lunedì, Aprile 19

'Quelli che osano': l’Islanda in aiuto delle Repubbliche Baltiche

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Bruxelles – Un documentario di grande rilevanza storica è stato presentato martedì al Parlamento europeo di Bruxelles che fa rivivere i tragici momenti di 25 anni fa quando, nel gennaio 1991, le tre repubbliche baltiche cercarono di riprendersi l’indipendenza dall’Urss con una rivolta cittadina schiacciata, in Lituania e Lettonia, dai carri armati sovietici.

In quei momenti difficili fu l’intervento di una piccola nazione come l’Islanda a cambiare il corso della storia assicurando, attraverso l’intervento del suo ministro degli esteri dell’epoca, Jon Baldvin Hannibalsson, la solidarietà alle popolazioni prese di mira dai sovietici. «Si tratta di un momento felice della storia europea» ha commentato il presidente della commissione esteri del Parlamento europeo Elmar Brok nel presentare il filmato realizzato per l’occasione con interviste esclusive e filmati originali dell’epoca. «Il film dimostra quanto sia stato importante l’impegno e il coraggio di alcuni leader europei nel sostenere i popoli delle repubbliche baltiche che aspiravano a riconquistare la loro libertà». Brok ha poi invitato a riconoscere il coraggio di alcuni leader che all’epoca sono riusciti a cambiare il corso della storia perché ‘hanno osato’: «Non si tratta solo di un evento storico ma di un messaggio per l’Europa del futuro».

Il messaggio lo ha portato al pubblico europeo lo stesso ministro degli esteri islandese che 25 anni fa seppe rispondere alla concitata telefonata notturna del premier lituano Vytautas Landsbergis che chiedeva il sostegno dell’Europa mentre i carri armati del presidente sovietico Mikhail Gorbachev invadevano Vilnius la notte del 13 gennaio 1991. Prese l’aereo e partì.

La presenza a Vilnius del ministro islandese in quei momenti difficili, al funerale delle vittime e a colloquio con la popolazione ebbe un peso non indifferente agli occhi dei lituani che già nel giugno del 1988 avevano protestato nelle piazze intonando tutti insieme canti tradizionali lituani e che un anno dopo (agosto 1989) crearono una catena umana lungo tutte le strade del paese con un milione di persone che si presero per mano per mostrare al mondo la loro opposizione al patto Molotov-Ribbentrop, firmato 50 anni prima (agosto 1939), cancellando di fatto dalla carta geografica le tre repubbliche baltiche Estonia, Lettonia e Lituania e favorendo così la loro invasione da parte delle truppe di Stalin.

Ma il momento storico 25 anni fa era difficile: gli Stati Uniti stavano lanciando l’operazione ‘Desert Storm‘ per invadere l’Iraq e non avevano nessun interesse a creare problemi all’Unione Sovietica, altri dirigenti europei preferirono seguire i loro affari interni più che occuparsi dell’indipendenza di quei piccoli Paesi. Fu solo l’Islanda, altro piccolo Paese, a correre in aiuto almeno per testimoniare la propria solidarietà verso i vicini nordici, al di sopra e al di là di qualsiasi colore politico.La solidarietà per i piccoli Paesi fu manifestata solo dai piccoli Paesi” ha osservato Hannibalsson nel presentare il film che racconta le vicende di quel periodo tormentato e che ha fatto versare più di una lacrima a molti dei presenti provenienti dalle repubbliche baltiche e ora membri dell’Unione europea.

Quelli che osano” (Those who dare) è il titolo del film, documentario storico pieno di momenti di pathos come le immagini dei conduttori del telegiornale che raccontano dal vivo l’avanzata delle truppe sovietiche per le strade di Vilnius fino alla sede della TV e fino alla porta degli studi di emissione. Poi l’immagine scompare e si sente solo il crepitare delle armi.

La sala del Parlamento europeo dove è stata organizzata la proiezione del film era decorata con sue bandiere, quelle dei due maggiori partiti politici europei, il PPE (Partito Popolare Europeo) e il S&D (il Partito Socialista europeo), esposte insieme per ricordare un momento della storia in cui la solidarietà umana ha superato tutte le divisioni di partito. Anche la Danimarca appoggiò l’azione di solidarietà dell’Islanda ma senza esporsi direttamente come aveva fatto il ministro degli esteri islandese che arrivò di notte a Vilnius appena ricevette la telefonata di Landsbergis per dimostrare, con la sua presenza, che un ministro di un paese membro della Nato poteva avere un impatto importante in un momento storico decisivo.

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