venerdì, Aprile 16

Quell'insostenibile pesantezza dell'essere field_506ffb1d3dbe2

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 Giulia Tofana

A scopo preventivo, prima di cominciare a scrivere, mi ‘sparo’ quattro/cinque adorate gelatine di frutta.

Chi meditasse di avvelenarmi, ora sa che un nucleo di arsenico nel cuore di succose gelatine di frutta  -quelle di Castroni sono vellutatamente morbide- sono una maniera ‘pulita’ di farmi tacere per sempre.

Il fatto è che, quando apro le notizie sul web, divento io dispensatrice di veleno  -come quella Giulia Tòfana, seicentesca serial killer alleata delle mogli, della quale ha narrato cosi avvincentemente Adriana Assini in ‘Un sorso di arsenico’ (Scrittura & Scritture)- ché delle volte (quasi sempre) persino mi autocensuro l’indignazione generatami da certe follie dei miei condomini di genere (umano).

Prendete ieri (ma tutti i giorni ce ne sono in egual misura, pur differenziandosi nei contenuti).
Ormai è dilagata questa moda dei selfie, ché quando erano dei plebei ‘autoscatti’ ci si sentiva persino cretini a farseli.
Certo, la diffusione di Ipad e diavolerie similari ha reso più esotico il click, specie quando si accosta la propria mediocrità a chi viene considerato un VIP   -anche se è il campione mondiale dell’ingurgitamento di salsicce.

E, dunque, è tutto un proliferare di selfie, che allorché qualche amica modaiola mi ci vuole coinvolgere, io scappo atterrita, considerandolo l’apoteosi del provincialismo.

Le notizie di ieri si riferivano a due episodi di selfie che più idioti e cinici non si può: a Jesi, mentre il nigeriano Precious Omobogbe, 25 anni, teneva in scacco in strada per due ore i passanti, impugnando due machete, al grido ‘Italiani, vi uccido tutti’ (subito, ricorrendo alle solite, stantie categorizzazioni, i colleghi l’hanno ribattezzato ‘il Kabobo di Jesi’, considerando l’omonimo ghanese  –Adam Kabobo– che, nel maggio 2013, a Milano, uccise a picconate 3 passanti in zona Niguarda, il capostipite di questa genia di assassini seriali stradali) c’è stato chi, fra i presenti, imperterrito, si scattava selfie.

E’ l’evoluzione della specie di quelli che, inquadrati da una telecamera, si sperticavano a fare ciao con la manina.

Della stessa pessima stoffa è quel poliziotto turco che a Istanbul si è fatto un selfie sul ponte sul Bosforo, mentre i colleghi stavano da ore convincendo un aspirante suicida a non buttarsi.
Invece, il disperato 35enne è riuscito ad uccidersi mentre quel cuore di pietra di agente si immortalava accanto a lui, aggrappato alla spalletta del ponte.

Altra dimostrazione di quanto siamo nel caos comportamentale più completo? Quale è il senso di fotografarsi nudi e di inserire questi scatti in una cloud di Apple; e quale è il senso di strillare sconvolti alla violazione della privacy se qualche hacker riesce a forzare le difese informatiche?

Il divismo spesso travolge il senso della misura, ma credo che ci siano molti utilizzatori di strumenti informatici che, oltre a scattarsi selfie con assassini seriali nei paraggi o con aspiranti suicidi da inquadrare, conservino nei loro dispositivi foto privatissime, che Play Boy è una Bibbia miniata.

Scrive ‘Il Corriere della Sera‘: «Ad essere coinvolte nel furto delle foto, pubblicate prima su 4Chan e su alcuni social compreso Twitter un centinaio di star hollywoodiane, tra cui Jennifer Lawrence, Kim Kardashian, Rihanna e Hillary Duff. Stando a quanto ricostruito dai siti informatici Usa, per due giorni sarebbe stato disponibile online, su Github e su HackerNews, uno script con cui tentare inserimenti di password a ripetizione per entrare negli account di iCloud, la “nuvola” su cui i 320 milioni di utenti del servizio possono memorizzare contenuti e accedervi dai loro dispositivi (iPhone, iPad, iPod Touch, Mac e pc)».

