martedì, Giugno 15

Quattro Papi a San Pietro Intervista a Luciano Castro e Giuseppe Rava sul quadro della prossima canonizzazione a Roma

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Il 27 aprile prossimo saranno canonizzati in Piazza San Pietro due papi che caratterizzarono in maniera diversa la storia recente della Chiesa e le vicende mondiali che hanno attraversato: Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Ci sono poi altri due papi, quelli tuttora in vita, Francesco e l’emerito Benedetto XVI, che forse insieme li celebreranno sull’altare in Piazza S. Pietro. Ratzinger infatti è stato invitato a condividere con papa Bergoglio l’evento, ma la sua partecipazione non è stata ancora confermata.

Questa, che è stata definita «una grande festa della fede», vedrà il passaggio da beati a santi di Roncalli e Wojtyla nello stesso giorno. Due papi differenti, ma accumunati da un indubbio carisma e da personalità ben marcate. Ci sono quindici anni che separano le due figure salite al Sacro soglio, anche se esse presentano analogie e somiglianze: umili origini per entrambi, forte devozione alla Madonna, attenzione ai giovani, impegno nel sociale e lotta per la pace.

Giovanni XXIII fu eletto papa il 28 ottobre del 1958 ma fu beatificato da Giovanni Paolo II soltanto nel 2000. In meno di cinque anni di pontificato riuscì ad avviare il rinnovato impulso evangelizzatore della Chiesa universale. È ricordato con l’appellativo di ‘Papa buono’ per il calore umano, il buon umore e la gentilezza, che, oltre alla sua esperienza diplomatica, conquistarono l’affetto del mondo cattolico e la stima di coloro che non lo erano. All’inizio del suo pontificato incrementò il Collegio cardinalizio, che si era ridotto all’epoca di Pio XII a causa dei rari concistori, nominando il primo cardinale e il primo santo di colore, oltre al primo cardinale giapponese e al primo filippino. Si contano numerosi episodi, registrati nella memoria popolare, caratterizzati da vari fuori programma che riavvicinarono la gente alla Chiesa riempiendo quel distacco che era stato creato dai precedenti pontefici. Tra le numerose  sue uscite dalle mura del Vaticano vanno ricordate quelle ai bambini dell’Ospedale Bambin Gesù e quella ai carcerati della prigione romana di Regina Coeli, nonché l’adozione dell’abitudine alla visita domenicale nelle parrocchie romane. Nella ricerca sia dell’unità tra credenti, sia della pace, indisse il Concilio Vaticano II, novant’anni dopo il precedente, programmato e organizzato, con stupore dei consiglieri, in pochi mesi, ma che non vide terminato perché morì il 3 giugno 1963.

Papa Giovanni Paolo II fu eletto il 16 ottobre 1978 ed è stato proclamato beato il 1 maggio 2011 dal suo successore Benedetto XVI. Fu il primo papa non italiano dopo 455 anni e primo pontefice polacco e slavo della storia. Il suo fu il terzo pontificato più lungo in assoluto. Fin dall’inizio attuò una politica e un’azione diplomatica contro il comunismo e l’oppressione dei regimi, contribuendo sensibilmente al rovesciamento del socialismo reale. Contrastò sul piano politico il capitalismo e il consumismo ritenendoli in opposizione alla giustizia sociale e alla dignità dell’uomo, mentre sul fronte morale si oppose ai metodi contraccettivi, all’aborto e all’eutanasia (da lui intesi come ‘cultura della morte’), oltre che alla omosessualità: tutto ciò gli valse la critica di conservatore.

I suoi 104 viaggi in tutto il mondo lo hanno reso popolare alle folle che si radunavano numerose per eventi religiosi cui egli partecipava personalmente; particolare predilezione ebbe per i giovani per i quali istituì le ‘Giornate Mondiali della Gioventù’ (GMG), che contribuirono alla diffusione dell’ecumenismo, punto di forza della sua dottrina. Fu detto ‘l’atleta di Dio’ per le sue numerose attività sportive (tra cui la passione per la montagna) che continuò a praticare finché la salute glielo consentì. Decise di non usare il pluralis maiestatis e di rinunciare alla cerimonia di incoronazione papale al momento dell’insediamento. Si è adoperato a migliorare i rapporti con le altre fedi religiose e per la difesa della pace nel mondo. Si adoperò anche per l’ecologia in quanto riteneva l’uomo collaboratore di Dio nella tutela dell’ambiente naturale da Lui creato.

