lunedì, Ottobre 25

Quando la propaganda politica di bassa lega è più forte del Covid-19 Incongruenza tra problemi e reazioni ai problemi: il coronavirus prigioniero della propaganda di politici buffoni e irresponsabili

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Come spesso accade, in Italia ciò che sorprende di più è la totale incongruenza tra i problemi e le reazioni ai problemi. E ciò non accade per caso, ma perché nel discorso politico e giornalistico, o meglio nelle analisi e dibattiti politico-giornalistici, si persegue un fine predeterminato nel proprio argomentare. In due parole, lo dico subito, un fine di propaganda politica di bassa lega.
Tipica la discussione, al solito violenta e aggressiva, tra Walter Ricciardi e Matteo Salvini in fatto di Covid-19 della scorsa settimana, non diversa dalle discussioni che stanno occupando le cronache di queste ore.

Ricciardi, magari sbagliando, diceva che se continua così in termini di aumento dei contagi, il rischio serio è che si debba rinunciare all’apertura delle scuole e rinviare le elezioni, ma premette che allo Stato dei fatti non ci sono problemi: stranamente questa parte del discorso scompare nei commenti ‘giornalistici’ e ‘politici’.
Dice Ricciardi che se il tasso epidemico aumenta ci troveremmo in una situazione in cui sia la riapertura delle scuole che le elezioni potrebbero essere messe a rischio. Poi ha aggiunto che bisogna fare il possibile per bloccare la curva epidemica. Non ha detto altro, salva la premessa di cui sopra.

Poteva farne a meno? Certo, ma lui non è un politico qualunque, lui è il consulente del Governo sulla questione. Quindi esprime una sua ipotesi da consulente, non da decisore. E questo è un primo punto da non trascurare. Spiega quale è il rischio, e indica una risposta, che, come ovvio, indirettamente ‘giustifica’ le decisioni rigorose assunte fin qui dal Governo.
Potrebbe non dirlo. Certo. Ma allora si deve stabilire che chi opera in quel campo deve tacere, che tutto è segreto. Il che è il contrario esatto sia delle regole più elementari della democrazia, sia dell’atteggiamento fin qui tenuto dal Governo, un atteggiamento secondo me giusto: essere sempre espliciti e ‘trasparenti’.
Può sembrare incredibile usare il termine ‘trasparenza’ in riferimento a questi governanti, ma in questo caso sostanzialmente la trasparenza c’è stata. Una trasparenza un po’ parziale, magari, ma certamente il Governo non ha mai taciuto o nascosto i rischi. Bisogna dargliene atto.
Ha esagerato? Ci sono giovani in rianimazione oggi, ci sono bambini di pochi anni intubati, forse, ma aumentare l’allerta è sempre meglio che ignorare il pericolo, lo sappiamo bene e lo abbiamo visto tutte le volte che ce la prendiamo con le Autorità quando non ci avvertano di un temporale. Ha fatto pasticci inauditi aiutato da Regioni e Comuni, ha sbagliato varie volte, ha dato indicazioni che poi ha ritirato, ma è stato ragionevolmente trasparente, tranne ovviamente sui problemi che coinvolgevano la propria responsabilità politica e non solo, dei quali si ha notizia piena solo oggi con la pubblicazione delle carte segrete. Poi, quanto a scaricabarile, in Italia siamo professionisti, basta guardare al bailamme di dichiarazioni, proteste, contumelie, avvisi, e minacce per quanto riguarda la riapertura delle scuole. È un mega scaricabarile, al quale, duole dirlo, partecipa scioccamente anche Maurizio Landini. Al solito, criticare, scaricare responsabilità, mai rimboccarsi le maniche delle mutande se necessario, e ‘pedalare’.

