sabato, Ottobre 23

Quel che resta della superiorità morale true

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È iniziata oggi e durerà fino al al 12 luglio la ‘Digital Venice Week’, l’iniziativa promossa dalla Presidenza Italiana del Consiglio europeo allo scopo di favorire la crescita dell’economia e dell’occupazione attraverso politiche di sviluppo dell’agenda digitale. Alla giornata d’inaugurazione di questo importante evento, ha preso parte il premier Matteo Renzi, che in un lungo discorso in inglese ha presentato alcune linee guida che l’Italia intende perseguire nell’arco del semestre di presidenza. «L’Italia è leader per sei mesi delle istituzioni europee» ha detto Renzi «Siamo orgogliosi di una responsabilità così importante, ma l’ambizione dell’Italia è più alta, è diventare leader non delle istituzioni ma dei cittadini. Se l’Italia cambia se stessa può essere leader nei prossimi 20 anni». Tra gli argomenti toccati, non è mancata qualche frecciata polemica nei confronti dei fanatici del rigore a ogni costo: «Le idee e non le limitazioni possono salvare l’Europa. Se parliamo solo di limiti e burocrazia e differenze tra governi, perdiamo un’opportunità. La sfida che invece oggi abbiamo davanti è quella di creare opportunità». E con particolare riferimento al tema dell’evento veneziano, l’ex sindaco di Firenze ha aggiunto che «ogni singolo euro investito in infrastrutture digitali va escluso dal Patto di stabilità». Soffermandosi poi sul nostro Paese, il premier ha sottolineato che «l’Italia ha una grande occasione, quella di fare l’Italia. Smettiamola di piangerci addosso e proviamo, nei mille giorni che vengono, a cambiare faccia al Paese.(…)Stiamo mettendo in campo tutto ciò che possiamo. Faremo le riforme che abbiamo promesso a livello istituzionale. Ma la prima riforma è creare spazio e lavoro per i nostri ragazzi». Renzi ha affermato che «L’innovazione è il settore che crea più posti di lavoro e l’Italia deve avere il coraggio di smettere di piangersi addosso e cambiare. Cambiare sia sul fronte della burocrazia e della giustizia, che possono essere aiutate dall’innovazione tecnologica, sia per quel che riguarda i nostri ragazzi in modo che facciano crescere le idee, smettendo di pensare che l’Italia sia una terra dove non succede mai nulla. Non è così, perché in Italia accadono cose affascinanti». Rivolto alla platea composta in larga misura da ospiti stranieri, il premier ha detto non senza una punta di retorica: «La riforma del Senato forse per voi è normale, ma per la politica in Italia è una rivoluzione. faremo le riforme, perché è giusto che l’Italia torni a essere leader, a creare posti di lavoro e a dare speranza. Piaccia o meno a quelli che vogliono frenare, noi porteremo a casa il risultato». «Il risultato» ha proseguito «lo porteremo sulla legge elettorale, sulla riforma delle istituzioni, sulla riforma del mercato del lavoro, sulla semplificazione della burocrazia, sullo snellimento delle procedure della giustizia civile. L’Italia la cambiamo davvero perché vogliamo troppo bene a questo Paese per lasciarlo in mano a quelli che sanno dire soltanto no e che passano il proprio tempo a disfare i progetti altrui. Andiamo avanti con l’aiuto e l’impegno di tutti e questo paese tornerà a creare speranza e posti di lavoro».

