mercoledì, Giugno 23

Quando la moda ha il suo 'peso' nella vita Intervista a Francesca Sanzo, esperta di comunicazione e ideatrice del progetto 'Zero stereotipi'

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La Barbie è spesso simbolo della bellezza femminile, le modelle sono magre come le Barbie questi stereotipi come danneggiano la crescita delle ragazzine?

Io dico sempre a mia figlia che la Barbie è di plastica, ha un fisico inverosimile (con quella vita strettissima) e proprio per questo, al contrario di lei, non prova emozioni, perché è finta. Nessuno vuole essere davvero finto. La moda ha le sue regole: sta a noi aiutare le ragazzine a percepirle come qualcosa che non ha direttamente a che fare con la loro vita. Per esempio, quando incontriamo la figlia di un’amica, abbiamo mai fatto caso che uno dei primi complimenti che le facciamo è : “Come sei bella!”??? Ecco, magari concentrare la nostra e la loro attenzione su altri aspetti potrebbe essere un inizio. Io non demonizzo la moda e nemmeno le modelle magre, demonizzo il avere eretto a dominante un certo “modello” di “donna perfetta”: su quello credo ci sia bisogno di lavorare.

Oggi i disturbi alimentari colpiscono anche i maschietti, cosa succede? Lo stereotipo della bellezza a tutti i costi rischia di rovinare le giovani generazioni?

Succede da tanto tempo, solo che oggi se ne parla di più e si nominano i disagi. Da che esiste la relazione tra i sessi, la relazione tra le persone, esistono i disturbi alimentari come “arma” per dominare le proprie paure. Lo stereotipo della bellezza è la punta dell’iceberg, la vera nemica di chi ha disturbi alimentari e la paura di non essere all’altezza. Poi viviamo tempi difficili, in cui la superficialità e la necessità di attaccarsi a obiettivi deboli (come essere belli a tutti i costi) è anche un antidoto per non dovere cercare valori diversi, sia a livello personale che sociale.

Il progetto zero stereotipi che messaggio vuole lanciare?

Zero Stereotipi nasce da un’idea mia e di Giorgia Vezzoli (http://vitadastreghe.blogspot.it/) e mira a premiare e sensibilizzare il mondo della pubblicità e del marketing sulla necessità di dipingere un mondo in cui donne e uomini non sono “macchiette”, lei lava, lui fa i safari con gli amici. Crediamo infatti che la cultura passi anche dall’advertising, così presente nelle nostre vite, e siamo convinte che una cultura fondata sull’assenza di stereotipi faccia bene a tutti.

Lo stereotipo del corpo è sicuramente quello che prevale, specie rispetto al corpo femminile: d’altronde siamo tutti figli di drive in, ci sono stati anni parecchio bui in cui la quarta di reggiseno valeva più di un cervello, in ogni contesto e veniva premiata senza valutare che cervello la portasse, anche politicamente.

Sarebbe bello valutare le persone, anche le donne, per le loro azioni, non per quello che indossano o per il corpo che mostrano: per gli uomini accade, noi donne dobbiamo ancora pagare una visione maschilista del mondo e spesso la bellezza diventa o la scusa per dire che “allora siamo sceme” o – quando non esibita o non prevalente – il lasciapassare per commenti tipo “la culona” che non hanno nulla a che fare con quello che facciamo. Ecco, sarebbe importante aprire tante riflessioni, linguistiche e di contenuto, su questo: con zero stereotipi proviamo a sensibilizzare su certi temi passando attraverso un manifesto per una pubblicità e comunicazione “a zero stereotipi”.

Impariamo ad amarci quindi, per aiutare i nostri figli e le nostre figlie ad amare se stesse senza pensare troppo alla bilancia.

 

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