domenica, Settembre 19

Quell’idea di Renzi di portare Prodi all’ONU

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Italia contro Europa dell’Est. È la nuova sfida che nel 2015 potrebbe lanciare il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi per provare a portare un italiano sulla poltrona più alta delle Nazioni  Unite. L’ipotesi di Romano Prodi come prossimo Segretario generale dell’ONU era già circolata qualche giorno fa, dopo il colloquio avuto a Palazzo Chigi tra il Premier ed il Professore. Ma sono in molti a chiedersi fino a che punto questa candidatura internazionale sia frutto di una trattativa mirata o se invece, come si vocifera in ambito parlamentare, sia solo l’ennesima mossa, un po’ più ovattata rispetto all’aprile del 2013, per deragliare nuovamente Prodi su un binario diverso da quello del Quirinale.    

Renzi e le candidature internazionali: un capitolo alquanto suggestivo se si pensa a quanto verificatosi negli ultimi dieci mesi. La rinuncia del governo italiano ad una candidatura tricolore alla NATO, ad esempio. L’esclusione di Enrico Letta dalle più alte cariche europee nonostante l’ex premier fosse nome gradito alle principali famiglie politiche di Bruxelles. E quindi la successiva trattativa con i Socialisti europei per portare Federica Mogherini alla carica di Lady Pesc. E ancora la recente candidatura di Roma contro Los Angeles per i Giochi Olimpici del 2024.

Che sia tattica o strategia, quella di Prodi all’ONU resta una candidatura tanto curiosa quanto debole. Certamente non perché l’ex presidente del Consiglio non possieda i requisiti adatti per poter esercitare questo mandato. Il suo curriculum internazionale, infatti, non è secondo a nessuno, soprattutto in ambito United Nations. È dal 12 settembre del 2008 che il Professore presiede il gruppo di lavoro ad hoc ONU-Unione Africana sulle missioni di peacekeeping in Africa. Lo stesso anno, a conclusione dell’attività politica, dà vita alla “Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli”, per far tesoro – come scrive lo stesso Prodi sul sito dell’Associazione – «delle esperienze internazionali che ho avuto come Presidente del Consiglio italiano e come Presidente della Commissione Europea, e per continuare ad occuparmi di alcuni problemi che direttamente o indirettamente avranno influenza sulla politica e sull’economia internazionale». Nel 2012, infine, arriva la nomina come Inviato speciale del Segretario generale Ban Ki-moon per il Sahel.

Ma all’ONU, si sa, non funziona né come in Italia, né tantomeno come in Europa. Con le regole non si improvvisa e non si fanno sconti a nessuno. Per la nomina del suo capo il Palazzo della diplomazia internazionale a New York riserva una procedura riservata ed inaccessibile. Il nominativo, solitamente, non viene alla luce sino all’ultimo momento, cioè in fase di votazione in Assemblea generale, dove i 193 membri delle Nazioni Unite sono rappresentati dai propri rappresentanti permanenti.

Si comincia con un doppio scoglio procedurale: innanzitutto la selezione del nuovo Segretario generale è soggetta al veto di ognuno dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Cina, Francia, Regno Unito, Russia, Stati Uniti). Ma soprattutto, per prassi, il Segretario viene scelto a rotazione tra i rappresentanti di un’area geografica dei Paesi aderenti all’Assemblea generale.

È possibile, quindi, che la candidatura di Prodi si fermi già al primo livello di scrematura, in quanto dopo aver avuto un Segretario generale inglese (Gladwyn Jebb), due del Nord Europa (il norvegese Trygve Lie e lo svedese Dag Hammarskjold), un birmano (U Thant), un austriaco (Kurt Waldheim), un peruviano (Javier Pérez de Cuéllar), un egiziano (Boutros Boutros-Ghali), un ghanese (Kofi Annan) ed, infine, un  sudcoreano (Ban Ki-moon), per riequilibrare la rotazione il prossimo candidato dovrà obbligatoriamente provenire dall’Europa dell’Est, essendo la regione che non ha mai ottenuto questo posto.

Allo stato dei fatti sembra che la regola della rotazione prevalga su possibili colpi di scena e che quindi, curriculum ed esperienze a parte, almeno in partenza a Prodi possa essere favorito un candidato di uno degli ex satelliti dell’Unione Sovietica. Una scelta sistemica, ma non per questo semplice, se si pensa che Mosca, che ha potere di veto, potrebbe facilmente creare insidie all’interno del processo di elezione  per far pesare i comportamenti della comunità internazionale rispetto alla situazione in Ucraina. Come dire: nel caso di mancato accordo su un nome dell’Est o di quorum non raggiunto per il Professore non tutto sarebbe perduto.

La competizione è aperta, e la lista dei concorrenti che corrono insieme a Prodi per la vittoria finale è già bella lunga e di un certo livello. Si comincia con la super favorita Irina Bokova, ex ministro degli Esteri della Bulgaria e attuale Direttore dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO).

Un altro nome di peso è quello di Vuk Jeremic, ex ministro degli Esteri serbo e fino al 2013 presidente dell’Assemblea generale dell’ONU. Ottime chance, ma scarso apprezzamento da parte USA per l’atteggiamento adottato da Jeremic nel 2008 sulla questione dell’indipendenza del Kosovo.

Ancora, a scontrarsi con Romano Prodi potrebbe essere anche l’ex presidente della Slovenia Danilo Türk, già ambasciatore presso l’ONU tra il 1992 e il 2000, e assistente di Kofi Annan negli anni 2000-2005. Mentre sempre dalla Slovenia, potrebbe arrivare anche  il nome di Jan Kubis, ex ministro degli Esteri e, dal 2011, a capo della Missione ONU di assistenza in Afghanistan (UNAMA).

Così come buone sono le possibilità di riuscita per il giovane e molto ambizioso ministro degli Esteri slovacco, Miroslav Lajčák, per l’attuale presidente della Lituania Dalia Grybauskaite, o per l’ex Primo ministro della Nuova Zelanda, Helen Clark, dal 2008 amministratrice del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP).

 Se le intenzioni di portare un inquilino a Palazzo di vetro sono serie vorrà dire che Renzi dovrà presto annunciare ufficialmente la candidatura dell’italiano e iniziare a costruire un consenso internazionale intorno ad esso, sebbene la discussione sull’elezione del prossimo Segretario generale è verosimile che non inizi prima della riunione annuale della prossima Assemblea, a settembre del 2015, o addirittura a dicembre, quando la presidenza di turno del Consiglio di sicurezza spetterà agli Stati Uniti.

Se invece si tratterà di mettere una toppa lo vedremo presto. Tra qualche giorno il presidente Giorgio Napolitano avrà ufficializzato le sue dimissioni anticipate e in Italia inizieranno i giochi per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, dove il nome di Prodi potrebbe riemergere nuovamente dopo lo smacco delle votazioni del 2013. Partita non facile anche in Italia per il Professore dove le resistenze ad un’eventuale elezione al Colle non provengono solo dal partito di Silvio Berlusconi, bensì anche dall’interno del Partito democratico. Quello stesso partito che, nel caso di un nuovo tranello dei “101” sta già pensando, appunto, a come medicare Prodi con un incarico all’estero.       

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