venerdì, Aprile 16

Quando la sanità diventa privata

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La libertà ci permette di poter scegliere dove curarci. Se ne abbiamo le possibilità economiche, possiamo tranquillamente rivolgerci a un ospedale e a un tipo di sanità privata. Se invece non abbiamo troppi soldi da spendere, possiamo andare in una delle centinaia di strutture pubbliche, che spesso sono ottime e con bravissimi medici. Ma cosa succede se un ospedale o una clinica diventano private improvvisamente? Molte strutture, per mancanza di soldi, si svendono ai privati che, per cercare di risanare i bilanci, cominciano a tagliare dove possibile, diminuendo la qualità del servizio offerto e la quantità di medici e infermieri.

La Croce Rossa è forse il caso più calzante per descrivere questa situazione di instabilità economica. Un Ente pubblico che, a gennaio 2016, rischia di diventare privato per i troppi debiti accumulati. In poco tempo, la Cri ha bruciato 1 miliardo di euro e lo Stato cerca di farla sopravvivere versando 180 milioni di euro ogni anno nelle casse dell’Ente. Parliamo di 4mila dipendenti stipendiati, di cui mille in esubero, che molto spesso non lavorano ma vengono pagati lo stesso creando un’irrimediabile perdita di denaro pubblico. I volontari, dal canto loro, non percepiscono un salario ma vengono ricompensati con un buono pasto a fine servizio.

La Croce Rossa Italiana sta attuando un processo di riforma che porterà, molto probabilmente, alla privatizzazione nel 2016. Anche perché l’Italia è uno dei pochissimi Stati nel mondo che ancora mantiene la Cri come Ente pubblico finanziato dall’amministrazione statale. La situazione risulta grave leggendo il bilancio 2014 che mostra evidenti falle nella gestione. L’Ente è in rosso, per il 2014, di 81 milioni di euro.

La riforma della Croce Rossa, imposta dal Governo, sta prendendo vita. Adesso, la Cri è articolata su due piani distinti: uno pubblico, comprendente il Comitato centrale e i Comitati regionali, e uno privato, con più di 600 Comitati locali Aps, cioè Associazioni di Promozione Sociale, movimenti e altre aggregazioni sociali costituite al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o terzi, senza finalità di lucro (no-profit). Dal primo gennaio 2016 nascerà un unico Ente privato della Cri e dal primo gennaio 2018 verrà soppressa e posta in liquidazione e tutte le sue funzioni saranno assunte dalle singole Aps.

Il problema si ripercuote anche sulle strutture locali della Croce Rossa Italiana. A Roma, per esempio, sono anni che il Centro Educazione Motoria (Cem), che cura e sostiene molti ragazzi con deficienze motorie, sta combattendo, dopo essere stato privatizzato, per sopravvivere a tagli e diminuzioni del personale«Il Centro Educazione Motoria  di Roma è un patrimonio di tutta la Croce Rossa Italiana che vogliamo sostenere e difendere. Questa struttura, da anni, rappresenta per noi un simbolo dell’aiuto a chi ha bisogno e oggi anche noi siamo le vittime dei tagli di bilancio» ha dichiarato Francesco Rocca, Presidente della Cri.

Sono anni che il Cem rischia la chiusura e i genitori dei ragazzi che vengono curati al suo interno stanno combattendo per evitare tagli all’organico. “Adesso sembra che la Regione stia contrattando”, ci dicono i genitori, “e sarebbe pronto un accreditamento, che permetterebbe al Cem di avere più di due milioni di euro. Ma il problema è che questi soldi non basterebbero a sostenere 80 infermieri che accompagnano i ragazzi ma ne coprirebbero solamente 40, numero insufficiente per sostenere i ragazzi che hanno bisogno di qualsiasi tipo di cura”.

Nel Cem adesso manca una cucina e il guardaroba e questi milioni permetterebbero almeno di reinserire queste due strutture. I ragazzi vengono sempre meno seguiti e la Regione sta cercando di rimediare alla situazione. “Siamo speranzosi”, continuano i genitori, “perché i nostri figli hanno bisogno di aiuto e forse questi soldi lo possono permettere”.

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