sabato, Novembre 27

Quando la passione diventa un lavoro 40

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videogame

Per molti è soltanto un sogno, per altri un’aspirazione come tante, per altri ancora è una realtà. Giocare ai videogame può essere una vera e propria professione. Gianluca Loggia, detto Ualone, classe ‘75 è uno degli eletti. Conosciutissimo nell’ambiente è tra gli editor di IGN Italia, edizione locale del primo sito al mondo tra quelli dedicati ai videogiochi.

Una vecchia passione divenuta un lavoro. “All’inizio degli anni ’80 – racconta – il bar sotto casa aveva un cabinato di Space Invaders: le sue luci mi stregarono. Poi i miei cugini più grandi comprarono varie console e computer. Prima uno di quei sistemi fantastici con i controller “a rotella” che facevano girare i cloni di Pong, poi un Atari VCS 2600 e infine un Commodore 64. Quest’ultimo” sottolinea con una punta di orgoglio “riuscii a farmelo regalare anch’io da mia mamma dopo l’esame di quinta elementare, nel 1985. Da allora, non ho mai più smesso di videogiocare”.

Un amore per i videogame che lo accomuna a tantissimi altri. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani. Il nostro Paese compare al quarto posto nella classifica dei 5 mercati più importanti in Europa preceduto solo da Gran Bretagna, Germania e Francia. Una massa di persone enorme difficile da indentificare ma in ogni caso diversa rispetto a quella degli anni ‘80.

“Fino a una ventina d’anni fa era ancora possibile parlare del videogiocatore tipo – dice Ualone  –  come di un qualcosa di preciso, identificabile. Generalmente era il ragazzino (maschio), tra gli 11 e i 20 anni. Poi c’è stata PlayStation, che ha allargato il mercato, così come hanno fatto poi il web, Wii e gli smartphone. Oggi è impossibile identificarlo. La gente usa i videogiochi a tutte le età, un po’ perché i ragazzini di venti o trent’anni fa ora hanno 40 o 50 anni e magari insegnano subito a videogiocare ai propri figli, un po’ anche perché i nuovi prodotti hanno aperto il mercato anche a persone che prima non avevano mai toccato un videogame”.

Importante anche il giro di affari mosso dal settore, i numeri diffusi sempre dall’AESVI, parlano di cifre vicino al miliardo: per l’esattezza 993.1 milioni di euro. “Il successo di vendite oggi è determinato dalla potenza commerciale del produttore e dai soldi che decide di investire nel prodotto e, soprattutto, nel pubblicizzarlo”. Tuttavia sono anche altri i fattori che ne determinano la fama. Il segreto è  “tenere i  giocatori incollati per mesi e anni, come fanno molti giochi free to play. Per arrivare a questo, c’è bisogno di un gioco sviluppato da chi conosce il suo pubblico, sa cosa vuole e, soprattutto, ne soddisfa le richieste anche dopo che il prodotto è già uscito. Per farlo, è necessario modificarlo di continuo adattandolo sempre più alle esigenze di chi gioca”.

Videogame e violenza, spesso i videogiochi sono accusati di incitare i giovani all’isolamento e a porre in essere comportamenti poco rispettosi verso il prossimo: “Questa è un’idea figlia dell’ignoranza che circondava il mondo dei videogiochi negli anni ’80. Ormai i videogiocatori sono miliardi. E se anche volessimo fermarci solo ai cosiddetti giochi Tripla A per PC e console, staremmo comunque parlando di svariate centinaia di milioni di persone. Difficilmente l’umanità sarebbe sopravvissuta se davvero fossero diventati tutti killer. O anche solo tutti isolati”.

L’effetto è l’opposto: “Negli ultimi anni i videogiochi spingono a socializzare, a fare gruppo, a condividere pubblicamente le proprie esperienze e a confrontarle con quelle degli altri, grazie a strumenti sempre più dedicati allo scopo“. Cosa significhi per un uomo del sud, Loggia, sebbene viva a Milano è originario di Aversa, una cittadina in provincia di Caserta, fare della propria passione una professione, è presto detto: “Da un lato è sempre bellissimo – dice colui che ha avuto modo di scrivere per le principali testate del settore, tra cui Giochi per il Mio Computer, The Games Machine, Ufficiale PlayStation Magazine, Xbox Magazine Ufficiale, Nintendo La Rivista Ufficiale – perché hai la possibilità di stare costantemente a contatto con ciò che più ti piace. Dall’altro, però, visto che la crisi economica tocca tutti i settori, il lavoro è diventato più duro e meno soddisfacente. A volte” Mastica amaro “è quasi un peccato che questa parte della tua vita coincida con qualcosa che ami così tanto e che, spesso e malvolentieri, non riesci a goderti come vorresti”.

Discorso totalmente differente se gli si chiede un giudizio sul futuro del settore: “Tra tutti i media, è sicuramente quello in grado di mutare più facilmente, esattamente come ha fatto negli ultimi trent’anni. E poi è un mondo ancora talmente giovane e in crescita… Quarant’anni fa i videogiochi praticamente non esistevano. Di quanti altri media si può dire lo stesso?”.

Lavorare giocando, in tempi di jobs act e di crisi del lavoro la strada da seguire sembra essere una sola.  Quella di un bambino che, folgorato quasi trent’anni fa dai videogame, con impegno, professionalità e tanta determinazione non ha fatto altro che assecondare la propria fantasia e quella di tanti altri. Oggi quasi quarantenne, ha vinto forse la sfida più difficile: lavorare divertendosi. 

 

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