domenica, Maggio 16

Quelli che il presepe

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Nei giorni scorsi sull’edizione on line di un quotidiano nazionale era possibile visionare l’intervista ad una donna italiana, residente in Belgio da una ventina di anni, attualmente assessore presso il municipio di Molenbeek, il sobborgo di Bruxelles da cui provenivano alcuni degli arrestati con l’accusa di terrorismo, dopo i gravi attentati di Parigi.

Tralascio il contenuto dell’intervista, poiché non è di questo che intendo parlare, per concentrarmi su un frammento di quella conversazione, precisamente sulla domanda finale, anzi sulla risposta alla medesima. In sede di commiato, il giornalista, aveva chiesto alla sua interlocutrice quando aveva intenzione di tornare in Italia, la reazione è stata raggelante ed è arrivata fulminea, quasi prima che terminasse la domanda. Mai! Un “mai” senza possibilità di appello, come se la persona avesse sputato un rospo grande come un’anguria, che le incombeva nella pancia chissà da quanti secoli.

Nei giorni successivi, mentre mi trovavo in coda presso un ufficio pubblico, un conoscente raccontava del figlio e della nuora che, dopo avere a lungo mendicato lavoro per quattro soldi (e siamo in Lombardia, non in Calabria), tre anni fa se ne sono andati, ma sarebbe meglio dire scappati, in Inghilterra. Dopo un anno lui era manager e lei impiegata presso un grande studio associato di architetti. Quello che mi aveva colpito, anche in questo caso, era il rifiuto assoluto dei due ragazzi di tornare in Italia, persino per le vacanze. Potrei elencare un’infinità di storie del genere, ascoltate di prima mano. “Caro dottore, qui il tempo fa schifo, eppure sto bene, perché tutto sembra avere un capo e una coda. Non mi sembra vero, quando mi chiamano per un colloquio, avere la sensazione che saranno le mie qualità professionali a determinarne l’esito”. È la mail di una ragazza che si è trasferita da due anni in Irlanda, a cui mancano la famiglia il sole del nostro Paese, ma sente che la consola di più un luogo dove vige il rispetto delle regole.

Ora, lasciamo la parte le possibili mitologie delle cose lontane, magari facciamo finta che vissuti del genere possano dipendere da esperienze soggettive, non generalizzabili, e concediamoci un breve viaggio fino alla scuola di Rozzano, dove nei giorni scorsi tre veri padri della patria manifestavano a difesa del presepe, in ordine di prestigio Ignazio La Russa, Matteo Salvini e Mariastella Gelmini. Il collegamento potrebbe apparire audace, ma vedremo di dimostrare il contrario.

Dunque, tre politici del centrodestra scattano in difesa del presepe e dei suoi simboli, che finiscono così in mani solide, decisamente al sicuro, come Gesù Bambino mentre gli scagnozzi di Erode andava a caccia dell’usurpatore. Penso a quei ragazzi all’estero, pieni di risentimento nei confronti del loro Paese di origine, e mi viene in mente il blitz di questi signori, che si ergono a difesa delle nostre tradizioni, della nostra religione. Addirittura l’ex ministro Gelmini si mette a cantare “Tu scendi dalle stelle”, improvvisando insieme ad altri avventori, davanti ai cancelli della scuola. Una scena tenerissima, che solo per una fortuita coincidenza non si è trasformata in un pianto generale, che avrebbe richiesto l’intervento della Protezione civile.

Tra i cittadini presenti si notavano diverse bandiere leghiste, che stanno al cristianesimo con la stessa compatibilità con cui Giuda era seduto tra gli ospiti dell’ultima cena. Si potrebbe obiettare che qui il punto non era il cristianesimo, ma semplicemente il presepe, a riprova del fatto che oramai esso viene preparato come si prepara il panettone col mascarpone, ossia per semplice abitudine. Questo, per esempio, a Matteo Salvini è chiarissimo, dal momento che è alla testa di un partito razzista, senza equivoci, e gli pare normale proteggere il bue e l’asinello, ma pare sia chiaro anche agli altri due compagni di avventura, che del predetto sono alleati politici.

Ora, se qualcuno di loro mi spiegasse cosa c’entra Gesù Bambino con il razzismo, forse riuscirei a raccapezzarmi. Ma capirei ancora meglio se mi spiegassero la fortuna sfacciata dei loro congiunti, ad esempio le compagne del segretario leghista sembra siano state sistemate presso uffici pubblici, mentre il figlio di La Russa a occhio e croce dovrebbe essere un genio, visto che se lo contendono numerosi consigli d’amministrazione (niente di irregolare, per carità). La Gelmini invece è riuscita a trasformare un idraulico amico di famiglia in un consulente (autista) della Regione Lombardia a 3.500 euro al mese, mio figlio, laureato con lode, ne guadagna un terzo, ma forse è troppo stonato per cantare “Tu scendi dalle stelle” con il meraviglioso vibrato esibito dalla madonna del neutrino.

Arrivati a questo punto si capisce meglio perché i ragazzi che se ne vanno all’estero preferiscono anche le isole Svalbard o la Groenlandia, si adattano persino a mangiare salmone anche a colazione, sopportando nausea e vomito, piuttosto che tornare indietro, e sono incazzati neri, fino a odiare tutti i connazionali, anche quelli che come loro sono vittime di una classe politica che tutti ci invidiano. Anche i nostri ragazzi, come il sottoscritto, vivono nell’incubo che il destino possa punirci crudelmente, ad esempio sostituendo nottetempo il nostro parlamento con quello svedese, il nostro governo con quello olandese. Per questo tutte le mattine apro il computer e leggo tutti i giornali on line che posso. Solo dopo essermi tranquillizzato riesco a recarmi al lavoro.

Chiudiamo col preside della scuola di Rozzano, causa della toccante operazione di salvataggio. Diciamocelo da laici, la religione, malgrado molti improbabili paladini, è una cosa seria, è meglio valorizzarla piuttosto che nasconderla. Il cristianesimo, sempre con le predette cautele, è una bella religione, parlare dei suoi valori non è un torto ai bambini delle altre religioni, semmai un modo per ricordare a tutti che siamo fratelli e che il Dio delle tre grandi religioni monoteiste è lo stesso, anche se vestito da tre stilisti diversi. Questo Matteo Salvini non lo capirebbe, ma un bambino certamente si.

 

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