domenica, Aprile 18

Quando Pinocchio conta i clic

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 Alena Seredova, Gianluigi Buffon

 

Caro Direttore,

lascia che te lo dica una tua ancella che non si sottrae mai alla sua mission di mettere il pepe nei luoghi sensibili ai vessatori del popolo: hai sbagliato tutto.

Con l’onestà non si va da nessuna parte: non si raccolgono vitalizi per compensare una lobbyng occulta per la realizzazione di opere pubbliche taroccate  -che ci sia sfuggita l’emanazione di una legge Bacchelli per poveri galan … tuomini indigenti, che, per essere al di sopra della soglia della povertà, abbisognano di un milione d’euro l’anno?-; non si diventa la nipote di Mubarak  -tu giusto giusto la cugina di Gianduja-; e non si pappano neanche le mazzette dell’Expo, perché siamo degli innocui NIP -not important person-, che non se li fila nessuno.

Hai voluto far ricorso ad una regolare campagna di crowdfunding e ci scontriamo da esili Davide in un’arena popolata di Golia che ci hanno nascosto la fionda e l’unica arma che abbiamo è una fiera sputazzata negli occhi.

Che dici? Che lo spot girato da Antonella Appiano è convincente e invitante? Certo lei è bella bellissima, ha i ‘modi’ giusti, è l’incarnazione della professionalità e raccoglie ammiratori come una carta moschicida al gelsomino di Aleppo.

Solo che una cosa è l’ammiratore e l‘altra è l’ammiratore che mette mano al portafoglio con donazioni da nababbo. Purtroppo, quello ci manca e se non è riuscita a catturarlo Antonella, splendida come un’Isotta, proprio non so come svoltare.

Certo io non raggiungo il suo fascino e il suo appeal, sono solo una scarrafona bien agée, ma con i miei articoli all’acido muriatico, la mia erre moscia e la mia campagna da Santa Inquisizione contro corrotti, corruttori e ignoranti, non sono simpatica neanche a mio figlio, figuriamoci se riesco a raccogliere fondi doviziosi.

Un’idea ce l’avrei avuta, ieri mattina, scartabellando fra ‘Wired‘ e ‘Dagospia‘: pare che sia possibile acquistare vagonate di clic sulla rete, con un marchingegno tarocco, diventando così appealing per i grandi investitori della pubblicità.

Il meccanismo mi ha incuriosita assai, anche perché pare che la mamma di tutte le testate nazionali -‘Il Corriere della Sera‘- si sia servita di questo giochino delle tre carte per gonfiare le statistiche dei Lettori da mostrare agli acquirenti pubblicitari.

E se l’ha fatto l’agguerrito ufficio marketing  -o marketting-  di un quotidiano che ha il costume di essere austero e suppergiù super partes per strafare e bruciare i concorrenti  probabilmente all’insaputa, questa vera, di giornalisti e direttore, (non reggerei al pensiero che quel direttore, nello specifico da me stimatissimo, abbia consentito un simile magheggio), perché noi no?

Questo fatto mi risveglia ricordi quasi preistorici, di quando ero la culo-di-pietra Caporedattore di un settimanale salernitano chiamato La Città’ (nulla da spartire con il quotidiano omonimo, del Gruppo l’Espresso) e che ha sfornato una covata di giornalisti di successo, da Flavia Amabile a Pietro Romano, Rosalba Baldi e tanti altri.

In genere curavo io i rapporti con le Forze dell’Ordine e tu sai, caro Direttore, che in provincia, a fine d’anno, Polizia e Carabinieri (a proposito, buon 200imo compleanno all’Arma!) indicono una conferenza stampa per fare un bilancio dei reati scoperti e dei malviventi assicurati alle patrie galere.

Quella volta andai io e mi applicai a fare un pastone (per i lettori: un articolo complessivo) per valorizzare l’attività investigativa di entrambi. Erano altri tempi e ancora c’era un filo di competizione fra le due Armi: non l’avevo messa in conto, ma, nel corso del pomeriggio, fui subissata da telefonate dall’una e dall’altra parte che zelavano risultatisuperiori rispetto all’avversaria. Cosicché i dati lievitarono come brioches e parve che la provincia di Salerno fosse diventata quella di Medellin.

Me la cavai titolando: ‘Salerno, 1982: un anno di terrore’ e osannando entrambi.

Cosicché, se, caro Direttore adotti il metodo C.  -una parola è poca e due sono troppe- vedrai come catturiamo donatori e pubblicità con le reti a strascico!

Uscendo dall’ironico scherzoso, auspicherei che qualcuno che ha ancora a cuore il giornalismo investigativo, approfondisca se anche in altri casi in cui è necessario attestare caterve di cliccate per barare sul mercato della pubblicità sia radicato il medesimo fenomeno.

Sarebbe un bello scoop, ma ho l’impressione che, nel settore, questa sia una pratica diffusa e dunque nessuno voglia scoprire gli altarini. Che dici, di farlo io? A parte che ci vuole la stoffa per fare il giornalista investigativo ed io non ho neanche la fodera, sono troppo acciaccata per applicarmici, fra artrosi ai piedi e diverticoli pronti ad entrare in scena non appena m’innervosisco un po’ (ossia un giorno sì e l’altro pure). Lancio la palla ai Lettori: chi di voi se la sente di diventare il nostro Agente a L’Avana, indagando per noi? Compirebbe un atto sacrosanto per la trasparenza dell’informazione, in linea con gli ideali de’ L’Indro.   

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