sabato, Aprile 17

Quel PD che brancola nel buio Chi è ancora disposto a votarlo non si riconosce nei suoi dirigenti

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Carlo Calenda dice che serve uno psichiatra al PD; potrebbe iniziare ad andarci lui, visto che ha provato a darsi un ruolo che qualche ora dopo gli ha restituito quale esattamente fosse: nessuno.

Era una vera e propria cena delle beffe, dove l’altro a cercare ancora un ruolo era Matteo Renzi. Lo cerca nella politica, che per lui potrebbe aver per sigla PD, FI, PDFI, insomma una qualsiasi, visto che di politica campa da quando ha ventisette anni. Per nessuno dei due, Calenda e Renzi, la politica è una passione. È un lavoro che offre molte possibilità. A prescindere dalle percentuali, basta superare la soglia per entrare nel Parlamento.

Del PD si capisce senz’altro questo, che brancola nel buio. Un buio strano: chi è ancora disposto a votarlo non si riconosce nei suoi dirigenti. I dirigenti del PD riescono ad andare nella direzione opposta di quanto chiesto dai suoi elettori: mentre i primi chiedono un partito che torni ad aprire le sedi e lì fare politica, i suoi dirigenti pensano a cene e altre amenità.

Per questo, quando un suo dirigente parla di scioglimento del PD, arriva in ritardo: è già sciolto quel partito, se sciolto significa perso. E proprio chi lo dice è uno degli artefici della sua fine.

Gli elettori del PD, in genere educati e disposti a digerire ogni tipo di rospo, non sono capaci di salvare il loro partito; non sono capaci di presidiare le sedi del PD del Paese e dire che non vogliono quello che i loro dirigenti stanno facendo dal tempo della rottamazione in poi. Non vogliono Leopolde o robe del genere, non vogliono meeting dove chi partecipa sono finanzieri, imprenditori, palazzinari, banchieri. Il PD ha i suoi spazi che dovevano essere valorizzati, non annullati per dare l’impressione che i nuovi dirigenti rottamavano tutto ciò che c’era prima. Questa rottamazione era un’esigenza personale di qualcuno, non un progetto politico. Il PD ha cominciato a finire alla Leopolda, in quel parterre dove anche i giovani erano messi lì per fare da tappezzeria, altro che rappresentare la rinascita del PD.

In queste condizioni, il patto giallo-verde non ha rivali; da sinistra c’è solo un gioco per salvare ognuno le proprie poltrone e da destra Berlusconi è inefficace nelle proposte, tanto che il suo elettorato l’ha capito e lo sceglie sempre di meno.

Quando manca l’opposizione, il partito che governa sembra più forte e più condiviso di quanto non sia realmente; diciamo che c’è uno scarto di realtà perché il 30% degli elettori della Lega (dato che deve essere confermato) non sono la maggioranza degli italiani. Questo vuol dire che la maggioranza degli italiani non segue Salvini nel suo razzismo e nella sua personale battaglia contro i migranti. Ma nel silenzio dell’opposizione, quel 30% sembra la maggioranza. Si rende conto l’opposizione quale danno irreversibile sta generando nel Paese? Lo capiscono almeno tutti quegli elettori che non votano Salvini e che però sono rassegnati o storditi?

Poi c’è il caso dei 5S: una parte del suo elettorato attinge dalla destra, ma non tutta quella destra è razzista, come è quella della Lega: possibile che i dirigenti dei 5S non siano capaci di riequilibrare Salvini che ha una sola battaglia, quella anti-migranti? Quando l’altro partito di governo non è capace di affermare i valori dei suoi elettori, anche quel partito è responsabile della deriva razzista nel Paese.

5S e Lega hanno una più seria responsabilità, che non riesce a essere denunciata dall’opposizione semplicemente perché l’opposizione è in stato di sonno, ossia la contraddizione tra annunci elettorali e risorse economiche. La politica cade sempre in questo vulnus orribile, ma più che i politici il dito andrebbe puntato sugli elettori: perché votano programmi irrealizzabili? Perché, invece di votare chi promette loro la luna, non si aggiornano su qual è lo stato della terra Italia, schiacciata da deficit, disoccupazione e scarsa produttività? Si dice questo perché è a questa ignoranza che i leader populisti attingono; si dice questo perché è contro questa ignoranza che un partito d’opposizione deve impegnarsi, soprattutto se quel partito è di sinistra. Invece, quel partito dorme perché è correo con il clima dell’ignoranza, che ha cavalcato sbagliando clamorosamente ogni calcolo da almeno trent’anni, ossia avere creduto che la realtà, basata sulla ricchezza e la produzione, non è tutta la realtà, ma una sua parte, anche se quella parte taglia fuori tutta l’altra. Non si tratta di fare i barricadero, ma di mettere davanti una semplice questione: la globalizzazione è fallita, quando invece la sinistra mondiale aveva creduto che si sarebbe aperta la stagione della democrazia e della redistribuzione delle opportunità. Non è stato così: la globalizzazione ha generato povertà dove prima non c’erano e creato nuovi sfruttamenti dove prima non c’erano, perché mancavano gli insediamenti produttivi. Il populismo ha cavalcato il doppio disagio, riuscendo ad apparire di sinistra agli occhi dei nuovi poveri e di sinistra agli occhi dei nuovi sfruttati. Il populismo è entrato come il coltello nel burro perché la sinistra aveva completamente dimenticato il nuovo disagio e la sua paura.

Batta un colpo la sinistra e parli a chi si fa attrarre dai leader populisti; si metta in gioco, si sporchi le mani invece di farsi apparecchiare dai camerieri tavoli durante cene riservate.

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