Il fatto è che, rese audaci da una certa pretesa di inviolabilità, certe dive (ma anche certe desperate housewives sparse nel pianeta) amano l’hot selfie e se lo conservano nella memoria di pc e telefonini.
Un’abitudine probabilmente presunta dagli hacker i quali, più che per uso proprio, carpiscono queste immagini per immetterle nel mercato clandestino della pornografia. Tant’è che, nell’ozioso gioco di identificare l’ipotesi di reato, si è parlato di un crimine sessuale e non informatico.

Io, per fare sfoggio della mia matrice giuridica, suggerirei di ‘inventarsi’ una fattispecie ad hoc, denominato ‘reato sessuale attraverso l’uso dell’informatica’, tanto per non scontentare nessuno.

Capitolo a parte meritano i marosi del livore: nei giornali di ieri ce n’era una schiuma che pareva il mare di Vietri a mezzogiorno una mattina d’agosto.

Schizzi di malignità ovunque, nello scontro a distanza delle damazze della ‘Domenica Sportiva’, fra la defenestrata Paola Ferrari  -illusasi di essere protetta da una sorta di tabù di inviolabilità- ed una tizia che mai avevo sentito nominare (Sabrina Gandolfi, che scopro valletta di Buongiorno a Telemike), ma che sarebbe stata ben nota a chi ha deciso di sostituirla alla suddetta signora De Benedetti nella conduzione del noto programma.

Ho scritto signora’, ma l’ho fatto in automatico, giacché le sue reazioni di ‘vasciaiola’ (ovvero inquilina degli squallidi ‘bassi’ napoletani) non sono consone a tale appellativo.

Sono certa che è stato solo perché il loro scambio di opinioni non è avvenuto in presenza che le insolenze non si sono tramutate in un pirotecnico ‘strascino’.

Per gli stranieri, spiego che lo strascino  -arma di aggressione tipica e prediletta dalle suddette ‘vasciaiole’-  consiste in poderose tirate di capelli tali da abbattere l’avversaria e ‘strascinarla’ (trascinarla) a gloria della propria vittoria.  

Di mio, posso osservare che, come potenziale vittima dello strascino, mi sembra più adatta la Ferrari, con le sue lunghe chiome che la Gandolfi, che i capelli li ha prudentemente corti.

A che punto son le macumbe? Mentre la madre di tutte le macumbe, quelle del potente padre di Cécile Kyenge contro quel babbasone di Calderoli, è scomparsa dai sommari dei giornali, ci si cimenta Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato (che, in virtù del proprio ruolo istituzionale, farebbe bene a non fare insider trading) contro Ntv, la compagnia ferroviaria privata che ha messo in mobilità circa un quarto dei suoi dipendenti.

Su Twitter (pistola fumante nelle mani di Gasparri, capace di duellare persino con Puffo Brontolone) ha, infatti, ironizzato sulle promozioni Ntv, in quanto la taccia di essere quasi fallita.
La sua anti-pubblicità è stata rintuzzata dalla società guidata da Luca di Montezemolo con una querela per diffamazione.

Non voglio sbagliare, ma, quando si trattò di ristrutturare i conti delle Ferrovie dello Stato, il gigante concorrente della compagnia nata sulla scia delle liberalizzazioni, nessuno le accusò di essere ‘quasi fallite’.
Anche perché, essendo FS di proprietà del Tesoro e Ntv a capitale privato, fra i vantaggi anticompetitivi della prima c’è anche quello di non correre rischi di fallimenti…

Per fare il pieno di astio, veleno e soda caustica, però, dobbiamo aspettare almeno domani: è il giorno in cui sarà in libreria: ‘Grazie per questo momento’, l’opera-confessione scritta da Valérie Trierweiler, l’ex premiere dame dell’Eliseo, in cui si presagisce che François Hollande sarà dipinto come il Lupo Cattivo, il Barbablu infedele.

In sovrappiù, occorre considerare che questo, secondo ‘Il Corriere della Sera‘, «sarà il terzo volume che prende di mira il Presidente in pochi giorni, assieme a quelli degli ex ministri Cécile Duflot e Arnaud Montebourg»
Quello di Valérie, però, avrà una marcia in più: esce in concomitanza con le voci di un prossimo matrimonio fra il Presidente e l’attrice Julie Gayet, la protagonista della relazione che causò la fine del legame fra Hollande e la Trierweiler.

 

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