mercoledì, Settembre 29

Quando l’Italia si accorge dei contractor

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Il ruolo dei contractor è una figura discussa. In Italia non è legale, ma venite utilizzati dalle imprese private per delle missioni. Quando una società, che ha interessi economici in alcuni Paesi ‘pericolosi’, vi ingaggia, lo Stato italiano non si preoccupa visto che le aziende che investono alla fine lo fanno anche per l’Italia?

Spero che qualsiasi società che ha bisogno di un contractor si informi su quale personale assumere e, personalmente, seguirei l’andamento della missione. La figura del contractor  è border line in Italia.

Il fatto è che torniamo al solito discorso, vi associano a mercenari, mentre all’estero è una figura utilizzata in eserciti nazionali e nelle missioni in zone ad alto rischio…

La situazione è differente. Il mercenario è colui che non fa distinzione tra colori di bandiera. Il contractor viene assunto da una compagnia privata. Non fa sicurezza per lo Stato italiano o per combattere per un altro Stato, questo è vietato in Italia. Non viene nemmeno riconosciuto come prigioniero di guerra.

In Europa? Come funziona?

La figura del contractor esiste da un bel pò. Noi abbiamo un passato tristemente famoso (il rapimento e l’uccisione di Fabrizio Quattrocchi nel 2004). Da quel momento la situazione è cambiata. Negli altri Paesi, l’America docet, i contractor ci sono da sempre, in Europa Inghilterra li utilizza. Noi siamo parecchio indietro su questo argomento. Probabilmente è il risultato di una vicenda che non è andata a buon termine.

La differenza tra un’azione di terra o mare per un contractor?

Ci sono delle compagnie che si occupano specificatamente di maritime security e altre di land security. La maggior parte fanno entrambe. La differenza è nella formazione del personale, proprio perché viene fatta in modo da simulare (per quanto riguarda le operazioni in mare) un’operazione su una nave. Quando ci sono operazioni in mare si parte con un briefing con il comandante. Ci sono vari turni di sicurezza sul ponte di comando, sui punti di osservazione h24. Il briefing serve a spiegare quali sono le regole e il codice comportamentale in caso di una situazione di pericolo, e che cosa si deve fare nell’HRA che è la zona di mare definita dal International Maritime Organization. C’è una procedura ben definita. (Nel caso di un’operazione in mare è un attacco da parte dei pirati).

Se una società italiana ha bisogno di andare in territori dove la situazione politica è instabile soprattutto in questo periodo, non potendo essere protetta dallo Stato italiano (anche se porta interessi italiani) si deve per forza rivolgere a dei contractor.  Se succede qualcosa? Lo Stato italiano che fa?

Se una società privata che ha un pozzo petrolifero ad esempio in Libia, e decide di investire per la Sua sicurezza, si rivolge ad una società di contractor. La società, credo, ma non ne sono sicuro, che debba comunicare alla Farnesina che ha del personale per la protezione della missione. Ma se il personale è di nazionalità italiana lo deve comunicare.

Alcune volte lo Stato italiano chiude gli occhi? Alla fine le aziende (anche se private) portano avanti interessi nazionali, no?

E’ un’idea diffusa. Ad esempio, si sa che le navi cargo hanno la sicurezza armata a bordo, ma nessuno deve sapere che sei lì. Passi come un operatore marittimo, ma nessuno deve sapere che ti imbarchi come operatore armato.

In merito alla situazione in Libia degli ingegneri?

Purtroppo me lo spettavo che succedesse. Finché va bene nessuno si lamenta. Poi quando accadono queste situazioni tutti vogliono correre ai ripari. Secondo me lo Stato italiano dovrebbe aprire gli occhi.

Si sa benissimo che le società che operano in determinati territori si rivolgono alla sicurezza privata. Forse ci dovrebbe essere una specie di collaborazione con lo Stato italiano? Un monitoraggio?

Dovrebbe emettersi al passo con le altre nazioni. Tutte si appoggiano ai contractors. Sarebbe meglio che ci fosse una collaborazione aperta.

Quanto costa rivolgersi ad una società di sicurezza privata?

Dipende da che tipo e dalla durata di missione. Dalla location, da che tipo di attrezzatura, dal numero di personale e dalla sua preparazione, e dal tempo di impiego. Poi ci sono da mettere in conto i casi eccezionali, le spese extra. Una missione in mare i costi sono diversi. Ci sono di mezzo le assicurazioni che si vogliono tutelare e hanno un peso importante.

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