Quanto costa ricostruire l’Ucraina, corruzione esclusa? Secondo il governo ucraino serviranno 730 miliardi di euro per uno sforzo multifase capace di scatenare lo spirito imprenditoriale dell'Ucraina, trasformandola in una Mecca per gli investimenti tecnologici. Chi pagherà? Secondo Zelensky «è un compito comune di tutto il mondo». Il mondo non sembra pensarla così

Come si calcola il costo della guerra? È il numero di vite perse? Case rase al suolo? Industrie decimate o sogni infranti?
È difficile dare un valore monetario a tale devastazione, ma il Primo Ministro ucraino Denys Shmyhal ci sta provando.
In una conferenza, a Lugano, dedicata alla ricostruzione dell’Ucraina, che ha visto presenti 30 Paesi, Shmyhal ha affermato che il suo Paese avrebbe bisogno di 730 miliardi di euro per ricostruire dopo l’attacco russo. Il vertice si è concentrato sulla definizione dei parametri per ciò che la ricostruzione dell’Ucraina potrebbe richiedere nei mesi e negli anni a venire.

Cosa vogliono gli ucraini? Shmyhal afferma che la Russia ha causato più di 100 miliardi di dollari di danni alle infrastrutture -ben al di sotto della cifra di 730 miliardi di euro richiesti- ma che ci sono altre cose che gli ucraini devono fare. La ricostruzione «non è solo ripristinare vetro e cemento, ma costruire un nuovo Paese», ha detto il Primo Ministro. Tenendo un discorso in stile TED vestito con una maglietta nera attillata, il vice Primo Ministro ucraino, Mykhailo Fedorov, è salito sul palco a Lugano e ha affermato che parte dello sforzo di ricostruzione si concentrerà sullo scatenamento dello spirito imprenditoriale dell’Ucraina, trasformandola in una Mecca per gli investimenti tecnologici.

Tuttavia, la strategia di Kiev qui è a lungo termine, afferma Zach Witlin, analista senior di Eurasia Group. «Sulla base di quanto presentato dall’Ucraina [a Lugano], Kiev pensa alla ricostruzione come a uno sforzo multifase. Nelle prime due fasi, sperano di ripristinare rispettivamente le utenze e la logistica di base, quindi le strutture e i servizi», spiega.
Witlin afferma che «sembra esserci un riconoscimento diffuso che i bisogni umanitari e la situazione della sicurezza stanno dominando le esigenze di ricostruzione a breve termine».

La stanchezza europea dell’Ucraina si fa sentire. Anche se difficilmente lo ammetterebbero, molti capi di Stato europei sono probabilmente contenti che gran parte della conversazione regionale sia passata dall’armare l’Ucraina alla ricostruzione dell’Ucraina.
Mentre l’economia europea continua a vacillare a causa della grave carenza di petrolio e gas e di una crisi del costo della vita -con l’euro che martedì è sceso al minimo da 20 anni contro il dollaro USA- la soglia del dolore in molti Paesi europei potrebbe diminuire. L’Unione Europea non è un monolito e i falchi anti-russi come la Polonia e gli Stati baltici vogliono infliggere il massimo dolore al Cremlino e sostenere l’Ucraina, a qualunque costo.
Statisti come il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il Presidente francese Emmanuel Macron affermano che continueranno a sostenere lo sforzo bellico dell’Ucraina. Ma è anche chiaro che questi leader hanno sviluppato simpatie per le fasce stanche della guerra all’interno dei rispettivi elettorati.
E c’è sicuramente motivo di preoccuparsi per gli ucraini. Il vicepresidente di Eurasia Group Gerry Butts, ha recentemente dichiarato a ‘GZERO‘ che «i tedeschi saranno messi a dura prova dalla situazione energetica questo inverno» e che è difficile indovinare come risponderà la Germania fino a quando «i russi non interromperanno il gas nel cuore dell’inverno». A quel punto, dice Butts, molti tedeschi potrebbero chiedersi: «Perché ci preoccupiamo così tanto degli ucraini quando non possiamo riscaldare le nostre case?».

