mercoledì, Aprile 14

Quel Mezzogiorno scippato da se stesso Ovvero, meglio sei mesi senza i Bronzi di Riace e impaniati nel crimine?

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 Sud-Italia21-08

Ieri ero in piena impasse creativa: mi ero sderenata, scrivendo 15.000 parole fra due articoli (Bronzi di Riace e Augusto) ed il mio scouting di notizie, per covare un po’ di idee per stamattina, era a zero. Mentre mi arrovellavo nel recuperare una notizia più ‘provocatoria’ e provocante, mi è caduto metaforicamente in grembo, come la deiezione di un colombo (accade, talvolta qui a Roma: bleah!) un commento al mio articolo di ieri, quello sui Bronzi di Riace.

Una creatura di sesso femminile celata dall’anonimato di una pseudonimo, tal ‘Donna Donna’    -ha aperto fra me e me un dibattito: esistono le donne semplici e quelle al quadrato? O le Donne-Uomo? E lo stesso avviene fra gli uomini?-     mi ha attaccata, annunciandosi con un insulto  -e io che, nello stesso articolo che non le garbava, avevo affermato: «Tanto, col ‘Facimm’ ammuina’ si ottiene ben più che con l’obiettivo confronto fra considerazioni razionali e raziocinanti».
Mi son trovata smentita da un’argomentazione ‘supponente’, stile ‘Ipse dixit’, che mi proverò a smantellare parola per parola (salvo gli insulti, perché ‘Padre, perdona loro, perché non sanno quel che fanno’ … e che dicono).

Innanzitutto, per chi non avesse avuto il godimento della prosa invelenita di ‘Donna Donna’, riporto una parte di cos’ha scritto:

«Tu piu che una provocatrice sei una capra ignorante, perché non sai che il sud lotta non da anni ma da secoli per avere i propri diritti, ma sei la classica pecora che conosce solo quello che fanno vedere i media nazionali. Questa ora è l occasione mediatica perché il sud faccia sentire la propria voce verso queste politiche criminali leghiste. L expo non è una festa nazionale, è la festa dei mafiosi leghisti che da anni speculano con appalti privati su suolo pubblico».

Così come esistono lecapre’ che si fermano alla superficie di ciò che diffondono i media, ci sono, convenitene, anche i fan della controinformazione, ovvero quelli che argomentano sempre con le dietrologie. Mi pare questo il caso, ma obietto anche che, quando si lanciano strali, occorre pure conoscere approfonditamente con chi si ha da fare.

Riporto, innanzitutto, la risposta a botta calda che le ho dato, riservandomi di ampliare il fronte di fuoco.

«La ringrazio per il Suo commento così pittoresco. Mi ispira per l’articolo di domani, per il quale ero rimasta al palo… avendo l’unica idea di raccontare la novità di una Ministra dell’Istruzione in topless. La invito a cercare in google il mio curriculum… si avvedrà che, quando io mi occupavo di Formez, impantanata in politiche di sostegno al Mezzogiorno paralizzate dalla Trimurti Camorra – Ndrangheta e Mafia (col condimento della Sacra Corona Unita), che ha intasato i 41 bis, forse Lei non era neanche nata. I mafiosi leghisti, ahinoi, sono solo il front line di una criminalità organizzata sbarcata al Nord e proveniente da altrove. E non lo dico io, ma le cronache».

Ed ora mi abbandono alla soddisfazione di argomentare più approfonditamente la mia risposta.

