giovedì, Settembre 23

Quella colpa di essere sorella Il suo peccato originale politico è quello dell’ex Premier Thaksin Shinawatra, il fratello

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Yingluck Shinawatra fratello

Bangkok – Il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine NCPO ha rilasciato l’ex Primo Ministro Yingluck Shinawatra da un campo militare dove era trattenuta nella notte di domenica, ora locale, come peraltro confermato dalle stesse fonti militari. Yingluck Shinawatra ha potuto così fare ritorno alla propria abitazione dalla sede della Prima Divisione, Guardia Reale, nei pressi del Royal Plaza a seguito di un apposito ordine controfirmato dal Capo della Giunta militare il Generale Prayuth Chan-ocha. Sabato scorso era giunta nella sede dell’Auditorium Militare scortata da un furgone con vetri anti-proiettili, insieme con altri 115 esponenti politici di tutte le formazioni politiche presenti sulla scena thailandese ai quali era giunta una convocazione forzosa nel caso in cui non si fossero presentati spontaneamente. Non a caso, insieme con la ex Premier Yingluck Shinawatra contestualmente, quindi in pari data e nella stessa sede, è stato convocato anche il Premier ad interim Niwattumrong Boonsongpaisan, poi travolto anch’egli dalla Legge Marziale prima e dal colpo di stato militare poi.

Le convocazioni forzose sono state equanimi: nella sola giornata di sabato scorso, all’Auditorium Militare sono giunti l’ex Primo Ministro Somchai Wongsawat e sua moglie Yaowapa, che è sorella di Yingluck Shinawatra, l’ex Ministro per il Commercio Yanyong Phuangrach, l’ex Ministro per l’Energia Pongsak Ruktapongpisal e l’ex Segretario generale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri Suranand Vejjajiva. Tra i leader dell’opposizione anti-governativa che è scesa in protesta in strada soprattutto nella Capitale per circa sei mesi, si annovera la presenza di Chumpol Julasai, Buddhipong Punnakan, Thaworn Senneam e Anchalee Paireerak. In verità, la giornata di sabato è stata alquanto sofferta dal punto di vista mediatico perché a lungo gli schermi delle tv son stati oscurati e le trasmissioni televisive sono state limitate. Anche il web ha avuto accessi limitati e altalenanti.

Nella giornata di giovedì scorso, l’ex Premier Thaksin Shinawatra, aveva rifiutato la proposta fattagli dal Capo del Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine, il Generale Prayuth Chan-ocha di tornare in Thailandia ed accettare il ruolo di Premier ad interim in attesa delle prossime elezioni. Ma l’ex Premier è ricco non fesso: ha dato mandato ai rappresentanti del Pheu Thai Partyche rappresenta in un certo qual modo il movimento delle “Magliette Rosse” insieme ad altre formazioni, di lottare in ogni modo per il ripristino della legalità e di riferire che negava qualsiasi collaborazione con la Giunta Militare. L’ex Premier, infatti, chiede da tempo di essere “sanato” dalle pendenze penali che lo riguardano in relazione ad una condanna per conflitto di interessi nella gestione e nella cessione di una società thailandese componente della galassia della telefonia mobile ma anche conglomerata, la Shin Corp, in regime di conflitto di interessi alla Temasek Holdings società con base a Singapore.

Ma Thaksin Shinawatra è anche il “peccato originale” della sorella Yingluck scesa in politica: questa, infatti, ha la colpa di essere sua sorella. Fin dall’elezione del 2011, vinta sull’onda del desiderio di riconciliare la Nazione dopo i disastri delle proteste delle Magliette Rosse in strada del 2008, con triste corredo di circa 100 morti e migliaia di feriti quando al Governo c’erano i cosiddetti Democrats; dopo il precedente del colpo di stato del 2006 quando vennero disciolte tutte le formazioni che facevano capo al fratello Thaksin come il Thai Rak Thai (Partito “I thailandesi amano i thailandesi”) il People’s Power Party ed il People’s Alliance for Democracy, Yingluck Shinawatra vinse le elezioni con 256 seggi in Parlameno sui 500 disponibili. Era la seconda volta nella storia della Thailandia che un singolo partito ha vinto con più della metà dei seggi in Parlamento (la prima fu nel 2005 proprio quando il fratello Thaksin vinse col partito Thai Rak Thai).

Anche quando nel 2013 c’è stato un rimpasto nel Gabinetto di Governo, quando nel dicembre ha disciolto il Parlamento ed indetto nuove elezioni, poi tenutesi il 2 febbraio 2014, Yingluck Shinawatra ha sempre avuto i numeri dalla sua parte e in una Democrazia i numeri contano.

La famiglia Shinawatra ha dato spazio –nella Politica thailandese- alle istanze del Nord del Paese, alle classi produttive agricole, in specie i coltivatori di riso, prodotto che vede primeggiare la Thailandia a livello mondiale. In buona sostanza, la famiglia Shinawatra incarna l’ideale del sogno thailandese (parafrasando il sogno americano) in chiave liberista e venata di populismo. Questo mix ha portato al successo Thaksin prima e Yingluck poi. Entrambi sono poi finiti nel mirino dell’opposizione, più recentemente guidata da Suthep Thaugsuban, il quale ha capeggiato sei mesi di proteste spinte, boicottato apertamente ed in modo aggressivo le elezioni del 2 Febbraio 2014 guidando l’ala del non-voto, premuto per il procrastinare la data delle nuove elezioni (fissate in precedenza a Luglio) invocando la necessità di procedere prima a delle riforme.

Il resto, affermano alcuni critici locali, è stato killeraggio della Magistratura: nel caso di Thaksin accusandolo di conflitto di interessi e costringendolo all’esilio, nel caso di Yingluck accusandola di aver esplicato un abuso di potere quando ha fatto trasferire il Capo del Consiglio di Sicurezza Nazionale Thawil Pliensri nel Settembre 2011 favorendo un membro del Pheu Thai Party a lei affine. Entrambi i fratelli, vincenti nelle urne elettorali, sono stati estromessi dalla Magistratura: Thaksin con pronunciamento in ambito di Diritto Penale, la sorella Yingluck è stata esautorata dal suo ruolo di Premier dalla Corte Costituzionale.

Suthep Thaugsuban, come prima di lui l’ex Premier Democrat, Abhisit Vejjiajiva, oggi a capo del Partito, rappresenta, invece, le classi colte, la borghesia di alta fascia, l’ambiente accademico. In questa divisione tra le due rappresentanze politiche e sociali del Paese vi è la genesi delle crisi di infantilismo della fragile Democrazia thailandese, con tutto quel che ne consegue. Soprattutto, nella forma della paralisi dell’intera nazione e nella forma del colpo di stato militare.

 

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