lunedì, Giugno 14

Quel che Sassoli non ha capito della Russia Mettersi a fare i dispetti alla Russia e non capire che la Russia cerca alleanze, non scontri, e che ha molto da dare per rafforzare l’Europa, è veramente ingenuo

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Un insulsa dichiarazione di David Sassoli, mi suggerisce un paio di riflessioni, per così dire, a tempo perso.
La dichiarazione fa seguito del divieto imposto da Mosca al medesimo Sassoli di recarsi in Russia. La dichiarazione in sostanza esprime un solo concetto: «Vogliono zittirmi», eccetera. L’assurdo sta nella evidente mancanza di senso delle proporzioni delle affermazioni di Sassoli di fronte al divieto russo.
Vorrei essere ben chiaro. Sassoli, benché di origine RAI (ormai, e lo dico con dolore vero, ormai si deve dire così) è, come Presidente del Parlamento europeo, un ottimo Presidente. Sempre misurato, attento, competente, specialmente questo. Se uno solo pensa che un suo predecessore è stato Antonio Tajani, si rende conto. Il che potrebbe apparire un modo per sminuire Sassoli. E invece no, perché ha saputo mostrare di essere capace e, specialmente, di avere un’idea dell’Europa, non solo delle istituzioni europee, ma proprio dell’Europa come idea, come proposta, anzi, come fatto culturale.
Proprio per questo mi stupisce la frase reboante e inutile … Figuriamoci quanto la Russia si possa preoccupare di Sassoli. Ma il limite non sta in quello, sta nel fatto che Sassoli ha perso, credo, l’occasione per dare una risposta piùmisurata‘, più riflessiva, più diplomatica, dialettica per metterla sul difficile.
Perché quell’atto, apparentemente inconsulto, della Russia, vorrei suggerire, è un risposta molto contenuta, ad atti assai più pesanti svolti nei suoi confronti dalla nuova politica di Joe Biden di riapertura della guerra fredda, immediatamente seguita da una buona parte dell’Europa, Mario Draghi in testa (purtroppo) e anche da Sassoli.
Sono vari anni che la Russia subisce maltrattamenti di vario genere, e in particolare questa nuova prassi di escludere singole persone dalla possibilità di accedere a questo o quel Paese. Ma la risposta russa è, per lo più, abbastanza moderata. Basterebbe vedere come ha reagito all’espulsione di ben due diplomatici da Roma (francamente una esagerazione), espellendone a sua volta uno solo quindici giorni prima che se ne andasse comunque. Non parliamo di mancato rispetto dei diritti dell’uomo in Russia, se non parlando anche della Turchia, di Israele, della Arabia Saudita, del Qatar, del Brasile, ecc… Cerchiamo di essere seri.

L’atto contro Sassoli fa seguito a svariati atti ostili verso la Russia in particolare da quando Biden ha assunto la Presidenza degli USA.
Perché dico che Sassoli ha risposto male? Perché non ha colto (o gli è stato impedito di cogliere questo mi sfugge come ovvio, ma credo che qui sia stata opera sua e basta) che quell’atto era una occasione buona persmarcarsiun po’ (e quindi smarcare un po’ l’Europa) da questa politica americana. Che mostra, a ben vedere, una indubbia capacità di agire e di decidere di Biden, ma anche una assenza di cultura politica e divisione‘: rifugiarsi nella solita tranquilla salsa sciapita della guerra fredda, è forse per gli americani rassicurante, certamente lo è per la burocrazia americana (anche in USA c’è una burocrazia), lo è sicuramente per i nostri funzionari del Ministero degli Esteri, da sempre fermi alla politica filo-americana a prescindere e alla politica del ‘contenimento’, ma è ormai abbastanza poco attenta alla realtà e, questo è il punto, assai poco ambiziosa.

Certamente, come ho detto, per restare alla Farnesina, si ripetono più o meno stancamente vecchi copioni sempre uguali, e ciò è, purtroppo, anche causato dall’invecchiamento culturale di quel Ministero, e dalla burocratizzazione progressiva dei funzionari. Ne è prova quella assurda lettera congiunta Di Maio Blinken, che dieci anni fa non sarebbe mai stata pensata e permessa, pur da un Ministero assolutamente conservatore, se non reazionario, ma molto più colto, aperto. Il Ministero degli Esteri sconta l’impressionante impoverimento culturale delle istituzioni del nostro Paese: quell’impoverimento che fa parlare sempre più spesso di un Paese in declino e anche peggio.
È la verità, purtroppo. Ma per ora rimedio non c’è: con questa scuola, questa Università e questo ceto di politicanti di serie ‘b’ se non ‘c’, c’è poco da sperare a breve.

