giovedì, Agosto 11

Quel che sfugge all’Europa del match Russia vs Ucraina Il 'rischio più ampio', che si estende dall'Ucraina alla Bielorussia, e in prospettiva anche oltre; se Putin dovesse decidere di attaccare l'Ucraina, la guerra sarebbe una guerra europea, con gli Stati Uniti schierati a sostegno dell'Europa+Ucraina, con tutto quanto ne deriva. Ecco quel che pare sfuggire agli europei

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La Russia sta conducendo una guerra non dichiarata contro l’Ucraina dal 2014 e al momento occupa la penisola di Crimea insieme a parti della regione del Donbas dell’Ucraina orientale, circa il 7% del Paese è sotto occupazione russa.
Nelle ultime settimane la tensione è velocemente cresciuta causa il concentramento
di contingenti militari della Russia lungo il confine ucraino. Si teme che le azioni del Cremlino possano culminare in una guerra. Mosca si starebbe preparando per un attacco entro la fine di gennaio o l’inizio di febbraio, aveva detto già, a novembre, il capo dell’agenzia di intelligence della difesa dell’Ucraina. Poi, scorsa settimana, anche fonti USA hanno sostanzialmente confermato, ipotizzando che la forza di attacco sarà costituita da circa 170mila uomini.

Eppure, «molti leader europei non sembrano cogliere la gravità della situazione». A sostenerlo è l’autorevole European Council on Foreign Relations (Ecfr) in un intervento a firma di Gustav Gressel, senior policy fellow Ecfr.

Ma quale la gravità della situazione che sfugge agli europei, leader e non?

Molto in sintesi: che l’attacco all’Ucraina significherebbe una guerra europea -non una guerra in Europa, una guerra europea- con tutto quello che ne consegue.

Andiamo per ordine.

Il Presidente russo Vladimir Putin, non negando né confermando l’attacco, chiede -come spiega unarticolo di Samuel Charap- che l’Ucraina accetti l’interpretazione russa dell’accordo di Minsk (se non lo fa dovrà affrontare una guerra totale), e vuole un accordo per impedire all’Ucraina di aderire alla NATO, vuole l’impegno legale dell’Occidente a non schierare mai le infrastrutture militari della NATO in Ucraina, ovvero l’Ucraina non dovrà mai essere trasformata in una testa di ponte militare statunitense al confine con la Russia.

Perchè queste richieste fino al punto di minacciare una guerra? Per «fermare l’espansione della NATO e degli aiuti militari statunitensi all’Ucraina», certo, al punto che sta lavorando per persuadere l’Occidente che la Russia è pronta a iniziare una guerra su vasta scala contro l’Ucraina a meno che non si faccia qualcosa per cambiare lo stato di cose esistente e, agli occhi di Putin, completamente inaccettabile. Inoltre, come affermaFrida Ghitis, editorialista delle più autorevoli testate americane, «il Cremlino vuole destabilizzare l’Ucraina e impedirle di esercitare i suoi diritti come Nazione indipendente per costruire il proprio futuro. L’Ucraina si avvicina all’Occidente,vuole unirsi alla NATO, ed è una giovane democrazia -in netto contrasto con la Russia. L’esistenza dell’Ucraina come democrazia al fianco della Russia, dove Putin è diventato un autocrate sempre più repressivo, mette a disagio il Cremlino. Putin vuole assicurarsi quelle che ai tempi della Guerra Fredda erano accettate come sfere di influenza, con l’obiettivo di mantenere i Paesi che facevano parte dell’Unione Sovietica sotto l’influenza di Mosca».
Ma, proprio nell’ottica delle sfere di influenza, c’è di più.
L’azione di Putin potrebbe «avere una serie molto più ampia di obiettivi strategici a lungo termine», lo sforzo russo potrebbe essere «parte di uno sforzo più ampio che include la Bielorussia e presenta una sfida a lungo termine molto più seria per la NATO», afferma Anthony H. Cordesman, Presidente emerito dell’area Strategia del Center for Strategic and International Studies (CSIS).

