martedì, Maggio 11

Quelli che … ‘Io Apro’, ‘Io stupro’, ‘Io non c’ero e se c’ero dormivo!’ Dai ragazzi della 'vicenda Grillo', ai 'ristoratori aprenti', la mentalità è sempre e solo quella: scaricabarilismo programmatico e 'io per me, tu e chi se ne frega!'

0

Tornare su cose già dette e discusse è sempre noioso. Ma sta in fatto che certe volte è la realtà che tira per i capelli e uno non può non parlarne.
Perché nel fiume, anzi, nel torrente di parole che si stanno sprecando intorno alla vicenda Grillo, e poi intorno alla trucida vicenda del coprifuoco e simili, compare sempre più chiara, nitida e disgustosa la mentalità e la cultura medievale di una parte consistente dei nostri concittadini. Una mentalità e una ‘cultura’ che all’impaginatore ho chiesto di esprimere con il … vuoto.

Tre le varie novità delle quali si legge in merito al fatto Grillo e co. –una masnada di giovinastri, accompagnati dalla mamma sonnolenta, portati a sfrenarsi a più non posso al Bilionaire e altri posti simili, adatti alle tasche più povere come noto-, si parla di uno di quei giovani che, con una espressione da dare i brividi (almeno per come la riferiscono i giornali e in particolare il ‘Corriere’ del 28 aprile) ‘prende le distanze‘, sitira fuoridalla vicenda, affermando che lui non c’entra con tutto ciò che è successo, perché lui, ‘dopo avere fatto sesso’ con la ragazza, si è addormentato e altro non sa.
È quanto di più italiota si possa pensare, la quintessenza dell’italianità peggiore, lo scaricabarilismo programmatico: ‘io non so, non ho sentito, non c’ero e se c’ero dormivo!’ Dunque, per questo ragazzo (che a me appare anche peggio del Grillo-piccolo) tutto ciò che è accaduto quella notte, con la mamma-grillo che dormiva nella stanza accanto o giù di lì, è del tutto normale. Lui si è trovato lì, con una ragazza mezzo ubriaca fra le mani, ci ha fatto sesso (non si chiede se fosse ‘consenziente’, ora non lo dicono più) e poi si è messo a dormire: il suo lo ha fatto, di altro non si occupa. È quasi un fatto burocratico, ha timbrato il cartellino, ha fatto i suoi due minuti di ‘lavoro’ e ora tranquillo a dormire.

Ciò che mi colpisce è la mentalità che traspare da tutto ciò: stavo per dire la cultura, ma la parola non mi pare si attagli troppo alle persone di cui stiamo parlando. Stai lì con una ragazza conosciuta al Bilionaire, dove non entri se non hai molti soldi, lei e la sua amica (che non sembra che ne abbiano molti, di soldi, ma su ciò non si può dire) sono mezze ubriache, le porti a casa o in albergo (se si trattava di un albergo, ci sarebbe da dire anche sull’albergatore!), le offri ancora da bere, badate non ‘la fai bere’ -voglio concedere a quei ragazzi il beneficio del dubbio erano loro era lei che voleva bere …- e poi ci fai sesso. Poi lo faranno anche gli altri, o lo hanno già fatto o lo faranno di nuovo. E dicono che lei è consenziente, e quindi … già, e quindi?

Ma che uomini siete, che razza di gente siete?! Cos’è quella? una bambola gonfiabile e voi un bambolotto? Ebbene sì, è proprio così, le trattate, ma badate, vi trattate, come delle macchine. Ci fate sesso, senza domandarvi se le piacete, se ne ha veramente voglia, se c’è (voi sapete l’inglese di certo) se c’è ‘feeling’. Nulla di tutto ciò: sta lì, non è contraria, anzi, magari mi si offre, è disponibile, e io ci faccio sesso. Ma è ubriaca! E che fa, fatti suoi, ci sta, ogni lasciata è persa! È così che si dice in quell’ambiente?
Come ho scritto l’altro giorno, fossi il padre sarei io a vergognarmi … e non solo il padre dei maschietti!

Ma poi cambiamo scenario, per andare ad un altro scenario abituale ormai, quasi quotidiano. Allo scenario di quei figuri, dall’aspetto un po’ trucido, che fanno parte della nuove genialità messa in opera grazie al Covid-19, i ‘io apro‘. Quelli, cioè, che se ne fregano dei divieti: loro devono guadagnare, devono incassare, loro sanno meglio di tutti se nei locali ci si contagia o no. Perché, ti dicono, da McDonald sì e nel mio ristorante no? Perché alle 13 sì e alle 21 no? Non è la stessa cosa?
E uno cerca di spiegare che non lo è. Ma non importa. Uno dovrebbe (e non ho visto molti di quei giornalisti che in questi giorni li intervistano e ‘fanno’ audience, diffondendo quella mentalità, appunto) chiedere: ma è vietato e tanto basta. Ma invece non basta. Anzi, si discetta sul dirittoa violare le leggi ingiuste a giudizio di ciascuno! Non scherzo, è proprio così, guardate certe trasmissioni.
Loro ti guardano sfrontati, magari agitando una chioma da fare paura ad Hafez (e hanno un ristorante!!!) e ti dicono tranquilli:, io apro, ho aperto ieri sera e aprirò stasera‘. E il giornalista di turno, approfondisce, domanda ancora, mica gli viene in mente di direstai violando la legge io ti denuncio‘, come sarebbe suo dovere. Anzi, di fronte alle rimostranze delristoratore aprente‘ secondo il quale i sostegni del governo coprono solo un terzo del fatturato e con un terzo non ci si campa, il giornalista annuisce compunto. Poi uno dice, ‘ma il fatturato in nero?’ e quello non si alza e si straccia le vesti per dire ‘io pago le tasse tutte sull’unghia, sempre, anzi di più di quante me ne chiedono’, ti fa un sorrisetto sfottitorio e dice, ‘beh siamo in Italia’.

E di fronte a ciò, nessuno reagisce, anzi, si finisce per incoraggiare questi comportamenti. Lo scrivevo l’altro giorno. Da quando si comincia a sussurrare che il Governo vuole eliminare il cashback, dai banconi dei negozi sono scomparsi gli apparecchi per il pagamento con le carte di credito, le linee telefoniche sono sovraccariche e non si riesce a fare funzionare le macchinette, il parrucchiere, distratto, dimentica di darti la ricevuta … e tutti ammiccano e sorridono: sì, abbiamo sofferto tanto, e poi siamo in Italia.
Però, poi, se finiscono, se finiamo in ospedale protestano, protestiamo perché non è adeguato, se non trovano posto per la macchina, che peraltro non pagano ‘perché io sono qui per lavorare, e che pago il parcheggio?’, protestano con questo Stato che non organizza i parcheggi, non ripara le strade, ecc.
La mentalità è sempre e solo quella: io per me, tu e chi se ne frega!

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

End Comment -->