Strano, però, che non se ne sia reso conto Sassoli, che, a quel che posso capire, ha invece molto ben capito quanto sia importante l’Europa, e specialmente un futuro lungimirante e concreto di una Europa che sotto l’ala degli USA è solo destinata a scomparire nonché come potenza economica, come riferimento culturale.
Sull’economia, certo non si potrà fare molto. Un ambito e un ambiente economico in cui campeggiano olandesi e lussemburghesi, con qualche spruzzatina (avvelenata) di Michel e di Finlandia (il Paese felice di quattro gatti in frigorifero, ma con una premier bambina) di prospettive economiche di rilievo ne ha poche. Una Europa che investe circa 500 miliardi dopo la pandemia, mentre gli USA (che hanno meno abitanti dell’Europa) ne investono duemila, ha evidentemente rinunciato ad un avvenire economico degno di questo nome. E fin qui, tant’è. Ma, almeno culturale, no.
E certo, mettersi a fare i dispetti alla Russia e non capire che la Russia cerca alleanze (l’URSS è finita da un pezzo), non scontri, e che ha molto da dare per rafforzare l’Europa, è veramente ingenuo, per usare un termine molto edulcorato.
Perciò, dico e ripeto, mi ha sorpreso la scarsa visione di prospettiva di Sassoli: il futuro della Russia non è Vladimir Putin. Putin è il passato e gli va riconosciuto il merito di avere raddrizzato una situazione disastrosa ricevuta da quella specie di Boris Godunov perennemente ubriaco di Eltsin. Ma il futuro non è Aleksej Navalny, figuriamoci. E molto dipende proprio dall’Europa: più si isola la Russia, più il rischio è di un secondo Putin: ma l’attuale è intelligente e raffinato, il prossimo … chi sa! Ripeto, è un fatto anche di cultura, certo non ne parlerei a Giggino, ma Sassoli magari di Puskin o di Tolstoi o di Prokofiev, per fare due nomi a caso, ha sentito parlare … solo parlare Sassoli, tranquillo, niente di più!
E -credo, qui azzardo forte- Sassoli non ha capito che Draghi, invece, lo ha capito, o potrebbe averlo capito.
Draghi è un pragmatico e ha finora mostrato di credere realmente all’Europa, e in particolare ad una Europa attiva e propositiva. È sempre stato, mi pare, favorevole gli eurobond, e sono certo che è un fautore, magari sottovoce, di una Europa istituzionalmente più forte e autorevole -basterebbe ricordare le litigate furiose con Weidmann, dove ha vinto sempre lui. Che vuol dire, modificare alcune istituzioni europee, indebolendo il Consiglio e rafforzando il Parlamento, ma un Parlamento forte e serio, non chiacchierone, e una BCE, ma non solo, è un Ministero economico che ci vuole e se ne parla! Ecco, come dicevo, un Parlamento tipo Sassoli, ma senza quella dichiarazione. Il punto di passaggio, però, credo che siano necessariamente gli USA, e, pragmaticamente, in questo momento gli USA comandano, e che comandino pensa (almeno spero) Draghi. Poi, con calma, quando ci saremo rialzati, se ne potrà riparlare.

Forse mi illudo. Io non ho alcuna simpatia (voglio dire: simpatia istintiva) per Draghi, ma Draghi è una persona intelligente, molto intelligente e senza interessi personali significativi -ha avuto tutto quello che può desiderare. Forse gli manca solo un ruolo politico globale, e quindi del Quirinale può allegramente fregarsene … ve lo immaginate a presiedere il CSM, suvvia? Il suo grosso problema è che lui è intelligente, colto e di … fantasia (la ‘visione’ questo significa), ma intorno a sé che ha? Io temo che cominci a domandarselo. Ha scelto pochi ministri. Quello della Pubblica Istruzione si sta rivelando ogni giorno un commercialista chiacchierone, peggio di Lucia Azzolina. Il super-Ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, oltre a girare vestito come un randagio e a proporre futuri radiosi, non mi pare che faccia, ma certo è ancora un po’ presto. Il Ministro Enrico Giovannini al confronto di Pieranguilla è uno specialista. Il Ministro della Giustizia, ha una faccia così fredda e assente, da fare dubitare che abbia un’anima. Franco è uno bravo, ma è, come si dice a Napoli in senso non negativo, anzi, è un ‘ciuccio di fatica’. Colao … Colao mi ha sorpreso, è uno che pensa, sa dove vuole andare, ha idee sue. È il suo vice naturale in Europa. Ma uno solo non basta, temo.
E, per tornare a Sassoli, secondo me non ha capito. O -per carità … è molto più probabile- non ho capito io.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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