martedì, Agosto 3

Quel barbone è Antoni Gaudì, l’architetto di Dio

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Novant’anni fa, il 7 giugno 1926 a Barcellona un tram investe uno strano tipo. Sembra un barbone e il suo aspetto randagio e trascurato porta i soccorritori a credere di trovarsi di fronte a un povero vagabondo. Nessuno riconosce in quell’uomo ferito e privo di sensi Antoni Gaudì, il progettista della Sagrada Familia di Barcellona.

Antoni Plàcid Guillem Gaudì y Cornet, questo è il suo nome completo, è nato il 25 giugno del 1852 a Reus, vicino a Tarragona, da Francisco Gaudì e Antonia Cornet y Beltran. I suoi avi sono calderai e lui negli anni seguenti affermerà che le sue capacità, la sua inventiva e la sua fantasia non sono altro che la proiezione della tradizione della famiglia perché proprio i calderai sono artigiani capaci di intuire, cogliere e vedere un oggetto tridimensionale in una lastra di metallo.
Dopo aver frequentato il collegio dei Padri Scolopi di Reus passa alla Facoltà di Scienze dell’Università di Barcellona e a ventidue anni riesce a essere ammesso alla Scuola Superiore di Architettura di Barcellona. In quella che è una delle più prestigiose istituzioni europee dell’epoca acquisisce una preparazione tecnica e storica basata sull’analisi dei monumenti antichi. Geniale, curioso e molto sveglio nell’apprendere, si diploma nel 1878. Contemporaneamente agli studi di architettura frequenta corsi di estetica e filosofia, interessandosi anche di teatro, musica, biologia e medicina.
In quegli anni inizia a sperimentare e studiare le forme romaniche e rinascimentali, gli ornamenti moreschi e i temi dell’architettura navale. Non si limita però agli studi.
Le modeste condizioni economiche della famiglia non gli garantiscono la possibilità di sopravvivenza e lui cerca di mantenersi lavorando negli studi di alcuni architetti come Joan Martorell, da cui attinge la predilezione per lo stile goticheggiante, Francisco Del Vilar, il primo progettista del Tempio della Sagrada Familia, e con Josep Fontserè y Mestres il realizzatore del Parco della Cittadella di Barcellona, un giardino pubblico costruito sul sito dell’antica cittadella fortificata demolita nel 1854. La sua carriera di architetto è caratterizzata dall’elaborazione di forme straordinarie e imprevedibili, realizzate utilizzando i più diversi materiali (mattone, pietra, ceramica, vetro, ferro) da cui sa trarre il massimo delle possibilità espressive.
La sua prima costruzione è la casa Vicens a Barcellona, del 1878, cui segue il palazzo Guëll, sempre nella capitale catalana, oggi in parte modificato. Nel 1883 inizia  i lavori della chiesa della Sagrada Familia, commissionatagli dall’Associación Espiritual de Devotos de San José, considerata l’apogeo del suo genio e rimasto incompiuto. Proprio la costruzione di questa cattedrale diventa il sogno e l’incubo della sua esistenza al punto che decide di vivere direttamente all’interno del cantiere, conducendo una vita quasi da barbone.

Il 7 giugno del 1926 dopo essere stato investito dal un tram e scambiato per un vagabondo viene raccolto e trasportato all’ospedale della Santa Croce, un ospizio per i mendicanti fondato dai ricchi borghesi della Catalogna. Proprio lì lo trova il giorno dopo il cappellano della Sagrada Familia. Le ferite riportate nell’incidente sono gravi e tre giorni dopo, il 10 giugno, Antoni Gaudì muore. I suoi funerali, tenutisi in forma ufficiale, vedono la partecipazione di migliaia di barcellonesi, che dal quel momento iniziano a chiamarlo ‘l’architetto di Dio’.
Le sue spoglie vengono tumulate in una cripta nella sua Sagrada Familia.

 

 

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