giovedì, Settembre 23

Quel grande affare chiamato omosessualità field_506ffb1d3dbe2

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20140702

Silvio Berlusconi, il condannato, apre ai gay e fa spaccare un partito come Forza Italia, che era riuscito ad uscire compatto da tempeste, a parer mio, ben peggiori. Come appunto quella della condanna del proprio leader.
Il leader del partito ha parlato di ‘battaglia di civiltà’ nell’ambito del riconoscimento dei matrimoni omosessuali.
Se da un lato c’è chi lo appoggia, come la deputata Michela Vittoria Brambilla, che sottolinea «con la sua dichiarazione di ieri, il Presidente Berlusconi ha ricordato a tutti che e’ necessario garantire l’effettivita’ di questi precetti, indipendentemente dall’orientamento sessuale dell’individuo», il partito stavolta non è compatto.
Segno ne sono le dichiarazioni di Maurizio Gasparri, secondo le quali «una coppia gay con diritto all’adozione rischierebbe di alimentare il turpe commercio degli uteri in affitto, la forma più abietta di materialismo e di sottomissione del corpo delle donne usate a pagamento per fare figli da immolare all’egoismo altrui!».

Che con le dichiarazioni dell’ex Premier c’entrino in qualche modo le chiacchiere circa lapresunta omosessualitàdella sua fidanzata Francesca Pascale?
Francamente ne dubito.
Sono più propensa a ritenere che anche Silvio Berlusconi abbia fiutatol’affare omosessualità‘.

Non so esattamente da cosa dipenda, ma in radio e sui giornali sento dare ultimamente grande enfasi ai diritti che le coppie omosessuali hanno, non hanno, dovrebbero o vorrebbero avere. Come se ci fosse qualche altro motivo (al di là dell’etica, che si sa essere però sottovalutata) per cui parlare di questo argomento.
Sarà in aula a settembre il Decreto relativo ai diritti (e doveri) delle coppie omosessuali. Un Decreto semplice, che prevede l’istituzione a livello nazionale delle unioni civili gay: le coppie omosessuali potranno sposarsi, anche se non si chiamerà propriamente ‘matrimonio’, gli omosessuali potranno prendere il cognome del coniuge, ma non potranno, ad esempio, adottare figli.
Lo schema di testo unificato, composto da 17 articoli, stato depositato dalla relatrice Monica Cirinnà del Partito democratico e attende ora il voto della Commissione.
Anche in Italia le coppie formate da persone dello stesso sesso potranno quindi pronunciare (in Comune) il fatidico “sì” e vedersi ufficialmente sposate.

Cosa c’è di male in tutto questo? Per quanto mi riguarda assolutamente niente.
Materialmente parlando, nel momento in cui i miei diritti non vengono toccati non vedo perchè ostacolare l’estensione degli stessi diritti anche ad altri.
Eticamente parlando trovo che esista oggi di fatto una definizione di famiglia che supera di anni luce quella tradizionale e che sia assolutamente corretto riconoscerla. D’altra parte ritengo che la famiglia sia il luogo dei legami più cari e dell’assistenza reciproca, non necessariamente della convivenza tra persone dello stesso sesso.

Questo per dire che sono altre le ragioni per cui sono in ogni caso contraria a questo rumore continuo nei mass media attorno alle coppie omosessuali.
Sono le ragioni di chi ritiene che le coppie omosessuali, dopo essere state emarginate, offese, trattate come coppie di serie B, siano oggi strumentalizzate.
La stessa cosa accade ciclicamente a tutte le cosiddette ‘fasce deboli’ della popolazione: parlare di diritti delle donne, parlare dei diritti delle persone con disabilità, parlare dei diritti degli stranieri sono tutte tematiche che fanno guadagnare punti ai partiti che stanno tramontando o che in ogni caso hanno bisogno di una ventata di popolarità. Questo è semplicemente il momento delle coppie omosessuali.

Quello che mi auguro? Che le coppie omosessuali, che il tutto sia fatto per affari o per sincero interesse, riescano in ogni caso a vedersi riconosciuti dei diritti che secondo me sono a tutti gli effetti ‘diritti umani’ che fino ad oggi sono stati loro negati in nome della tradizione.

 

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