domenica, Novembre 28

Quel che il discorso di Draghi non contiene Il Primo Ministro ha dedicato ai giovani un pezzo del suo discorso al Senato. Ha invocato la necessità di creare le condizioni perché le future generazioni possano tornare presto a formarsi e essere competitive. Ma c’è un pezzo, ampio, di realtà che quel discorso e la retorica politica generale non contiene. La realtà che agonizza sul selciato di via Vitruvio a Formia

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Mentre il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, teneva il suo atteso discorso per chiedere la fiducia al Senato, c’era un’altra notizia a occupare le copertine di tv e giornali. La sera prima, Romeo Bondanese,17 anni, finiva la sua breve vita dissanguato sul selciato di via Vitruvio, a Formia. La mano che ha inferto il letale fendente apparterrebbe a un ragazzo, poco più che un bambino, persino più giovane. Il presunto assassino avrebbe, infatti, 16 anni.

Dieci giorni fa, in via Manzoni a Bologna, una traversa della centralissima via Indipendenza, un gruppo di adolescenti ha dato vita una rissa talmente accesa da richiedere l’intervento della Polizia. Erano tuttigiovanissimi. Aggressivi, rabbiosi, febbrili. Molti di loro portavano sul volto le tracce di un mare lontano. Erano figli diimmigrati’: quelle cosiddette ‘seconde generazioni’ che parlano italiano con un marcato accento bolognese. E che magari nemmeno conoscono l’arabo, il francese o il foula. Sono cresciuti tra la Bolognina e San Donato e malgrado ciò, secondo tanti, non avrebbero diritto di cittadinanza in Italia.

Mario Draghi ha dedicato una certa attenzione aigiovani’ nel suo discorso. I giovani che devono tornare a studiare. I ragazzi che devono tornare a essere ‘competitivi’ grazie a un sistema di formazione in grado di prepararli alle sfide globali. Una visione encomiabile ma anche scontata. Tutti attendono il ritorno dei più piccoli tra i banchi di scuola. Ma come sarà questo ritorno? E quanti saranno i giovani realmente investiti dal processo di rinascita affidato alle mani del primo ministro bergogliano?

Sono le risposte a questi quesiti che il discorso di Draghi e, in generale, il discorso politico attuale non contengono. La retorica dominante non contiene una larga fetta di realtà. Una realtà che è fatta dei ragazzi poco più che bambini armati di coltello e dei nuovi italiani misconosciuti che abitano le periferie del Paese. Tutte le periferie. Luoghi in cui nemmeno la criminalità organizzata basta più perché abitati da cani sciolti, guidati dal principio secondo cui ognuno pensa per sé.

Chi parla a questi giovani? Qual è il discorso politico che si rivolge a loro? La sensazione, amara e spaventosa, è che il Paese dellaNext Generation Eusarà un Paese ancor più selettivo. Nel senso darwiniano del termine. Un Paese che facendo leva sulla retorica del merito e della competizione, buona per un laureato della Bocconi ma non per un ragazzo di borgata, lascerà indietro tante vite. Chi parla ai bambini e ai ragazzi figli di famiglie che non hanno i mezzi economici per stare al passo con la competizione globale?

A loro arrivano immediati i discorsi non di Draghi, Zingaretti o Tajani. Bensì quelli pieni di odio e rancore veicolati, via social, dai loro coetanei. Come Selene Calò: la ragazza che a aprile scorso fece spogliare in diretta su Instagram un giovane disabile. Selene ha solo 17 anni, ma ha il viso impostato di una influencer molto più grande e lo stesso linguaggio volgare e rabbioso di un vecchio militante di CasaPound. Ecco quale discorso politico raggiunge questa nuova generazione, che cresce lontana dalla politica istituzionale.

In tanti stanno rievocando le opportunità del dopoguerra. Del dopoguerra dovremmo, però, ricordare anche la generazione violenta e veloce descritta nella ‘Storia’ di Elsa Morante. Avendo chiara la paradossale differenza per cui in questo dopoguerra ci sono molto meno possibilità di riscatto di quante ve ne fossero allora.

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