Se la mia interlocutrice, si fosse presa la briga di cercare notizie su di me, avrebbe ‘scoperto’ il mio meridionalismo.
La prima: sono terronissima, nata in quel di Nocera Inferiore e mi sono formata giornalisticamente prima in un settimanale salernitano, ‘La Città’, poi all’inserto economico sul Mezzogiorno che, a cavallo fra gli anni ’80 e gli anni ’90 faceva il quotidiano ‘Il Mattino’, grazie al professore e economista Federico Tortorelli. Come se non bastasse, collaboravo anche con il settimanale ‘Capitale Sud’, diretto da Donato Speroni, dove mi occupavo di articoli sulle migliori realtà imprenditoriali meridionali.
Questa mia solida formazione meridionalistica, supportata dal pregresso studio presso la mitica Facoltà di Giurisprudenza dell’Università ‘Federico II’ di Napoli, dove mi sono laureata con 110 e lode, l’ho messa a frutto ricoprendo per 11 anni il ruolo di Capo Ufficio Stampa del Formez (Centro di Formazione e Studi per il Mezzogiorno), lavorando col grande meridionalista Sergio Zoppi e conoscendo il meglio della cultura meridionale: sullo slancio, mi vengono in mente da Pasquale Saraceno a Salvatore Cafiero, da Adriano Giannola a Gerardo Bianco; da Gabriele Pescatore a Mimmo de Masi; da Enrico Calamita a Gilberto Marselli e Manlio Rossi Doria; da Gerardo Marotta, a Giuseppe Ciranna e Padre Ennio Pintacuda.
Ho conosciuto anche quelli che, all’epoca, venivano guardati un po’ di sghembo, perché esponenti di un Sud non proprio limpido, ma che, rispetto all’attualità, appaiono dei giganti.
Inoltre, ho anche collaborato con la straordinaria Maria Venturini, che ormai non c’è più (ma il mio pensiero grato non l’abbandonerà mai), capo ufficio stampa della Cassa del Mezzogiorno, scrivendo notizie e notizie sul Sud che funzionava.
La Cassa del Mezzogiorno, appunto: voluta da due personaggi, uno che più settentrionale non si puo’, ossia Alcide de Gasperi (sono appena ricorsi i 60 anni dalla sua scomparsa, avvenuta dopo un malore nella Capitale del Sud, Napoli) e don Luigi Sturzo, siciliano di Caltagirone.
Fu istituita con legge 10 agosto 1950, n.646, dunque in epoca non sospetta riguardo qualsiasi infiltrazione leghista…visto che la Lega Nord nacque dalla confluenza di partiti autonomisti intorno al 1987.

La Cassa contribuì per oltre 30 anni ad un’infrastrutturazione materiale e formativa del Sud che ne cambiò il volto. Abbiamo dimenticato che il Mezzogiorno post bellico era un cumulo di macerie e, anche nel periodo precedente, malgrado le rosee propagande del regime, le condizioni erano spesso primordiali, specie nelle aree interne.

Inviterei chi volesse comprendere per davvero quale era la situazione a leggersi il libro, risalente alla fine degli anni ’20, sulle condizioni della calabrese Africo Nuovo, ‘Tra la perduta gente’ di Umberto Zanotti Bianco, uomo del Nord (torinese) che fu un apostolo del Mezzogiorno, fondando l’ANIMI (Associazione per gli Interessi del Mezzogiorno).

 

 

 

 

Allievo di Luigi Einaudi, lavorò indefessamente per l’emancipazione del Sud. Tornando alla Casmez, essa fu guidata nei suoi primi anni da due personaggi insigni come il Presidente del  Consiglio di Stato Ferdinando Rocco e Alfredo Scaglioni e fu sostenuta da un pugno di uomini di eccellenza Pasquale Saraceno, Donato Menichella, Francesco Giordani, Rodolfo Morandi, Giuseppe Cenzato, che precedentemente avevano fondato la SVIMEZ, organismo che ancora oggi, con le sue analisi economiche, testimonia la situazione del Sud (e le sue manchevolezze).

Fonte ispiratrice dell’iniziativa fu l’esperienza di alcune Agenzie di Sviluppo nate negli USA durante il New Deal e per i primi decenni d’azione si riuscì a creare un tessuto connettivo infrastrutturale -nel campo dell’acqua, ad esempio, vista la situazione di carenza di acquedotti e linee idriche rurali- e industriale tale da dare un nuovo aspetto al Sud.

Poi, la paralisi: perché ciò che negli USA aveva funzionato e fatto decollare le aree depresse, in Italia, purtroppo, ricadde sotto le unghiute mire della politica (locale, innanzitutto…) e s’arenò, trasformandosi in un semplice bancomat di finanziamenti e posti di lavoro per i soliti noti.

Tornando al mio percorso personale nelle questioni meridionalistiche, se proprio devo mettere una ciliegina sulla torta, ho presentato alla sua uscita il libro ‘Terroni‘ di Pino Aprile sia a Scafati che a Torino…  e fatto l’ufficio stampa per i libri che Sergio Zoppi ha scritto, tutti o quasi di contenuto meridionalistico. E chest’è…

Certo, sono stata una privilegiata. Ho avuto l’opportunità di studiare; sono nata in una famiglia benestante. Ho persino potuto seguire la mia vocazione di giornalista. Non sono stata costretta ad emigrare, senza titoli di studio appetibili e pertanto senza competitività sul mercato del lavoro del Nord, emerso o sommerso che fosse. Non ho dovuto salire e scendere scale alla ricerca di un lavoro dove ai meridionali storcevano il naso, in luoghi dove imperava il pregiudizio contro il Sud. Non posso capirlo appieno perché non l’ho provato di persona. Posso immaginarlo e stigmatizzare questa discriminazione antitetica alla democrazia e ai principi costituzionali e che ferisce talmente nel profondo da accecare il giudizio. Ma il Sud ha le sue colpe: prima di tutto la rassegnazione, la propensione all’attesa di avere calata dal cielo la soluzione ai suoi problemi. E questo è un cancro atavico, derivante probabilmente, da secoli di sottomissione a Governi stranieri; a viceré, a sovrani che governavano col motto ‘Feste, Farina e Forca’.