«Uno sguardo più ampio alla mappa dell’Europa prima e dopo la dissoluzione dell’ex Unione Sovietica e del Patto di Varsavia nel 1991 chiarisce perché Putin potrebbe vedere gli sforzi russi per ottenere influenza o controllo sulla Bielorussia e su gran parte dell’Ucraina come un importante obiettivo strategico», afferma Cordesman.

Bisogna fare un passo indietro di 30 anni, al 1 dicembre 1991, «quando l’Ucraina ha piantato l’ultimo chiodo nella bara dell’Unione Sovietica» con «oltre il 90% degli ucraini che ha sostenuto un referendum sulla dichiarazione di indipendenza del Paese». Il crollo dell’URSS, afferma Paul Grod, Presidente dell’Ukrainian World Congress, «è stato per molti versi notevole poiché è avvenuto rapidamente e si è svolto in gran parte senza spargimento di sangue. Tuttavia, da allora è diventato sempre più ovvio che la Russia non ha mai veramente fatto i conti con il suo status ridotto o la perdita dell’impero». Vladimir Putin«cerca di riaffermare la vecchia influenza imperiale del suo Paese», vuole far risorgere l’impero sovietico e ribaltare il verdetto del 1991, così che «una nuova generazione di ucraini, georgiani, moldavi e bielorussi si trova ora costretta a difendere le proprie libertà», e «anche le Nazioni della vicina Europa centrale stanno affrontando il ritorno di una Russia ostile». «Putin ha fatto precipitare il mondo in una nuova Guerra Fredda nel suo tentativo di soggiogare l’Ucraina. Così l’Ucraina è «l’epicentro di questa nuova Guerra Fredda», afferma Paul Grod, la quale, dopo anni di turbolenze politiche interne, è diventata «una democrazia vibrante e altamente competitiva. Ciò rende l’Ucraina una fonte di ispirazione per la più ampia regione post-sovietica. Allo stesso tempo, il progresso democratico dell’Ucraina è visto a Mosca come una minaccia esistenziale al modello autoritario della Russia».La Russia farà di tutto per ristabilire il controllo sull’Ucraina.
Tornando alle mappe di
Anthony H. Cordesman, la mappa delprima1991, mostra una Russia che ha «dominato l’Europa orientale in aree che le hanno permesso di rappresentare una grave minaccia di invasione per tutta l’Europa, compresi gli Stati più sviluppati della regione. Inoltre, anche se si escludono Stati chiave del Patto di Varsavia come la Germania dell’Est, la Polonia, la Cecoslovacchia, l’Ungheria e la Bulgaria, il controllo della Russia su Bielorussia e Ucraina le ha dato l’accesso strategico all’intero Fronte Centrale in Europa, nonché il controllo sugli Stati baltici». L’analista esamina una serie di dati economici e militari che dimostrano la forza dell’Unione Sovietica e la relativa scarsa prestanza della sola Russia post-dissoluzione dell’8 dicembre 1991.
Se si guarda la mappa deldopo1991, quella ad oggi, cioè al 30° anniversario di quei fatti, si nota, per un verso «la crescita della NATO», per l’altro verso «le principali riduzioni della presenza della Russia nella regione centrale». Così, dal punto di vista di Putin, «i suoi sforzi per impedire all’Ucraina di ricevere aiuti militari statunitensi e di aderire alla NATO hanno una chiara giustificazione strategica». Infatti, vista da questa prospettiva, propria di qualsiasi nazionalista russo, «la Russia non deve solo reagire alla perdita delle Nazioni del Patto di Varsavia a favore della NATO, ma alla perdita degli Stati sovietici come l’Ucraina e la Bielorussia che molti russi considerano ancora parte della Russia. Inoltre, mentre la Russia ha ancora un’enclave a Kaliningrad, ha perso gli Stati baltici e ha visto gli Stati scandinavi diventare più indipendenti e alcuni avvicinarsi apertamente alla NATO». Insomma, Putin si sente accerchiato e insopportabilmente ridimensionato. Per questo Cordesman è dell’idea che l’Ucraina sia solo un pezzo del piano del Presidente, «Putin potrebbe avere obiettivi strategici a lungo termine molto più ampi. La Russia ha già annesso la Crimea nel 2014», ha di fatto il controllo di fatto su parte dell’Ucraina orientale, «ha costantemente ampliato la sua influenza e esercitazioni militari in Bielorussia, ha usato esercitazioni militari e altre misure per dimostrare quanto efficacemente possa minacciare gli Stati baltici e scandinavi».