Altri temi rilevanti del suo pontificato sono: l’importanza data ai misteri di Fatima intesi però sul piano mistico, la lotta contro ogni forma di mafia, la richiesta di cancellazione del debito ai paesi poveri, la critica all’invasione americana dell’Irak, la richiesta di indulto per l’affollamento delle carceri italiane.

Ammalatosi di Parkinson e di artrosi morì dopo lunga malattia, che tuttavia non gli tolse lucidità, se non all’ultimo, il 2 aprile 2005.

Ad anticipare l’evento, è stato realizzato un dipinto dal titolo ‘Il giorno dei quattro Papi’ che raffigura i pontefici, vivi o eletti santi, coinvolti in questa giornata. In primo piano si vede papa Francesco in gesto di saluto o richiamo, con alle spalle le immagini dei due canonizzati come presenze spirituali, trasparenti; arretrato, sulla sinistra, papa Benedetto con le mani raccolte; sullo sfondo la facciata della basilica e la gente che affolla la piazza antistante. L’idea dell’opera è del giornalista Luciano Castro, che si è avvalso dell’artista faentino Giuseppe Rava, specializzato in illustrazioni pittoriche a soggetto storico.

Ecco l’intervista ai due personaggi.

Luciano Castro, come le è venuta l’idea del dipinto?

Mi è venuta considerando che, per la prima volta nella storia millenaria della Chiesa, in un unico luogo e in un unico giorno sarebbero stati presenti quattro pontefici: due viventi, ossia il papa regnante Francesco e quello emerito, Benedetto XVI, oltre ai due canonizzati, ma presenti in forma spirituale per chi ha fede, cioè Giovanni Paolo II e Giovanni XXIII. Questa è una circostanza che ha un valore storico, oltre che aneddotico e che meritava, a mio modo di vedere, di essere sottolineata e in qualche modo rappresentata. Ho scelto la formula del quadro, perché questo dipinto utilizza lo stile tipico del giornalismo della metà del secolo scorso, la grande illustrazione italiana e rappresenta in un’unica immagine una notizia, un’informazione, come se fosse un precursore della fotografia. Questo quadro racconta dunque un evento: quattro papi presenti insieme sul sagrato della Basilica di S. Pietro.

Perché si è rivolto proprio a Giuseppe Rava per la sua esecuzione?

Proprio perché questo artista romagnolo, che conosco già da alcuni anni, utilizza questa specifica tecnica, dell’illustrazione pittorica. Lui è specializzato e la sua attività quotidiana si svolge soprattutto nella realizzazione di illustrazioni a carattere storico e militare, per riprodurre grandi vicende del passato. Giuseppe Rava utilizza questa tecnica realistica in cui anche i volti, i personaggi, i vestiti, i luoghi sono molto evidenti, quasi riprodotti fotograficamente, ma con un’importante capacità di interpretazione. Questa sua abilità mi sembrava la più adatta per poter raccontare il ‘giorno dei quattro papi’.

Cosa ne farà di questo quadro dopo le celebrazioni?

L’originale non ho ancora deciso cosa farne, attualmente è in mio possesso. Devo ancora decidere se tenerlo o pensarne un altro utilizzo. Ho fatto stampare un certo numero di copie di riproduzione artistica di altissima qualità che verranno firmate e numerate dall’autore Rava. Delle prime quattro da lui numerate e firmate, la prima la invierò a papa Francesco, la seconda a papa Benedetto e poi ai due cardinali che furono segretari di papa Roncalli e di papa Wojtyla, ovvero rispettivamente Loris Capovilla e Stanislaw Dziwisz.

Perché ha deciso di donare le riproduzioni del dipinto numerate e firmate da Rava a papa Francesco, al papa emerito Benedetto e ai segretari dei due pontefici canonizzati?

Per un segno di omaggio nei confronti di questo evento e per lasciare anche a loro un ricordo di questa giornata, come segno personale di gratitudine verso i due papi, per quello che hanno fatto e che fanno per la Chiesa e per il mondo. Naturalmente l’ho fatto come ricordo di questo evento storico della canonizzazione.

