giovedì, Gennaio 27

Quel pomo della discordia tra Russia e Cina field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


Pechino d’altronde ha già superato la Russia come primo partner commerciale dell’Asia centrale, e questo Mosca l’ha capito a proprie spese, quando in fase di trattativa per le forniture energetiche alla Cina si è ritrovata in una posizione negoziale di svantaggio, a causa della concorrenza del petrolio kazako e del gas turkmeno che il governo cinese aveva iniziato a importare massicciamente. Ma lo smacco ai russi l’ha dato anche il sorpasso da parte della Cina come principale creditore. Le sanzioni imposte da USA e UE per la questione ucraina, assieme al calo del petrolio e alle manovre di sostegno al rublo del 2014 hanno assestato un duro colpo alle casse russe: con l’economia in recessione, Mosca ha dovuto riconoscere di non avere più le risorse finanziarie per garantire ai suoi partner centroasiatici quel sostegno pecuniario di cui necessitano. Di cui invece la Cina può disporre tramite anche la Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali (AIIB) che Pechino ha costituito nel 2014.

Consapevole dell’importanza strategica delle relazioni con il vicino russo, Xi Jinping ha lavorato negli ultimi mesi per calmare i timori del Cremlino, rassicurando Vladimir Putin che Pechino non ha alcuna intenzione di concorrere con la Russia per ciò che riguarda l’influenza politica e militare in Kazakhstan come nelle altre repubbliche centroasiatiche. Nel maggio scorso, i due presidenti hanno firmato un accordo concepito per bilanciare gli interessi delle due nazioni nell’area, e di integrare i progetti della nuova Via della Seta con le attività e gli interessi dell’Unione Economica Eurasiatica. Tutto risolto allora? Non proprio.

Al di là dei sorrisi di circostanza, le tensioni restano. E i colpi bassi pure. Molti investitori cinesi che in Kazakhstan sono già impegnati in opere infrastrutturali si stanno lamentando del fatto che la Russia ha imposto a tutti i membri dell’Unione Euroasiatica l’adozione di standard qualitativi molto restrittivi per l’importazione di macchinari, bulldozer ed escavatori da impiegare nei lavori edili affidati ad aziende ingegneristiche di Pechino. Con conseguenze facili da immaginare per il giro d’affari e per il rallentamento dell’implementazione dei progetti.

C’è di più. Se in Kazakhstan la Russia ha perso peso dal punto di vista finanziario, dal punto di vista mediatico ha ancora frecce da tirare. E si tratta di dardi al veleno. Su di una popolazione di 16 milioni di abitanti, i kazaki di etnia russa sono quasi 4 milioni. Il russo, lingua ufficiale assieme al kazako, è compreso bene anche da buona parte dei restanti oltre 12 milioni di abitanti di altre etnie. E in Kazakhstan le emittenti russe sono tra le più diffuse e seguite. Facendo le dovute somme, si può facilmente capire come Mosca possa far leva su di una velata (ma non più di tanto) propaganda mediatica anti-cinese per boicottare l’avanzata di Pechino nel Paese centroasiatico.

La conferma di come in Kazakhstan stia montando un sentimento anti-Cina è data da un recente studio indipendente svolto dalla professoressa Elena Sadovskaya, esperta di immigrazione nelle nazioni dell’ex Unione Sovietica e presidente del Centro per la gestione dei conflitti ad Almaty. Secondo la Sadovskaya, l’atteggiamento dei kazaki verso i lavoratori cinesi riflette il timore che la Cina un giorno possa dominare il Paese, invadendolo con immigrati e merci a basso costo, ed appropriandosi delle sue risorse naturali.

«Un bel giorno ci sveglieremo e ci scopriremo tutti a parlare cinese», recita una battuta che circola ultimamente da queste parti: magari è la stessa che ha scatenato nel luglio scorso una maxi rissa tra almeno centocinquanta minatori kazaki e cinesi in un impianto estrattivo di rame nella cittadina settentrionale di Aktogay, che ha comportato il ferimento di 65 persone e il ricovero ospedaliero di 31. Un episodio che la dice lunga sulle tensioni crescenti tra i due gruppi etnici, anche se le autorità kazake hanno escluso la componente razziale e ricondotto il tutto ad una lite degenerata per futili motivi. Un tentativo di gettare acqua sul fuoco, poiché il Governo di Astana in alcun modo vuole perdersi gli investimenti cinesi: a chiarire questa linea è stato anche il Ministro degli Esteri Erlan Idrissov, secondo il quale la presenza della Cina non è un rischio per il Kazakhstan bensì un’opportunità di sviluppo unica, un treno che passa una volta sola: «E la nostra filosofia è semplice: dobbiamo salire a bordo quel treno».

Ma intanto sono già numerose le aziende cinesi a cui i conti degli investimenti in Kazakhstan tardano a tornare per via di un’economia kazaka sofferente sotto il peso della caduta del prezzo del petrolio e il deprezzamento della moneta locale, il tenge, che ha tagliato fortemente il potere d’acquisto dei consumatori. Fatto sta che quel treno che il ministro Idrissov non vuol perdere comincia a rallentare: e per chi vuol salirci non è certo una buona notizia.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->