Concordano su questa visione, Andriy Zagorodnyuk, Presidente del Centre for Defence Strategies e già Ministro della Difesa dell’Ucraina (dal 2019 al 2020), e Alexander Khara, diplomatico ed esperto di affari esteri e politica di sicurezza, e consigliere del Ministro della Difesa ucraino nel 2020, i quali affermano: «È fondamentale capire che le ambizioni russe non si esauriscono con l’Ucraina. Questo è un pericoloso equivoco che non riesce a cogliere la vera portata del moderno revisionismo russo. In realtà, Putin cerca di demolire l’intero ordine mondiale basato sulle regole stabilito nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale e consolidato dopo il crollo dell’URSS».
E’ improbabile, prosegue Cordesman, che Putin rinunci «al suo continuo rafforzamento militare nelle aree avanzate della Russia. Potrebbe benissimo vedere una corsa agli armamenti nucleari limitata, unita a sistemi di attacco convenzionali di precisione a lungo raggio, come un modo chiave e relativamente poco costoso per contrastare le capacità militari degli Stati Uniti e della NATO e per ripristinare il prestigio militare e strategico della Russia. Fare della Bielorussia l’equivalente di un ‘client state’», cioè dipendente dalla Russia da tutti i punti di vista, militare, politico, economico, «ora sembra offrire una grande opportunità, che non presenta le sfide politiche ed economiche di un’azione militare più attiva in Ucraina. Allo stesso tempo, spingere la pressione russa sull’Ucraina ai limiti imposti dagli Stati Uniti e dall’Europa offre almeno qualche prospettiva di ripristinare il controllo russo o almeno impedire all’Ucraina di diventare stabile o di aderire come partner della NATO». Il contesto che fa da sfondo, ovvero le «divisioni all’interno della NATO, la tensione diplomatica tra Stati Uniti e Francia, le discussioni sulle opzioni militari ‘europee’ e dell’UE come sostituto della NATO e l’enfasi americana sulla condivisione degli oneri piuttosto che sulla deterrenza efficace», sono tutti elementi che giocano a favore di Mosca.
Questo è il primo tassello della complessità e della gravità che sfugge all’Europa
, ad alcuni dell’establishment e più ancora all’opinione pubblica: ilrischio più ampio‘, che si estende dall’Ucraina alla Bielorussia, e in prospettiva anche oltre.

L’altro elemento del piano di Putin, che agli europei non deve sfuggire, coincide con quanto in questo match c’è in gioco per l’Occidente: la sovranità e il futuro dell’Ucraina come Stato europeo indipendente, democratico. «Le azioni di Putin rappresentano una minaccia diretta all’ordine di sicurezza internazionale che da decenni è alla base della pace e della stabilità in Europa», affermaIan Brzezinski, senior fellow dell’Atlantic Council. «L’ossessione del Presidente russo Vladimir Putin per l’Ucraina è già costata più di 14.000 vite e ha fatto precipitare il mondo in una nuova Guerra Fredda. Ora sta minacciando di lanciare una grande invasione che potrebbe innescare il conflitto europeo più devastante dalla seconda guerra mondiale», affermano Andriy Zagorodnyuk e Alexander Khara.
Gli Stati Uniti -in ultimo in occasione dellavideochiamata tra Biden e Putin del 7 dicembre- hanno assunto una posizione di leadership internazionale negli sforzi per scoraggiare una nuova invasione russa dell’Ucraina. Non solo.Biden sta usando questa crisi per consolidare la partnership con altri leader occidentali in Europa, enfatizza l’unità occidentale e il fatto che l’Occidente tutto insieme sosterrà l’Ucraina. Non ci saranno stivali americani in Ucraina, ma tutto il supporto logistico necessario comprese armiall’Ucraina, e supporto agli Stati confinanti che appartengono alla Nato, oltre a sostenere l’aspirazione dell’Ucraina a diventare membro della Nato.