Una parte dei 730 miliardi di euro dovrebbe pervenire dai beni confiscati agli oligarchi russi, secondo quanto dichiarato a Lugano. I donatori esprimeranno poi ciascuno la loro capacità d’investimento.
Cosa offrono gli europei per la ricostruzione dell’Ucraina? L’Unione Europea ha annunciato che sborserà circa 100 miliardi di dollari per aiutare lo sforzo di ricostruzione dell’Ucraina.
Il 18 maggio, la Commissione, in una comunicazione aveva definito il quadro di azione per la ricostruzione post-guerra. «Una piattaforma di coordinamento internazionale, la ‘Piattaforma per la ricostruzione dell’Ucraina‘, co-guidata dalla Commissione che rappresenta l’Unione europea e dal governo ucraino, funzionerebbe come un organo di governo strategico globale, responsabile dell’approvazione di un piano di ricostruzione, elaborato e attuato dall’Ucraina, con il supporto della capacità amministrativa e l’assistenza tecnica da parte dell’UE. Riunirebbe i partner e le organizzazioni di sostegno, compresi gli Stati membri dell’UE, altri partner bilaterali e multilaterali e le istituzioni finanziarie internazionali. Il Parlamento ucraino e il Parlamento europeo parteciperanno in qualità di osservatori. Il piano di ricostruzione ‘RebuildUkraine’ approvato dalla piattaforma, sulla base di una valutazione dei bisogni, diventerebbe la base per l’Unione Europea e gli altri partner per determinare le aree prioritarie selezionate per il finanziamento e i progetti specifici. La piattaforma coordinerebbe le fonti di finanziamento e la loro destinazione per ottimizzarne l’utilizzo, oltre a monitorare i progressi nell’attuazione del piano».
In uno schema paragonabile alla sua risposta alla ripresa del Covid-19, Bruxelles utilizzerà la Banca europea per gli investimenti, il suo braccio di prestito -insieme ad altre banche di sviluppo occidentali- come garante per incoraggiare gli investimenti nell’Ucraina del dopoguerra. La linea di base, circa 20 miliardi di dollari, proverrebbe dagli Stati dell’UE e dal bilancio dell’UE sotto forma di prestiti e sovvenzioni.

L’UE ha indicato che gli aiuti alla ricostruzione e gli investimenti potrebbero essere in parte condizionati all’attuazione da parte dell’Ucraina di alcune importanti riforme politiche ed economiche necessarie per entrare a far parte dell’Unione. Nella loro dichiarazione congiunta, tutti i futuri donatori hanno sottolineato l’importanza che «lo Stato di diritto [sia] rafforzato sistematicamente e la corruzione sradicata».
Denys Chmyhal ha risposto alla preoccupazione dei donatori affermando che la corruzione sarà «eliminata», in particolare grazie alla digitalizzazione di molte procedure. Buone intenzioni quelle del governo ucraino, ma i rischi di corruzione appaiono particolarmente elevati in un Paese in guerra con istituzioni pubbliche deboli e su cui si riversano decine, forse centinaia di miliardi di aiuti internazionali.
In effetti, prima della guerra, le istituzioni democratiche in Ucraina erano nel caos e il Paese si classificava al 122° posto su 180 nell’indice di percezione della corruzione, il terzo Paese più corrotto nel continente europeo. Come si può incoraggiare gli investimenti senza un impegno dimostrato per le riforme? Alcuni risultati positivi di questi anni potrebbero servire allo scopo. L’Ucraina affronta una corruzione endemica nel settore pubblico e non solo. «La corruzione in Ucraina e in altri Paesi dell’ex Unione Sovietica, e soprattutto in Russia, è l’eredità maligna dell’Unione Sovietica, dove il governo non ha funzionato», sostiene Marie Yovanovitch, ambasciatrice degli Stati Uniti in Ucraina dal 2016 al 2019. La diplomatica spiega come «da un lato, c’è la grande corruzione, il grande furto in cui milioni e miliardi vengono sottratti alle casse del governo, quindi non c’è più niente per fornire servizi alla gente», dall’altro c’è «la piccola corruzione imposta quel sistema di governo parallelo. E questo è un problema perché non finisce quando inizi a fare le riforme». E però negli ultimi dieci anni la situazione è migliorata grazie a una serie di riforme.
Dal 2014, con la presidenza del miliardario europeista, Petro Poroshenko, «l’Ucraina ha avviato una serie di riforme istituzionali volte a cambiare la sua immagine di Paese afflitto dalla cultura del baksheesh e delle tangenti». Al centro di questa lotta alla corruzione, il sistema ProZorro, una piattaforma digitale per l’affidamento degli appalti pubblici. La sua parola d’ordine: trasparenza. Una volta conclusa la procedura di gara, le imprese o i privati possono consultare via Internet tutte le informazioni relative ai contratti stipulati con lo Stato. I dipendenti pubblici sono inoltre obbligati, dal 2014, a dichiarare il proprio reddito e patrimonio. Anche in questo caso, questi dati sono disponibili online. Nel 2015, l’Ucraina ha istituito un Ufficio nazionale anti-corruzione (Nabu), il braccio giudiziario dello Stato, in grado di avviare indagini, ma privo del potere di incriminare i sospetti. Eletto nel 2019 con un chiaro mandato di lotta alla corruzione, Volodymyr Zelensky ha anche moltiplicato le iniziative, con alterne fortune, per migliorare la trasparenza nella vita pubblica. Nel settembre 2021 ha approvato una legge volta a limitare l’influenza dei così detti oligarchi sulla vita politica e mediatica del Paese A diversi miliardari è vietato finanziare partiti politici o incontrare in privato alti funzionari. Ma il Presidente ucraino deve affrontare una forte opposizione a queste operazioni». Per l’Ucraina, il proseguimento delle riforme anti-corruzione avviate nel 2014appare oggi come una questione vitale, in primis per continuare a beneficiare del sostegno occidentale, e poi, a lungo termine, entrare nella UE.