Al secondo giorno di riunioni europee a Bruxelles sul tema della flessibilità dei parametri del Patto di stabilità e crescita, il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha dichiarato ai cronisti che «è fuori discussione, le nostre finanze pubbliche sono tra le più sostenibili dell’UE, questo non lo dico io, ma la Commissione». Entrando più nel merito, il ministro ha detto che «La dinamica del debito dipende da crescita, tasso d’interesse e sforzo fiscale. Lo sforzo fiscale italiano, il surplus primario, è il più alto d’Europa assieme a quello tedesco. I tassi d’interesse sono scesi, la crescita nominale è ancora insoddisfacente, ma anche con bassa crescita la sostenibilità del debito è fuori discussione». Padoan ha sintetizzato i contenuti degli incontri ci suoi colleghi europei affermando che c’è pieno accordo sulle priorità da affrontare nei prossimi mesi, vale a dire realizzare una maggiore integrazione del mercato, attuare una serie di riforme in campo economico e procedere a investimenti strutturali; tuttavia, almeno al momento, sussistono alcune sensibili divergenze su come mettere mano alle priorità. «Il programma italiano è ambizioso» ha sottolineato il ministro «si basa su tre pilastri che si sostengono, e la questione delle riforme è molto semplice: servono più riforme a tutti, anche a noi, vanno votate e implementate. Alla luce degli sforzi per implementarle, discuteremo tutti insieme come possiamo tenere conto dell’impatto che le riforme hanno sulla sostenibilità di bilancio, degli effetti di ‘spillover’ nei confronti degli altri Paesi, sulla composizione del vincolo di bilancio». Le analisi che «faremo insieme da domani, ci consentiranno di disegnare raccomandazioni di politica economica strutturale più efficienti, con maggiori risultati in termini di crescita e posti di lavoro», ha proseguito Padoan. Passando ad altro argomento, il Ministro dell’Economia ha riferito che all’Eurogruppo si è discusso anche del cuneo fiscale: «Il carico fiscale in Italia resta molto elevato, bisogna farlo cadere compatibilmente con gli spazi di bilancio che il Paese ha a disposizione». A Padoan ha replicato a distanza il commissario agli affari economici Siim Kallas: «Prima le riforme e poi la flessibilità. (…) Il Patto è un pilastro della fiducia: aprire la discussione sulle regole può deteriorare la fiducia e quindi avere effetti negativi sull’economia europea». Parole, quelle di Kallas, che lasciano chiaramente intendere come il braccio di ferro europeo tra ‘flessibilisti’ e ‘rigoristi’ sia ancora in pieno svolgimento, e ha tra i suoi punti nevralgici la nomina di Jean Claude Juncker a presidente della Commissione Europea. A valle degli incontri di oggi, e in attesa della sua audizione, il diretto interessato ha rilasciato una dichiarazione di sostanziale apertura all’ipotesi flessibilista: «La flessibilità serve perché il treno europeo non deragli. (…) Non sono un feticista dei numeri, ma sono legato alla realtà: il Patto di Stabilità non va modificato, ma applicato con sensibilità».

Sembrano diradarsi le tutt’altro che appassionanti tensioni attorno all’incontro tra Governo e 5Stelle sulle riforme. Luigi Di Maio del M5S aveva oggi tweettato: «Abbiamo risposto al PD ufficialmente (per la seconda volta). Ora battano un colpo. Non ci sono più alibi». Non ha tardato ad arrivare la replica del vicesegretario PD Lorenzo Guerin: «abbiamo finalmente ottenuto [dal M5S, n.d.r.]le risposte alle domande che abbiamo posto alcuni giorni fa. A queste risposte adesso manderemo una lettera punto per punto e, sulla base di questo, faremo un incontro la prossima settimana». Guerin ha precisato che il confronto si svolgerà «nell’ambito del patto di Nazareno, dentro alla disponibilità a confrontarci con tutte le forze politiche così come abbiamo richiesto fin dall’inizio. Noi siamo disponibili a discutere e confrontarci dentro il rispetto dell’impianto che abbiamo voluto dare. E cioè per una legge elettorale che determini chi vince e chi perde le elezioni, che garantisca la governabilità e che garantisce ai cittadini di scegliere».

Intanto sono prossimi alla conclusione i lavori in Commissione Affari Costituzionali di Palazzo Madama sul DDL Boschi sulle riforme. Tra gli emendamenti dei relatori Finocchiaro e Calderoli è stato approvato quello secondo cui «il presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione, anche limitata a specifiche disposizioni». Sono stati invece respinti dalla relatrice PD Anna Finocchiaro gli emendamenti proposti da FI che prevedevano l’elezione diretta del Capo dello Stato. Al termine della seduta La relatrice PD ha annunciato che probabilmente giovedì il testo approderà in Aula, dove potrebbe essere discussa già dal 15 luglio.Sulla scorta delle dichiarazioni di Finocchiaro, il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, ha assicurato: «Non siamo preoccupati per i numeri in Aula».