E qui è abbastanza evidente -non sfugga agli europei- il fatto che se Putin dovesse decidere di attaccare l’Ucraina, la guerra -guerreggiata sul campo o altrove, non importa- sarebbe una guerra europea, con gli Stati Uniti schierati a sostegno dell’Europa+Ucraina, con tutto quanto ne deriva. Il ‘quel che ne deriva’ comprende in primis una nuova crisi economica, forse una crisi energetica (se Putin dovesse arrivare a chiudere i rubinetti del gas), e molto altro di annesso. «Una grande guerra in Ucraina trasformerebbe completamente il clima di sicurezza europeo con implicazioni disastrose per l’intera regione. Milioni di rifugiati ucraini si riverserebbero nei vicini Paesi dell’UE. L’economia ucraina crollerebbe, con un’ampia gamma di conseguenze negative per l’economia europea e globale, compreso tutto, dall’interruzione dell’approvvigionamento alimentare alla perdita di commercio e investimenti«» affermanoZagorodnyuk e Khara.
«
È fondamentale capire che le ambizioni russe non si esauriscono con l’Ucraina. Questo è un pericoloso equivoco che non riesce a cogliere la vera portata del moderno revisionismo russo. In realtà, Putin cerca di demolire l’intero ordine mondiale basato sulle regole stabilito nei decenni successivi alla seconda guerra mondiale e consolidato dopo il crollo dell’URSS». E concorda l’attuale Ministro della Difesa ucraino, Oleksii Reznikov, il quale afferma, in un interventodall’Atlantic Council, che: «L’attacco della Russia segnerebbe anche la fine definitiva dell’ordine internazionale basato sulle regole, aprendo la porta a una nuova era di insicurezza globale che minaccerebbe decenni di pace senza precedenti in gran parte dell’Europa». E aggiunge con un tono drammatico: «La posta in gioco è molto più del destino di un’Ucraina indipendente. Se il minacciato attacco della Russia va avanti, creerà il caos in tutto il continente e frantumerà la relativa stabilità a cui la maggior parte degli europei si è abituata dalla fine della Guerra Fredda. Al suo posto ci sarà una nuova normalità di insicurezza e aggressione alimentata dal Cremlino. È in gioco il futuro dell’Europa stessa e si deciderà in Ucraina».
Gustav Gressel in linea di massima condivide questi ragionamenti. «La Russia ha un obiettivo chiaro: indebolire l’Ucraina così tanto che sarà relativamente facile controllare la politica del Paese. Mosca può raggiungere questo obiettivo costringendo Kiev ad attuare l’accordo di Minsk alle sue condizioni -che stabilirebbe di fatto un veto russo sugli affari interni ucraini- e avviando e sfruttando le rivolte antigovernative. In alternativa, Mosca potrebbe fare pressione su Washington per ‘consegnare’ l’Ucraina firmando garanzie di sicurezza a favore della Russia. Queste garanzie vieterebbero all’Ucraina non solo di aderire alla NATO, ma anche di impegnarsi in qualsiasi forma di cooperazione con l’Occidente che rafforzerebbe la sua resilienza. Questo alla fine costringerebbe l’Ucraina a rientrare nella sfera di influenza di Mosca». E però questo ‘risolverebbe’ solo il problema Ucraina. «Se la strategia coercitiva della Russia funziona bene, non c’è alcuna garanzia che si fermerà con l’Ucraina. L’attuale alterazione da parte della Russia della struttura delle forze nel suo distretto militare occidentale è in parte diretta contro la NATO. Con l’aumento della cooperazione militare russo-cinese, l’improbabile di oggi potrebbero diventare le possibilità di domani». Gressel avvisa l’Europa: «I generali americani hanno a lungo avvertito gli europei che, nei prossimi decenni, gli Stati Uniti potrebbero non essere in grado di proteggere contemporaneamente i propri alleati asiatici ed europei dalla minaccia di Cina e Russia».

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