giovedì, Ottobre 21

Quando Pomicino chiese aiuto a Prodi Il contenuto della lettera è rimasto top secret a lungo. Intorno alla spaccatura si muove la galassia di ex Dc

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È così che Paolo Cirino Pomicino decide di scrivere a Romano Prodi. Perché proprio a lui? «Perché i partiti dell’Unione devono avere tutti, come valore fondante, la libertà d’ espressione», spiegherà poi in un’intervista rilasciata al ‘Corriere della Sera. «Chiederò, dunque, a Prodi un giudizio su quest’eventuale espulsione. Per sapere se la libertà d’espressione, appunto, è tra i valori dei partiti della coalizione del centrosinistra. O se invece, nei prossimi mesi, dovremo assistere a degenerazioni di tipo familistico. Le stesse che contestiamo a Berlusconi».

E la missiva prosegue: «Frenando l’amaro sorriso per il riapparire sulla scena politica di strumenti tristi e antiquati quali la sospensione e l’espulsione da un partito tipici di una tradizione autoritaria che si riteneva ampiamente superata, sono costretto, per il tuo ruolo di leader della coalizione di centro-sinistra, a porti due precise domande. Non intendo, naturalmente, coinvolgerti nella vita interna di un partito della coalizione, né crearti problemi più di quanti tu non ne abbia, ma non posso sfuggire alle questioni che ritengo essenziali per la vita stessa della coalizione cui liberamente appartengo.
La libertà di espressione e la democrazia interna di partito sono, a tuo giudizio, due valori fondanti della nostra coalizione e dei partiti che la compongono?
Non sfuggirà certo alla tua sensibilità politica il fatto che il profilo identitario di una coalizione è la somma politica dei profili di ciascun partito che la compone. I partiti, naturalmente, possono avere visioni politiche settoriali diverse, dall’economia ai modelli di Welfare, dall’istruzione alla politica energetica e finanche sulla politica estera, e sarà un programma di governo a incaricarsi di trovare i necessari punti di mediazione, ma sul terreno della democrazia dentro i partiti e nella società le visioni non possono che essere comuni
».

Per la cronaca, nello stesso giorno in cui partì la lettera, otto esponenti dell’Udeur – Lino Bianchi, Rita Bonagua, Gianni Cacace, Francesco Ranieri, Carlo D’ Amato, Franco Iannuzzi, Michele Pisacane, Francesco Polizio – chiesero la convocazione straordinaria del Consiglio nazionale. Unico punto all’ordine del giorno: «Discutere della sospensione e della democrazia interna al partito».

Non a caso Pomicino si rivolge a Prodi parlando dei valori democratici dei partiti, si rifà a Mariano Rumor il quale cita Alcide De Gasperi, autore della «Riaffermazione più autorevole della concezione del Partito non solo come organizzazione politica ma come sistema di principi ideali e morali».

E Pomicino, messa da parte la pungente ironia del suo alter ego giornalistico Geronimo, scrive: «I partiti, come ci indica la nostra Costituzione, sono soggetti che garantiscono la partecipazione alla vita democratica del Paese e, come sempre accade, essi si modellano sull’idea che hanno del governo della società. Di qui l’essenzialità delle domande che ti pongo. A molti, per la propria storia e per quella dei rispettivi partiti, queste domande potrebbero apparire anche superflue, ma ritengo che mai come in questa stagione piena di partiti personali esse hanno bisogno di avere in maniera solenne risposte chiare ed esplicative.
In politica i destini delle persone possono non essere importanti, ma quando essi intersecano questioni come la libertà di espressione e la democrazia nei partiti, assumono un significato di carattere generale e richiedono una riaffermazione alta e forte dei valori democratici.
La coalizione da te guidata governa il 70% e più delle regioni, delle Province e dei Comuni italiani e si appresta ad assumere il Governo nazionale del Paese. Una tale massiccia e diffusa omologazione di Governo non esisteva neanche durante il quarantennio democristiano. Di qui, a maggior ragione, si impone che il Paese sappia ancora una volta quali siano i valori democratici di riferimento della nostra coalizione. Essi devono essere puntualmente e solennemente riaffermati ogni qualvolta ve ne sia bisogno senza mai immaginare che parlare di democrazia sia solo una inutile e stanca liturgia.
Certo che comprenderai la mia esigenza di sentire riaffermati quei valori per i quali ho speso una vita, resto in attesa di una tua risposta che certamente sarà in linea con la grande tradizione democratica che si è consolidata in quasi sessant’anni di vita repubblicana
».

Successivamente Prodi incontrò Pomicino e dopo qualche mese, più precisamente a giugno 2005, scoppiò un nuovo caso con il rischio di un’altra spaccatura nel centro-sinistra/centrosinistra. Ma questa è un’altra storia.

 

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