Si è chiarito il mistero della riunione, annunciata per oggi ma mai convocata, tra Silvio Berlusconi e i parlamentari di FI sul tema delle riforme. Il capogruppo forzista al Senato, Paolo Romani, ha dichiarato che l’incontro dovrebbe tenersi domani alle 13.00. «I nodi, per quanto mi riguarda, sono ragionevolmente sciolti» ha detto Romani «L’applicazione del criterio di proporzionalità nell’assegnazione dei seggi senatoriali alle diverse forze politiche, come previsto nell’emendamento del Governo che arriverà nelle prossime ore, rispecchiano quello che chiedevamo». Per le riforme, dunque, tutto sembra filare via liscio. Bisognerà tuttavia vedere in quale clima l’Aula di Palazzo Madama accoglierà il testo e, soprattutto, se il fronte trasversale dei dissenzienti si manterrà unito sulla linea della fermezza.

Si dimette il Governatore dell’Emilia-Romagna Vasco Errani, dopo la sentenza di appello del processo ‘Terremerse’; sentenza che lo ha visto condannato a un anno con la condizionale per falso ideologico. L’avvocato del Governatore, Alessandro Gamberini, ha definito la sentenza ‘sconcertante’, e ha annunciato il ricorso in Cassazione. Errani ha rassegnato le dimissioni anche se la sentenza non prevede alcuna interdizione dai pubblici uffici: «Davanti a tutto l’onore della Regione», ha scritto in una nota. La condanna di Errani desta scalpore per il suo calibro politico, tutt’altro che di secondo piano: Governatore dell’Emilia-Romagna da tre mandati, è dal 2005 presidente della Conferenza dei Presidenti delle Regioni, è stato Commissario straordinario per la ricostruzione post-terremoto ed è uno dei più autorevoli dirigenti nazionali del PD. Nella sua nota, invita a non fare confusione, mettendo su uno stesso piano le proprie vicende personali con l’immagine dell’istituzione che fino a oggi ha rappresentato: «Per questo intendo rassegnare subito le mie dimissioni, e nel farlo rivendico il mio impegno e la mia onestà lungo tutti questi anni. E la mia piena innocenza anche in questo fatto specifico. Piena innocenza. Dunque annuncio subito che presenterò ricorso affinché prevalga questa semplice verità. Le mie dimissioni sono dunque puramente un gesto di responsabilità». Ad esse unisco il ringraziamento a collaboratori, istituzioni, organi dello Stato, forze sociali ed economiche, perché con tutti c’è stata una collaborazione significativa e costruttiva.

Secondo la sentenza, Errani avrebbe istigato due funzionari della Regione, Valtiero Mazzotti e Filomena Terzini (condannati a 1 anno e 2 mesi) a commettere il falso sulla coop Terremerse: la cooperativa di Giovanni Errani, fratello del Governatore, aveva richiesto alla Regione un finanziamento di un milione di euro per la creazione di una cantina a Imola, cantina che non era stata terminata entro i termini previsti dal bando. Durante il primo grado, l’ex governatore decise di mandare ai magistrati una lettera contenente la relazione fatta predisporre dagli uffici regionali in cui si affermava che la procedura di assegnazione dei fondi a Terremerse era stata regolare. Quando però la GdF procedette ai controlli, i contenuti della relazione risultarono falsi; a quel punto la Procura a deciso di indagare anche Vasco Errani con l’accusa di aver cercato di depistare le indagini inducendo i funzionari Mazzotti e Terzini a dichiarare il falso.

Nei vertici del PD prevale incredulità: «Con tutto il rispetto che si deve alle sentenze si dovrà dare rispetto anche alle convinzioni profonde di chi ha avuto a che fare con Errani. Una persona perbene e il miglior Presidente che l’Emilia-Romagna abbia avuto» ha detto Pier Luigi Bersani. Parole simili anche da parte del presidente del PD Matteo Orfini: «Vasco Errani è una persona perbene e lo dimostrerà. Ha sempre lavorato nell’interesse dell’Emilia-Romagna. Spero ritiri le dimissioni».

 

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