venerdì, Settembre 24

Quel 25 aprile nasceva l’Italia democratica e antifascista Il Paese celebra una data fondativa della storia nazionale ed europea. A colloquio con Orlando Baroncelli, autore di tre libri sulla Resistenza: “quella data non può essere confusa, né annacquata, racchiude il senso della nostra storia democratica”. Decisivo il contributo dato dalle donne alla lotta di Liberazione

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Quel 25 aprile di 75 anni fa  con l’insurrezione di Milano contro gli occupanti tedeschi e i fascisti della RSI, e l’assunzione dei poteri civili e militari il Comitato di Liberazione dell’Alta Italia faceva compiere un passo determinante verso la totale Liberazione del Paese, iniziata  con la Resistenza già all’indomani dell’8 settembre del ’43, e l’intervento delle forze Alleate. In quelle ore insorgevano anche Genova  e Torino, e  città del Veneto, mentre  erano state liberate varie dell’Emilia, del Piemonte, e da mesi Roma e Firenze. Due giorni dopo, Mussolini in fuga verso la  Svizzera, in  uniforme da soldato tedesco, veniva catturato  dai partigiani e fucilato su ordine del CLNAI che aveva diretto l’insurrezione e assunto il comando di varie città.

Seguiranno la resa incondizionata firmata dai tedeschi a Caserta, la grande sfilata delle forze di Liberazione per le vie di Milano   con alla testa i comandanti partigiani ( Parri, Longo, il generale Cadorna, Mattei e altri), e la formazione (il 20 giugno)  del primo governo dell’Italia libera, composto dai sei partiti del CLN e guidato da Ferruccio Parri (partito d’azione), ovvero il comandante partigiano ‘Maurizio’. Se questa è la telegrafica successione dei grandi eventi di quel periodo, è chiaro che quella data, che si celebra ogni anno con grandi feste popolari rievocative, ha un alto valore simbolico, democratico e antifascista, che nessuno può negare. E invece, c’è chi, anche stavolta, con il pretesto della commemorazione delle vittime del coronavirus,  ha proposto di trasformare il 25 aprile in giornata di concordia nazionale nella quale ricordare i caduti di tutte le guerre, senza esclusione alcuna. Che la destra non abbia mai digerito quella data è cosa nota. Proposta respinta con sdegno sia dall’ANPI, che da varie forze democratiche, con risposte di questo tipo: «Ogni anno la solita vergognosa farsa per sminuire o svuotare del suo vero contenuto la festa del 25 aprile. Che è la celebrazione della vittoria dell’Italia antifascista sulla dittatura che ha oppresso tutti gli amanti della libertà per 20 anni, incarcerando chi dissentiva e facendo assassinare chi non poteva essere arrestato e provocato insieme al nazismo una tragica e rovinosa guerra, la più tragica del 900». A queste voci si unisce anche quella di Matteo Mazzoni, direttore dell’Istituto Storico della Resistenza Toscana:  «vomitevole…usare i morti del Covid per cancellare il 25 aprile, non è politica, è schifo». Dello stesso parere è anche Orlando Baroncelli, giovane storico che alla Resistenza italiana e toscana in particolare, ha dedicato tre libri, il primo dei quali, una raccolta di testimonianze, ha ottenuto il Premio città di Vecchiano; un altro suo libro(‘Su la testa Argentina’) che racconta la lotta delle madri delle migliaia  di  desaparecidosper ottenere giustizia, ha ottenuto il Premio Firenze per le Culture di Pace  dedicato a Tiziano Terzani per l’impegno civile. L’ultimo, di prossima pubblicazione, è dedicato a ‘I carretti della solidarietà (1943-1945), popolazione civile Resistenza Apuana.

 

Orlando, qual è oggi, dopo 75 anni, il significato di quella data?

