mercoledì, Settembre 22

Quando lo spazio diventa horror

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Sono stati tanti i film girati sul tema dello spazio. A prima vista l’immaginario comune catalizza l’attenzione verso le scoperte e le incognite. Le risposte possono essere numerose e tutte sufficientemente vere. L’ultima opera, per ordine temporale, ha iniziato la sua lavorazione il 19 luglio 2016 a Londra presso i Shepperton Studios e domani sarà proiettata per la prima volta in Italia e in Germania. E’ ‘Life – Non oltrepassare il limite‘, un thriller costruito sullo stress di un team di scienziati a bordo della Stazione Spaziale Internazionale in missione speciale. La regia è di Daniel Espinosa, un personaggio giovane che ha mostrato una buona capacità professionale e una grande inventiva scenica.

Ma, come dicevamo in apertura, la cinematografia mondiale ha sfornato un gran numero di prodotti a partire dal secolo scorso, forse 200 pellicole; o più. Il primo di questi, salvo grossolane omissioni è stato Metropolis, proiettato per la prima volta nel 1926, primo film di fantascienza veramente importante, girato da Fritz Lang in Germania, con immagini e scenografie di grande effetto e la trama, fortemente utopistica in cui già si riescono a rintracciare le prime avvisaglie del nazismo in fieri: il barone Wernher Magnus von Braun aveva a quei tempi già 14 anni e la sua storia di ricercatore e dello scienziato che ha realizzato il razzo Saturn in grado di portare gli uomini sulla Luna già era condivisa da altri personaggi che oggi chiameremmo visionari.

Ma la cinematografia più affascinante è degli anni Cinquanta e tra questi il lavoro di Jack Arnold, l’affascinante Destinazione Terra con tanto di alieni in grado di assumere forma umana che non pretendono di sterminare i terrestri ma solo di sostituirsi a loro per non farsi scoprire dopo un fortunoso naufragio. Ora, al di là delle opere d’arte di cui si può immaginare, a quei tempi c’era uno stretto legame tra quanto si proiettava e quanto stava accadendo. La Seconda Guerra Mondiale era terminata da poco e l’operazione Paper Clip aveva reclutato le più spregiudicate menti tedesche che avevano escogitato delle armi letali da lanciare da un continente all’altro, per redimerle e metterle al servizio delle scoperte spaziali. E qui i nostri lettori perdoneranno quel pizzico di ironia che ci accompagna ogni qualvolta parliamo della mentalità che si è avuta nell’aver utalizzato le tecnologie più strategiche esistenti al mondo per i propri fini politici e militari. E così fu la volta di un’altra pellicola, La guerra dei mondi del 1953 di Herbert George Wells, un kolossal a colori con effetti speciali diretto da Byron Haskin che mostrava un’invasione aliena su larga scala. Uno strumento di terrore assai lontano dalla realtà ma utile a generare consenso tra il pubblico verso una disciplina sconosciuta che stava sorgendo a quei tempi. La ricerca spaziale, di cui nessuno ne sapeva abbastanza ma che inquietava tutti solo perché rappresentava un testa a testa con il nemico russo.
E se adesso la natura dei film fosse la stessa?
Oggi i ‘marziani verdi’ con i tentacoli non fanno più molta paura e forse si è finalmente compreso che nel sistema solare è comprensibilmente impossibile immaginare che vi sia una vita parallela a quella dei mammiferi superiori. Non per questo tuttavia va escluso che negli altri pianeti possa esservi stata una vita biologica o che esista tuttora, con tutte le differenze ma anche i rischi di contaminazione che può comportare un contatto.

Dopo un lungo periodo di sonnolenza mediatica, passata l’euforia della conquista lunare, ora è Marte a polarizzare l’attenzione popolare e non solo, basti guardare il provvedimento firmato ieri dal Presidente USA Donald Trump. Il Congresso, secondo quanto emerso nelle scorse ore, avrebbe chiesto alla Nasa di fornire un piano più dettagliato per l’esplorazione dello spazio profondo con missioni umane, esprimendo la volontà di portare degli astronauti su Marte nei prossimi due decenni. Più e più volte da queste colonne ci siamo espressi con scetticismo sulla possibilità di veder presto qualche umano saltellare sulle pietre rosse del pianeta nostro vicino di orbita. Quello che ci preoccupa, torniamo a dirlo, non è tanto l’andare con tutti i tempi necessari, ma è il ritorno a casa, con la necessaria quarantena che servirà alla sterilizzazione degli astronauti e di tutto quanto riporterebbe il vascello stellare sulla Terra, per scongiurare ogni pericolo di inquinamento del nostro habitat. Una possibilità concreta, perché a differenza della Luna, su Marte sono state accertate tracce di metano, elemento gassoso di natura organica che darebbe un segnale di bio esistenze, più o meno conosciute.

Di film fantascientifici, specie negli Stati Uniti, ne sono stati girati molti e tutti, ne siamo convinti, con la medesima intenzione. E siamo ancora più persuasi che il lungometraggio di Espinosa abbia la stessa matrice, pur essendo questi svedese e non americano. Ma il regista viene da quella Nazione, la Svezia, il cui Governo di Stefan Löfven ha autorizzato all’uso di batterie Tesla Powerwall 2 per alleggerire le famiglie fino al 60% del costo del riscaldamento domestico. E il fornitore del sistema alimentante individuato è quell’Elon Musk che ha promesso di far sbarcare su Marte i suoi equipaggi umani.  Un caso? Non sta a noi dirlo, ma ci compete l’obbligo di segnalare la coincidenza e pure di ringraziare l’Agenzia Spaziale Italiana che ha tenuto a presentare in anteprima la proiezione di quest’ultima opera di fantascienza.

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