Ciò che sorprende (o meglio, non sorprende, perché è’ l’essenza della nostra politichetta da cortile) è la reazione.
Giovanni Toti sbraita che si vogliono sospendere le elezioni e che dovranno passare sul suo corpo per farlo: nessuno ha detto nulla del genere … ma lui reagisce così: «Rinviare le elezioni è eversivo. In Liguria si voterà, questo è certo. Il governo e i suoi scienziati hanno scelto fine settembre senza ascoltare nessuno e incastrando le votazioni con l’inizio delle scuole. E ora loro stessi vanno in tv a dire che forse non è stata la migliore decisione. Allora o sono completamente incapaci o in completa malafede».
Davide Faraone, un altro genio della politica italiana (farebbe parte della maggioranza, ma in quanto renziano anche no), commenta salace: «Ieri il Cts ci spiegava che potevano decidere di non riaprire le scuole. Oggi un consulente del governo rilancia, oltre a rinviare l’avvio dell’anno scolastico vuole rinviare le elezioni. Ogni giorno si alza uno e spara. Decide il Parlamento, basta improvvisazione».
E Matteo Salvini, al solito impagabile, parla del tutto di altro, recita una sua poesia personale: «Se impongono mascherine e plexiglass, mia figlia a scuola non ce la mando, perché la scuola non è un lager. Si può andare a scuola in sicurezza, ma senza essere chiusi come pacchi postali»: mettere la mascherina o il plexiglass (escluso perfino dalla impagabile Lucia Azzolina) è stato ripetutamente escluso, specie per i più piccoli, e poi che c’entra il lager, tanto più che si scrive ‘Lager’?
Polemiche da quattro soldi, utili solo a alzare polvere e polveroni.

Poi la stucchevole, sciocca e irresponsabile concorrenzaa dispettotra Regioni e sedicenti governatori’, che sta riducendo l’Italia a un coacervo di province astiose e infingarde in lotta marginale e da cortile, ma permanente tra di loro, alla ricerca di una ‘primazia’ personale ridicola: parla Zaia e risponde piccato Toti, e replica furente De Luca, cui risponde allusivo e in camicia nera regolamentare sbottonata sul villoso petto Bonaccini, nell’eterno conflitto, subdolo e sottinteso tra Nord bello e sviluppato e Sud villico e rozzo e viceversa.

Nessuno che parli della realtà: si deve o no proteggere la salute dei nostri concittadini? Questa è la domanda vera, cui ovviamente sfuggono tutti costoro. Si assumano la responsabilità di dire la verità del loro ‘pensiero’: noi della salute ce ne freghiamo, a noi interessa che tutto riapra per salvare l’economia dei nostri amici discotecari eccetera, come Flavio Briatore, altro ululatore alla luna, o il Presidente della Sardegna che non voleva i tampini perché i sardi non sono untori … Buffonate.

Quanto al rinvio delle elezioni, nessuno le ha mai proposte e anche il Viminale nella sua non richiesta precisazione si limita a dire sulle elezioni che «Non c’è nessun ragionamento in atto. Non c’è e non c’è mai stato», poi naturalmente, ormai la signora Luciana Lamorgese è entrata nel politichese, forse anche perché teme realmente che Tom-Bettini convinca Nicola Zingaretti a pretendere il suo Ministero, aggiunge velenosa: «È solo un ragionamento di Ricciardi. Non esiste», dove non si capisce (l’italiano non è il forte dei nostri politici e dei nostri burocrati) se è Ricciardi che non esiste o il ragionamento tout court o, infine, il ragionamento di Ricciardi, come dire ‘perché, ragiona?’.

Ma alla fine, la parola definitiva è stata posta da un altro big del pensiero, Massimo Boldi, che, pensosamente, argomenta, o meglio sbraita, come riporto testualmente, singolarità grammaticali e sintattiche incluse: «Stiamo vivendo un mondo che NON va per niente bene. I potenti padroni del pianeta hanno dichiarato guerra a se stessi, non importa cosa è accaduto, non basta, vogliono terrorizzare il mondo ancor di più mari, Monti, regioni, stati. Il popolo ha paura, teme la fine di un mondo a loro perfetto così come l’hanno conosciuto, non vogliono tapparsi la bocca con mascherine da Pecos Bill, forse è tempo che ritorni il salvatore dei mondi, si Lui…il supremo, nostro Signore che si manifesti in qualsiasi forma atta a combattere malasorte è l’indifferenza dei Governi di ogni stato, i padroni del mondo, cacciandoli per sempre dal paradiso terrestre. Lo dico e lo ripeto Ci vuole pazienza e coraggio ma vinceremo ancora dopo 2000 anni».
Non è chiaro se il Salvatore di cui parla sia Silvio Berlusconi o soltanto Dio, ma sono certo che non mancherà di precisare prima o poi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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