domenica, Settembre 26

Quando Pomicino chiese aiuto a Prodi Il contenuto della lettera è rimasto top secret a lungo. Intorno alla spaccatura si muove la galassia di ex Dc

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«Caro Romano, come avrai letto dalla stampa, l’amico Mastella, con una decisione improvvisa e solitaria, mi ha sospeso dal partito».
Comincia così la Lettera che, il 14 aprile 2005, l’europarlamentare Paolo Cirino Pomicino scrisse e inviò a Romano Prodi, all’epoca candidato Presidente del Consiglio dell’Unione, la coalizione che aveva riunito i partiti del centro-sinistra.

Una lettera che è rimasta a lungo top secret e che rappresenta bene il momento, politico più che storico, del Paese tra ex e post Dc, Pci e Psi e poi figure nuove, o solo apparentemente tali, che si fanno spazio tra i vuoti lasciati dal ciclone tangentopoli.

Aprile 2005 è il mese in cui Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio, si dimette, e poi riceve dal Presidente Azeglio Ciampi nuovamente l’incarico e fa nascere il Berlusconi bis. Ma è anche il mese della schiacciante vittoria dell’Unione nelle elezioni regionali: sono del centro-sinistra guidato dal leader Prodi 12 delle 14 regioni in sui si va a votare. Ed è l’anteprima di ciò che accadrà, a distanza di un anno, quando Romano Prodi vince le elezioni politiche e dà vita al Governo Prodi II.

In quel quadro di vivacità politica, si sviluppa il dissenso tra il ‘papà fondatore’ dell’Udeur, Clemente Mastella, e uno degli aderenti, Paolo Cirino Pomicino. Entrambi ex democristiani, con storie e percorsi diversi, ma accomunati da quella ‘voglia di Dc‘ rintracciabile in molti dei figli della ‘balena bianca’ seppur convinti, quasi tutti, della impossibilità di rifondarla. O, come disse qualche tempo fa Enzo Scotti: «Una unificazione centrista con la presenza anche di cattolici è sempre teoricamente possibile, ma questa formazione non potrebbe mai essere la Democrazia Cristiana».

Mastella è stato fondatore di alcuni partiti di ispirazione centrista come il Centro Cristiano Democratico (CCD), i Cristiani Democratici per la Repubblica (CDR), l’Unione Democratica per la Repubblica (UDR), l’UDEUR, e, infine, Popolari per il Sud.

Pomicino è stato fondatore, con Giulio Andreotti, Ortensio Zecchino e Sergio D’Antoni, nel 2001 di Democrazia Europea; nel 2004 aderisce all’Udeur, poi al progetto politico di Gianfranco Rotondi, Democrazia Cristiana per le Autonomie; nel Parlamento europeo è nel Ppe; nel 2010 annuncia la sua adesione all’Unione di Centro.

Tornando alla lettera e alle ragioni che hanno fatto litigare i due esponenti politici, è il 22 febbraio del 2004 quando, in una affollata sala di un albergo del lungomare di Napoli, il Segretario dell’Udeur, ufficializza, con una conferenza stampa, l’ingresso nel partito di Paolo Cirino Pomicino, fuoriuscito dalla Casa delle Libertà per approdare nel centrosinistra. Ed è il tempo in cui quando si scrive centrosinistra ci si chiede se bisogna mettere il trattino tra centro e sinistra. A Mastella piace dire: «Siamo alleati di un centro-sinistra scritto col trattino, anzi col trattone», lo ripeterà in quella conferenza stampa nel corso della quale afferma di voler lavorare per ripristinare ‘l’orgoglio Dc‘; annuncia che sarà capolista del Campanile (Popolari UDEUR) alle vicine elezioni europee e parla anche di una sua possibile candidatura alla Presidenza della Regione Campania, parlando di ‘bassolinismo finito’ e ‘Berlusconi al crepuscolo’. Mastella, che intanto ha incassato anche l’adesione di Mino Martinazzoli, si aggiudica, poi, il seggio a Bruxelles, ma rinuncia lasciando il posto proprio a Pomicino, il quale risulta eletto con quarantunomila voti, unico seggio dell’Udeur.

Non passa molto e qualcosa cambia in Campania. Mastella si avvicina alle posizioni di Antonio Bassolino. Si ipotizza – ma è più di una ipotesi – che a mettere d’accordo i due sia stato un posto nel listino del ricandidato governatore per la signora Sandra Mastella.
Pomicino questo non lo sa, o finge di non saperlo, e in nome della coerenza, e ricordando che per Mastella il bassolinismo era finito, invita a non votare Bassolino alle elezioni regionali. È il patatrac:
Mastella va su tutte le furie, chiede l’intervento del collegio dei probiviri dell’Udeur, che immediatamente sospende Pomicino.
Volano gli stracci: «Passati dalle purghe staliniane ai lassativi di Ceppaloni», ironizza Pomicino che, intanto, dichiara la sua ferma intenzione di non lasciare il partito; «Non è possibile che un nostro iscritto dica in campagna elettorale di non votare Antonio Bassolino preferendogli Gianfranco Rotondi della nuova Dc. Andava espulso prima!», tuona Mastella che per tutta risposta lo mette alla porta.

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