone (io credo poche) che ancora potrebbero capire un discorso liberale e che sappiano apprezzare il baratro che sarebbe Salvini, specie un Salvini calciato continuamente negli stinchi dalla soave Meloni.

E dall’altra parte?
Pare che la capo-sardina Mattia Santori si candidi a consigliere comunale a Bologna. Dopo le sardine, la mortadella, se mi permettete … così finisce un’idea che, se non ci fosse stata l’epidemia e non ci fossero state le lotte per la primazia tra sardine, è stata la sola novità politica, in senso profondo, di questo Paese, una novità capace, quella sì, di terremotare il sistema, senza né magistrati né craxiani. Purtroppo è stata stoppata dalla epidemia, e sì che di occasioni e cose per andare in piazza a suscitare pensieri e non solo slogan, come è stata all’inizio, ce ne sarebbero state. Ma l’epidemia, certo … ma anche l’incapacità e il carrierismo di alcuni ha distrutto tutto, perché, epidemia a parte, di modi per farsi sentire, vedere e ragionare insieme ce ne sono: non li hanno usati. Peccato.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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