domenica, Maggio 9

Quel pasticciaccio brutto di via Filodrammatici Giallo (sbiadito) dall’epilogo scontato

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“Occhio alla scala. Tienti alla ringhiera”

La Bohème, di L. Illica, G. Giacosa

 

Non sarete mica tra quelli rimasti con il fiato sospeso, in ansia crescente, il battito cardiaco accelerato e la salivazione incrementata, in attesa di conoscere la sorte di Alexander Pereira alla Scala? Spero non abbiate trascorso ore di angoscia al pensiero che il massimo teatro italiano e mondiale potesse non avere una guida ritenuta adeguata internazionalmente, proprio quando stava per avvicinarsi l’Expo, il fulgido esempio di limpida trasparenza e di adamantina cristallinità della “vetrina Italia”?

No? Benissimo, anche se credo che nessuno, a parte i pochi diretti interessati, abbia veramente patito l’attesa di una decisione che doveva essere “sofferta” ma che, secondo il più tipico degli stili italiani, si è rivelata essere farsa piuttosto che tragedia.

Riassumendo brevemente, Pereira era stato individuato per succedere a Lissner (che nessuno o quasi rimpiangerà per le tante scelte ridicole o inaccettabili di registi, direttori, cantanti, titoli, nonché per la “normalizzazione” e l’allineamento di un Teatro che doveva essere il primo al mondo e che, invece, ha finito per diventare uno dei tanti teatri europei, neanche “primus inter pares”!), ed affiancato da subito al francese per garantire la “continuità” ed un perfetto “passaggio di consegne”. Tale successione, però, già definita da tempo, era stata messa in serio pericolo dallo stesso Pereira con il casus suscitato dall’improvvido acquisto di alcuni allestimenti, da lui effettuato per conto della Scala, presso il Festival di Salisburgo (cioè presso se stesso, visto che a Salisburgo è ancora “Intendant” fino a settembre).

Ricordiamo che il problema maggiore non era quello di acquistare presso se stesso (comportamento inopportuno ed in palese conflitto di interessi), non quello dell’acquistare per La Scala allestimenti già messi in scena da altri (un teatro importante coproduce o noleggia, non compra roba di seconda mano magari da mettere in scena dopo anni), ma quello del non aver rispettato le indicazioni sottoscritte, per le quali non avrebbe dovuto prendere iniziative in questo periodo di affiancamento all’uscente Lissner, finendo, quindi, nell’ambito di una vera e propria violazione contrattuale.

Cosa pensate che il Cda della Scala abbia deciso? Di scaricare il dottor Pereira e cercare un altro sovrintendente? No, naturalmente! È stata effettuata la solita scelta di compromesso: prenderà regolarmente servizio, ad ottobre 2014, quale nuovo sovrintendente, ma il 31 dicembre 2015, terminato l’anno dell’Expo, dovrà presentare “immediatamente” (sic!) le sue dimissioni (appena passata la mezzanotte o può presentarle il primo gennaio?).

Riteniamo, ovviamente, che il gesto più opportuno ed elegante da parte di Pereira, sarebbe stato quello di dimettersi, così come la scelta più opportuna di un Cda chiamato a decidere su di un dirigente incorso in tanti errori e violazioni, prima ancora di prendere servizio, doveva essere quella di revocare un incarico che si presentasse come un parto podalico. Invece è stata fatta una tipica scelta all’italiana, e cioè la conferma del designato ma per più breve tempo, fino al 31 dicembre 2015 (scelta che pare sia stata suggerita dallo stesso Pereira disposto ad accettare, anzi addirittura a proporre una “deminutio” del ruolo, con la durata in carica di solo un anno e mezzo, piuttosto che lasciare una poltrona tanto prestigiosa e corroborata da un appannaggio, che, se resterà quello percepito da Lissner, è di 817.338,82 euro lordi l’anno!). È chiaro che quando si sarà giunti al dicembre 2015, calmatesi le acque della vicenda Salisburgo e garantito un tranquillo, normale funzionamento del Teatro per l’anno fatidico dell’Expo, l’Austriaco potrà essere serenamente confermato nel ruolo di sovrintendente, ed avrà comunque conseguito una patente di valore planetario quale direttore di teatri d’opera, con buona pace del diritto e dell’opportunità.

Tra le giustificazioni addotte per la scelta della conferma, poi, c’è stata quella che il prossimo direttore musicale designato della Scala, e cioè Riccardo Chailly, non avrebbe più accettato l’incarico (nel quale lo avrebbe fortemente voluto Pereira). Noi troviamo ridicolo tutto ciò, perché per un direttore d’orchestra la nomina a direttore musicale nel primo teatro del mondo rappresenta uno dei gradi più alti, se non il più alto, della carriera, e non un favore personale da ricambiare, a chi lo ha proposto, rinunciando.

Risibile, poi, anche la giustificazione basata sulla presunta impossibilità di individuare in Italia una figura professionale idonea a ricoprire il ruolo di sovrintendente alla Scala: quanti consiglieri d’amministrazione e sovrintendenti in carica, oppure quanti ex sovrintendenti o ex consiglieri ci sono tra quelli che hanno prestato la loro opera nelle 14 fondazioni italiane (o enti consimili, come recita la legge), in possesso delle qualifiche richieste per ricoprire quel ruolo? Sicuramente centinaia! Tra questi non  cito i manager (che vanno tanto di moda) perché di essi i teatri non hanno proprio bisogno: lo abbiamo detto più volte che i teatri non sono aziende, hanno bilanci sempre ripetitivamente uguali, non c’è bisogno di piani industriali, ma solo di conoscenza del loro complesso funzionamento e della legislazione di settore (cosa evidentemente più probabile tra coloro che vi operano), di idee e di buona volontà. Inoltre, il vero limite del chiamare manager o presunti tali a dirigere i teatri è che chi non è del mestiere è un “perfetto attuale”, fa le cose alla moda, cioè quelle che fanno tutti gli altri. Non sarà mai capace di proporre un’idea nuova, qualcosa che non sia già nell’aria o che non sia già stato proposto, ideato o indicato da qualcun altro.

Altro argomento addotto a giustificazione delle scelte effettuate, ma anch’esso senza fondamento, è che essendo a ridosso dell’Expo non ci sarebbero più i tempi per cambiare sovrintendente e rifare la programmazione. In verità la stagione futura della Scala è stata già compiutamente delineata da Lissner (e in parte modificata da Pereira…), rimane poco da fare e, comunque, ci sono ancora sei mesi…

Un po’ più di serietà da parte di tutti, nel paese dell’Opera lirica dove, pare, non esistano professionalità in grado di guidare un teatro come La Scala, forse non avrebbe guastato …

 

 

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