Quella data racchiude la nostra storia democratica e civile, è il punto di svolta e di riscatto rispetto alla   barbarie del ventennio fascista,  contiene il sangue  delle vittime, con il quale, ci ricordava Piero Calamandrei, è stata scritta la nostra Carta Costituzionale,  il cui spirito  progressista e antifascista va sempre coltivato. Perché – ce lo ricordava Giorgio Amendola ( il cui padre Giovanni intellettuale liberale strenuo avversario del regime fu massacrato e condotto a morte in un agguanto squadristico),   come nella società italiana, malgrado la Resistenza, persistessero le radici di un fascismo che potrebbe ripresentarsi in forme nuove.” Considero questa proposta un atto di sciacallaggio, che niente a  che vedere col significato del 25 aprile”.

Ciò vuol dire che elementi di fascismo sono sempre ricorrenti nella società italiana e che c’è ancora tanta strada da fare per quel cambiamento che molti dei resistenti si attendevano?

“Sì, sono linee che riaffiorano in maniera più  sottile o esplicita, secondo  il soffiar dei   venti di destra. C’è  bisogno dunque di tener viva e vigile la memoria, anche attraverso  le celebrazioni del 25 aprile  e varie altre iniziative di studio, riflessione, impegno affinché i  valori  espressi da quella straordinaria lotta unitaria, pur fra le tante differenze e difficoltà interne e internazionali,  vengano interiorizzati dalle giovani generazioni. Pensa che già una settimanadopo l’8 settembre Vittorio Foa scriveva insieme ad un giovane compagno, Paolo Diena, poi ucciso dai tedeschi, che l’Italia era ridotta, ad opera del fascismo, adun’espressione geografica e che il suo futuro di nazione   sarebbe dipeso dalla nostra capacità di costruire una società democraticae antifascista. Aveva ben chiaro il percorso da compiere e consapevolezza delle difficoltà.  L’impresa si è rivelata più difficile di quanto, nelle giornate di entusiasmo della liberazione, gli uomini delle Resistenza pensassero”.

Nel tuo prossimo libro, si parla di questi pericoli riemergenti?  

“Ne fa riferimento Graziella Tassi,  la partigiana ‘Lalla’, staffetta partigiana che teneva i collegamenti nelPontremolese  con la Brigata Beretta, intervistata recentemente anche da Rai storia. La quale  si è dichiarata indignata e scandalizzata per le radici inestirpate del nazismo ( era il tempo degli sfregi alle lapidi delle stragi nazifasciste, delle manifestazioni di violenza e di apologia nazista e fascista, delle minacce). Per chi ha rischiato la vita a 17-18 anni o è stata testimone di rastrellamenti, razzie di raccolti e di bestiame, uccisioni di molti abitanti e incendi di centri abitati, è inspiegabile il riemergere di questi movimenti neonazisti. Lei operava nella zona della Lunigiana vicino a Rossano di Zeri,  dove il maggiore britannico Gordon Lett formò nell’ottobre del ’43 il Battaglione Internazionale che operò in stretto contatto con il movimento partigiano dello spezzino e della Val di Magra.  Una testimonianza preziosa quella di Lalla, divenuta poi maestra, e ancora lucidissima”.

Nel tuo precedente  libro, che raccoglieva preziose testimonianze sulla Resistenza in Toscana,  spiccava un’altra figura di donna, ‘Angela’ la ragazza partigiana col fiore rosso tra i capelli, una storia da film. Una coincidenza?