Ebbene, tutto questo praticantato e questa consapevolezza solidamente fondata su fatti e non su facili suggestioni d’accatto non mi hanno messo al sicuro dagli strali di una persona che si fa portavoce di una storia addomesticata e non si guarda intorno e forse non legge neanche i giornali, che danno conto (e questo non possono manipolarlo) delle infiltrazioni di una malavita organizzata al di sotto del Garigliano, in casa e fuori.

La Terra dei Fuochi non sta su Marte; e neanche si è svolta su Saturno la faida di Taurianova, capace di esportarsi anche a Duisberg (Germania); se, però, si vuole considerare mafiosi, camorristi e ‘ndranghetari eredi dei briganti ribelli contro l’Unità d’Italia, si fa un pessimo servizio ai briganti, perché i poverini non si dedicavano al narcotraffico e al rifiutitraffico, all’avvelenamento dei terreni con l’interramento dei rifiuti speciali, al traffico delle donne, allo sfruttamento degli immigrati per coltivare appezzamenti già inquinati.
Meschineddi i briganti, che 164 anni fa si rivoltavano contro un’unificazione coatta e che diventano oggi la bandiera di un antistoricismo ed antieconomismo miope e rozzo.

Strana sorte, poi, quella del Sud, che al referendum del ’46 votò in maggioranza per il mantenimento della Monarchia (sabauda: ma non erano gl’invasori?) e che si è impantanato in una subalternità alla malavita ed ai piagnistei.

Sulla mia pelle ho potuto sperimentare che ogni finanziamento sia stata indirizzato al progresso del Mezzogiorno è entrato in un’idrovora che ha arricchito i furbi e fatto rimanere poveri i ‘senza voce’.

Si faccia un confronto sulle risorse impegnate dalla Germania per l’unificazione post caduta del Muro (alias, per pochi anni) e tutto il denaro piovuto al Sud in decenni per la sbandierata soluzione della questione meridionale. Si rimarrà basiti.

Mi avvedo che la Federico II, Facoltà di Giurisprudenza, ha funzionato con me come scuola di eloquenza.

L’arringa che mi ha scatenato dentro la disinformacja che si vuole contrabbandare come rivendicazioni delle (giuste, a parer loro) ragioni meridionali mi ferisce nel profondo, perché, finché ci saranno persone che ci cascano come uccelletti sulle panie di vischio, non c’è modo di salvare il Sud da sé stesso e dalle favolette che si racconta per non aprire gli occhi.

Per non accettare che, piuttosto che istigare alla Rivoluzione perché per 6 mesi i Bronzi di Riace saranno ‘deportati’ a Milano per l’Expo, la rivoluzione andrebbe fatta per estirpare un modo di essere e di ragionare che comprende anche il venire a patti con la malavita, sopportare questo bubbone nel proprio tessuto sociale.

Dettero un buon esempio i ragazzi di Locri, che fondarono il Movimento ‘E adesso ammazzateci tutti’, dopo l’omicidio del vicepresidente del Consiglio regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Un’occasione mancata: avrebbe potuto essere il detonatore epidemico di una nuova stagione per il Sud e per la tanta gente onesta che vi abita, che espelleva dai suoi gangli sociali quella Trimurti di cui ho parlato nel post dell’incipit.

E invece no. Molto più comodo sospirare contro lo sfruttamento, il fuscello della criminalità ‘leghista’ (ma Belsito, cassiere della Lega, di dov’era?), piuttosto che le travi che si hanno profondamente infisse in entrambi gli occhi.

La verità vera è che il soldo facile è appetibile a qualsiasi latitudine e ognuno ha un prezzo… sinceramente, me compresa… ma il mio è altissimo, sono pretenziosa, non mi svendo.

Cosicché, dopo tutto questo furioso pistolotto, posso concludere solo confermando quanto sostenuto nel finale del pezzo di ieri: «Queste dispute medioevali ci convincono che d’Azeglio non aveva per niente ragione: non si saranno fatti gli italiani, e va bene, ma non s’è fatta neanche l’Italia!».

 

 

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