domenica, Dicembre 5

Quel che è stato dell'Italia dei Valori Parlano Francesco Barbato e Felice Belisario, due ex del partito

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Avvocato Belisario, è possibile una eventuale rinascita dell’Italia dei Valori in Parlamento? È un progetto realizzabile?
A mio avviso pensare di ricreare un Gruppo dell’IdV in Parlamento vuol dire avere tanta, troppa fantasia.
Quale valore aggiunto potrebbe apportare in un centro sinistra sempre più frantumato? Potrebbe esserne il collante o un’ulteriore forza disgregante?
L’IdV ha rappresentato insieme alla Lega Nord la più grande novità della politica italiana fino alla passata legislatura. A dirlo sono stati milioni di elettori che poi si sono sentiti traditi da errori commessi da una parte del gruppo dirigente e dalla mancata presentazione del simbolo IdV alle elezioni del 2013. Oggi, legge elettorale alla mano, è impensabile che le micro formazioni politiche possano avere spazio nel centro sinistra e men che meno è possibile che l’IdV possa esserne il collante.
L’IdV potrebbe esse l’elemento coadiuvante oppure una forza definitivamente disgregante nel centro sinistra italiano?
Nulla di tutto questo. L’IdV, lo dico con estremo rammarico, non rappresenta più nulla se non il possibile salvagente per qualcuno.
Qual è il suo attuale rapporto con l’Italia dei Valori?
Nessun rapporto. Quando finisce una storia non c’è null’altro da fare che prenderne atto.
Quali sono stati nel passato gli errori che hanno portato alla crisi del partito negli anni scorsi, culminata con le dimissioni di Di Pietro?
Vi è stato un momento che il partito, subito dopo le regionali del 2010, ha sofferto di bulimia, ha fatto entrare tanti e, tra questi, troppe persone indegne, come purtroppo hanno dimostrato arresti e processi in corso. Uomini e donne che con il progetto politico dell’IdV non avevano nulla a che vedere.
Ha ancora rapporti con il fondatore del partito? Pensa che possa esserci un avvicinamento tra Di Pietro e l’IdV?
Non spesso come prima, ma ci sentiamo. È difficile cancellare una storia fatta di sacrifici, di passione, di lavoro comune. Da Antonio Di Pietro ho ricevuto tanto, ma ho ricambiato con altrettanta generosità. Antonio Di Pietro ha avuto il merito di tentare di cambiare il modo di fare politica. Peccato che non si sia accorto per tempo che parte del il partito, crescendo, non seguiva più le sue indicazioni originarie.
Quali sono i punti strategici su cui l’Italia dei Valori dovrebbe puntare per non commettere gli stessi errori?
Per me, oggi, non c’è più spazio politico per IdV, men che meno per l’IdV senza Antonio Di Pietro e, mi consenta, senza Massimo Donadi, Felice Belisario e tanti altri che hanno chiuso con questa esperienza.
Qual è la sua personale visione sul centro sinistra nel quadro politico italiano?
Il centro sinistra in Italia non esiste più. Esiste il PD, con la sua forza, le sue contraddizioni, il suo leader. La cattiva abitudine dei governi delle “larghe intese” nè di destra nè di sinistra, che oggi l’Unione Europea vuole imporre anche alla Grecia, ha fatto da detonatore per un centrosinistra che, parafrasando Pirandello, è uno, nessuno, centomila.
Dopo l’uscita dall’Idv, lei ha fondato assieme a Leoluca Orlando e Carlo Costantini, il Movimento 139, di cui ultimamente non si sente più parlare. Che fine ha fatto?
Guardi, il movimento esiste ancora. Leoluca Orlando ha realizzato un’Agenda 2015 con l’obiettivo di portare in giro per le capitali europee la Carta di Palermo, un documento molto importante che racchiude i principi di legalità e di trasparenza, incarnati da Piersanti Mattarella, ucciso barbaramente dalla Mafia, e da Sergio Mattarella. Da Piersanti a Capaci, fino alla strage di Borsellino, tale documento assume un significato maggiore alla luce degli eventi degli ultimi giorni. Il movimento non nasce come un partito, ma come un lievito di massa. Non avrà corso politico, se si intende per politica quella partitica, perché è un movimento culturale che promuove la legalità non fine a se stessa, ma intesa come rispetto dei valori previsti dalla Costituzione.
Lei parla di legalità e trasparenza, principi che erano alla base dell’Idv e su cui tuttora la dirigenza nazionale dichiara di fondarsi per la rinascita parlamentare dell’Idv. Che ne pensa?
Come le ho già detto, a mio avviso, è inutile lasciare in piedi quel che non c’è. Ormai non c’è più spazio politico per la creazione di un vero partito. Lo dimostra non soltanto l’Idv, ma anche Ncd e Gal. Gli stessi conservatori fittiani vorrebbero riorganizzarsi, ma fanno parte di un ‘mondo virtuale’. Poi bisogna fare i conti con la realtà.
Eppure due ex ‘fuoriusciti’ dal partito Idv, Aniello Formisano e Michelino Davisco svolgono oggi attività parlamentare, rispettivamente in veste di deputato e senatore. Potrebbero essere loro la rinascita?
Ognuno fa come crede. Non c’è alcun vincolo costituzionale che impedisca la presentazione di una propria lista parlamentare, ma poi si deve fare i conti con l’unico vero arbitro di una eventuale rinascita: gli elettori.
Attualmente lei, senatore Belisario, svolge attività politica?
Se intende dire attività partitica, no. Ora faccio l’avvocato a tempo pieno. Del resto, è una professione che non si può svolgere diversamente. Ritengo che la vita politico-istituzionale debba essere una parentesi nella vita di chiunque.

 

 

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