“Si trattava di Liliana Benvenuti. Nessuna  casualità, il mio nuovo lavoro sulla Resistenza Apuana e cavallo tra Toscana  Liguria ed Emilia mira proprio a dare il giusto  rilievo a tre aspetti un po’ trascurati o sottovalutati almeno per un lungo periodo,dalla ricerca storica. Il primo è quello del sostegno di larghe fasce della popolazione civile non tanto alla lotta armata, quanto al sostentamento quotidiano, alla raccolta di cibo nelle campagne per il proprio sostentamento e delle formazioni partigiane nascoste in montagna. Il titolo  “ I carretti della solidarietà (1943-1945) “ in corso di pubblicazione da “Libri liberi”  (casa editricediretta da Elisabetta Olobardi il cui padre Umberto, azionista,  fu internato nei campi di concentramento tedeschi), nasce proprio dall’esperienza di  ragazzi e ragazze  ( le “formiche apuane” le chiamò Calamandrei) che, spingendoli a mano e, a piedi,  attraverso il Passo  della Cisa, si recavano nel Parmense, in Garfagnana e nel Modenese per scambiare il sale con la farina per fare il pane che era l’unica fonte di sostentamento. I ragazzini di allora, come Ernesto Pierucci, alla cui figura è dedicato il libro, e tante ragazze contribuirono alla resistenza: ed è proprio quel movimento civile che secondo lo stesso Calamandrei, contraddistingue la Resistenza italiana da tutte le altre guerre di libertà, compresa l’epopea garibaldina. Le donne, come si può capire, ebbero un ruolo fondamentale, scarsamente riconosciuto anche dopo la guerra quando furono in larga parte marginalizzate. Fa eccezione un documentario di Liliana Cavani, del ’65 sulla donna nella Resistenza. L’altro aspetto, sottovalutato o volutamente minimizzato anche per diversità di valutazione fra le forze resistenziali, è quello dei tanti militari italiani che, dopo l’8 settembre, rifiutando l’adesione alla Repubblica Sociale italiana, finirono nei campi di lavoro tedeschi e di sterminio: per loro si può parlare di “resistenza passiva e morale” che non trovò una sponda adeguata nelle formazioni partigiane.   Ebbene, i componenti dell’IMI, molti dei quali non fecero ritorno, furono 600 mila. Come vedi, ci sono ancora molti aspetti da approfondire e che hanno contribuito alla Resistenza”.

E tu lo fai raccogliendo le ultime voci dei testimoni diretti di quel grande movimento di lotta e di popolo che è stata la Resistenza.

“Questo che uscirà è il terzo libro, poi bisognerà indagare utilizzando altre fonti, altri strumenti. La  Resistenza è stato un grande moto, il cui spirito unitario solidaristico e di rinnovamento sociale è la linfa che ci deve guidare verso i futuri traguardi sociali e morali”.

Quindi, il 25 aprile, alle 13 ci sei anche tu a cantare dalla finestra ‘Bella Ciao’, che è ormai diventato un canto di dolore e di speranza internazionale?

“Certo. Eppoi ci saranno da seguire tanti altri eventi”.

Bene, in attesa di leggere il nuovo libro di Orlando Baroncelli vediamo che Carla Nespolo, Presidente dell’ANPI, invita «ad un abbraccio virtuale che segni la presenza antifascista e il ricordo partigiano, in ogni parte d’Italia. Useremo i social, useremo i balconi da cui scenderanno le bandiere dell’Anpi e dell’Italia e si intonerà ‘Bella Ciao’». L’ appuntamento è alle ore 13 del 25, da ogni finestra e balcone. «Ci faremo accompagnare – dice da artisti, giornalisti, operai, studenti, donne e uomini che vogliano stare con noi. Un grande coro popolare che oggi, come 75 anni fa, accompagni il nostro Paese verso la Liberazione da questo terribile contagio», dice. Poi avverte: «Attenzione, però, per uscirne bene, dobbiamo uscirne cambiati. Come persone e come Stato. Meno individualismo, meno egoismo, più solidarietà. E difesa di quel preziosissimo strumento per combattere la pandemia, che è il servizio sanitario nazionale voluto, non dimentichiamolo, dal ministro Tina Anselmi, partigiana». Dal canto suo l’Istituto Nazionale Ferruccio Parri-Rete, che coordina i 65  Istituti per la Storia della Resistenza e dell’Età contemporanea, ha avviato la campagna social #RaccontiamolaResistenzache ci accompagnerà fino al 2 maggio (giorno della resa tedesca in Italia), culminando il 25 aprile in un grande evento digitale, #25aprile2020.Ognuno  può raccontare con video e messaggi una storia, leggere un libro, recitare, cantare, rendere omaggio alla Resistenza.

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