Che ricordo ha di papa Roncalli?

Io sono nato nell’anno in cui lui è morto, quindi non ne ho alcun ricordo personale, ma come tutti quelli nati come me all’inizio degli anni Sessanta, abbiamo una memoria storica comune tramandataci dai nostri genitori e che poi i mass media hanno fatto in modo che diventasse retaggio anche delle generazioni successive con la famosa frase «Questa sera, quando tornerete a casa dai vostri bambini, dategli una carezza, e dite loro: quella è la carezza del papa». Io ero appena nato e quindi mi considero uno dei bambini accarezzati indirettamente da papa Roncalli.

Qual è il ricordo di papa Wojtyla?

Il pontificato di Wojtyla ha inciso in maniera importante nella mia vita. Io ero giovane quando lui fu eletto al soglio pontificio, ed ero ormai uomo fatto quando, dopo lunga malattia e uno straordinario pontificato, ci ha lasciato. Mi ha molto colpito durante la sua vita la grandissima determinazione a compiere la missione che si era assunta da uomo, da sacerdote e forse anche da polacco. Egli aveva la certezza di compiere una missione e non lo ha fermato nessuno, neanche i proiettili di Ali Agca o la malattia incombente. Questa sua determinazione nel mettersi al servizio del progetto che lui credeva fosse quello assegnatogli da Dio è una cosa che mi ha colpito e tuttora mi colpisce nel ricordo di Giovanni Paolo II.

In questa celebrazione pensa che la figura di papa Francesco si confronterà con quella dei suoi grandi predecessori canonizzati? Se sì, in che modo?

La Chiesa è una famiglia e c’è una eredità che ogni persona di questo nucleo passa alle generazioni successive. In papa Francesco in trasparenza noi possiamo vedere i doni, le capacità e le storie dei papi che lo hanno preceduto. Ciascun pontefice, poi, come ogni uomo, ha le sue peculiarità, i suoi talenti e i suoi carismi, direbbe San Paolo, e papa Francesco interpreta molto bene i suoi. Indubbiamente il successo mediatico di questo papa è grande anche in virtù di quello che è stato costruito da questi suoi grandi predecessori, e tra pochi giorni santi: ovvero papa Roncalli e papa Wojtyla.

Che cosa esprimono sotto il profilo della rivoluzione socio-politica nell’ambito del cattolicesimo questi due papi santificati?

È interessante la domanda, seppur un po’ complicata ed io non sono di certo un esperto né di storia della Chiesa né di geopolitica applicata ai meccanismi dell’evoluzione del pontificato. Si tratta indubbiamente di due papi che hanno imposto e sostenuto delle grandi rivoluzioni. Mi viene in mente per Giovanni XXIII il coraggio, la sua determinazione di voler aprire una nuova epoca della Chiesa nella convocazione del Concilio Vaticano II, nonostante tante resistenze all’interno della compagine ecclesiale d’allora e i tanti doni che questo Concilio ha portato ad essa. Altrettanto dicasi di un papa come Giovanni Paolo II, anche se adesso tutto viene dato come acquisito, che veniva dalla ‘cortina di ferro’, dal Patto di Varsavia, e cito questa che è una città della Polonia, dalla terra segnata dalla persecuzione comunista sovietica: lui è stato il papa che è riuscito a contribuire, in maniera determinante, a far crollare questo regime e a liberare popolazioni che oggi sono parte dell’Europa occidentale, come la Polonia. Credo che questi siano due piccoli esempi per due grandissimi papi, che sono stati anche due grandissimi uomini, che hanno dato apporti determinanti per la vita della Chiesa, ma anche per la storia del mondo.

Che cosa rappresenta l’evento della canonizzazione per Roma e per il mondo oggi?

I romani sono circa 2000 anni che convivono con il pontificato e che in qualche modo vivono la presenza del papa come un dato acquisito: come si sa di avere a Roma il Colosseo, visitato da genti di tutto il mondo, così sia ha anche il Vaticano con il papa. È difficile quindi che un romano si stupisca per un evento legato alla Santa Sede. Abbiamo avuti grandissimi eventi anche in passato, come i grandi conclavi per le elezioni dei papi e cerimonie funebri di altrettanti pontefici, come quella di Giovanni Paolo II. Abbiamo avuto il grandissimo evento del Giubileo del 2000, un evento guidato da Wojtyla verso la fine del suo pontificato.