Secondo alcuni esperti, il conflitto con la Russia, che tra l’altro ha quasi completamente interrotto le relazioni economiche tra i due Paesi eliminando un’altra fonte di corruzione ad alto livello, ha contribuito a cementare l’unità del popolo ucraino, il che potrebbe favorire la lotta alla corruzione. Una battaglia di una generazione, perchè «questo tipo di corruzione sistemica diffusa è complicato da affrontare e richiede sforzi sostenuti per almeno una generazione o anche più», ha detto ad ‘Al Jazeera‘ Cristian Nitoiu, docente di diplomazia e governance internazionale presso la Loughborough University.
Il capo del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP), Achim Steiner, a Lugano ha assicurato la collaborazione della sua struttura, richiamando Kiev, in vista di un massiccio afflusso di aiuti per la ricostruzione, a fare della lotta alla corruzione l’interesse prioritario del Paese. La riforma del sistema giudiziario è considerata tra le più urgenti, mentre il sistema bancario appare già ben riorganizzato per fare argine ai tentativi di aggressione dei fondi che in questi mesi sono arrivati a Kiev, e di quelli che in quantitativi maggiori sono attesi proprio per ricostruire il Paese a guerra finita.

Il blog del Foreign Corrupt Practices Act, che stima flussi di capitali per «più di un trilione di dollari» per la definitiva ricostruzione del Paese, raccomandaproprio la riforma della magistratura. L’Ucraina, sostiene, «deve conferire potere alla magistratura attuando riforme a lungo ritardate che ne rafforzeranno la legittimità e l’integrità. La magistratura è stata a lungo il tallone d’Achille degli sforzi anticorruzione ucraini. Sbloccare il processo di riforma giudiziaria in stallo è un prerequisito cruciale per la ripresa». Gli esperti FCPA hanno realizzato un documento di consigli per l’Ucraina proprio in vista della Conferenza del 4 e 5 luglio. «»

L’Ucraina, pur non contraria all’attuazione delle riforme necessarie per entrare nell’Unione, ritiene di essersi guadagnata il rispetto dei 27 per aver tenuto la linea contro la Russia negli ultimi mesi: ricostruire«è un compito comune di tutto il mondo», ha affermato il Presidente Volodymyr Zelenskydurante la conferenza, aggiungendo che «la ricostruzione dell’Ucraina è il più grande contributo al sostegno della pace globale». Resta il fatto che non tutto il mondo concorda con Zelensky sul fatto che la guerra in Ucraina sia davvero una lotta per la democrazia in sé.

È poi importante sottolineare che è estremamente improbabile che qualcuno dia all’Ucraina una scorta di denaro per ricostruire se la guerra continua a infuriare. Chi pagherebbe per ricostruire strade o ospedali che potrebbero essere nuovamente cancellati dal fuoco russo?
Per avviare lo sforzo di ricostruzione, Kiev dovrà iniziare a parlare di un negoziato con i russi? nella regione del Donbass, gran parte della quale è già sotto il controllo russo. Witlin ritiene che ciò sia improbabile e che l’UE non farà pressioni su Kiev affinché si presenti al tavolo delle trattative. «L’Ucraina semplicemente non è pronta ad arrendersi. Il sostegno pubblico allo sforzo bellico è ancora alto, mentre il sostegno alla cessione di territorio come parte di qualsiasi accordo è molto basso», afferma. Inoltre, aggiunge Witlin, «a questo punto, l’Ucraina vedrebbe un cessate il fuoco come un’opportunità per la Russia di riorganizzarsi. Non è un rischio che sono pronti a correre», e ci sono poche indicazioni che Bruxelles o Washington li costringerebbero a farlo.
Per ora, i colloqui sulla ricostruzione si attarderanno, a margine di una guerra che non mostra segni di cedimento.