Il cittadino romano è abituato a vivere in una città che può diventare il centro del mondo per alcune ore o giorni e lo sarà ancora il 27 aprile prossimo. I romani sanno quanti disagi da un certo punto di vista la città si prepara a vivere, soprattutto in certe zone della stessa, a causa della concentrazione di tante delegazioni di capi di stato e di centinaia, o migliaia, di pellegrini e devoti. C’è dunque l’orgoglio del romano di poter rivendicare il fatto che alla fine non solo tutte le strade d’Europa portano a Roma, ma spesso che anche le strade della storia convergono su questa città. Per il mondo ci sarà sicuramente un recupero delle immagini di Giovanni Paolo II, per nulla offuscato nel ricordo, e forse di quella di Giovanni XXIII, anch’essa meritevole di essere rilanciata. Credo però che indubbiamente questa sarà un’altra grandissima occasione per papa Francesco per svolgere nel migliore dei modi la sua missione di utilizzare bene i mezzi di comunicazione di massa nella semplicità del suo parlare e nella sua gestualità immediata e così amabile. Penso che sarà comunque una grande occasione di testimonianza per una Chiesa che è viva, grazie a persone illustri come questi due futuri santi che le hanno fatto veramente onore servendola, e grazie anche al papa presente Francesco, che continua a raccogliere giustamente consensi, usando un linguaggio molto evangelico e vero.

Giuseppe Rava, il quadro ‘Il giorno dei quattro Papi’ è nato da un’idea del giornalista Luciano Castro. Come è stato lavorare su un’idea venuta ad altri?

Il mio mestiere è prevalentemente di illustratore, più che di pittore vero e proprio, e normalmente lavoro sull’‘input’ di altri. Non è quindi stato difficoltoso per nulla, se non nell’interpretare l’idea originaria che aveva Luciano.

Che cosa vuole rappresentare il dipinto?

Il dipinto vuole rappresentare la presenza eccezionale e straordinaria di quattro papi contemporaneamente in Vaticano il giorno della beatificazione. I due papi che stanno per essere santificati sono chiaramente rappresentati sotto forma di spirito e vengono trattati con una trasparenza nelle loro figure che evoca la loro presenza ideale più che fisica.

Quest’opera è stata definita simile allo stile delle pagine giornalistiche della ‘Domenica del Corriere’. Come mai questa scelta stilistica?

La scelta stilistica non è una vera e propria decisione in tal senso, in quanto è il mio stile artistico perché mi rifaccio, se così vogliamo dire, ad una scuola di illustrazione e di pittura che qualche tempo fa era considerata una forma d’arte vera e propria. È uno stile realistico, che prende come spunto le caratteristiche di quello dei grandi maestri dell’illustrazione italiana, autori delle copertine per la ‘Domenica del Corriere’.

Pensa che si tratti di quattro figure emblematiche, ciascuna per le sue caratteristiche, del papato dell’ultimo cinquantennio?

Sì, senz’altro, visto anche l’amore del popolo e dei fedeli nei loro confronti. Questo deriva probabilmente dal fatto che essi hanno saputo avvicinare di più l’apparato ufficiale della Chiesa al popolo e ai suoi sentimenti più genuini.

Qual è la figura di papa rappresentato in questo quadro che sente più vicina e perché?

Probabilmente papa Wojtyla, perché al di là della propria presenza fisica e del vigore, il suo papato ha avuto anche una valenza politica non indifferente per la nostra storia recente. Essendo io fra l’altro un illustratore appassionato di storia, nel senso vero e proprio della parola, sento questa figura più vicina a me.

Ritiene che papa Francesco stia cambiando la chiesa rispetto all’operato dei papi precedenti?

Questo faccio un po’ fatica ad affermarlo, nel senso che innanzitutto bisognerebbe aspettare a dirlo e poi non ho le competenze sufficienti per valutare l’operato di un papa, anche a così breve distanza di tempo dalla sua elezione. Sicuramente nei temi esteriori si distacca abbastanza dai papi che lo hanno preceduto.

Che cosa rappresenta l’evento della canonizzazione per Roma e per il mondo oggi?

Credo sia comunque la coronazione di un modo diverso di essere papa, ma non aggiungerei altro.

 

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