mercoledì, Agosto 4

Quando la medicina incontra il teatro Al 35° Congresso dei medici generici adottata una nuova forma di linguaggio di comunicazione scientifica. A Firenze il punto sui vaccini e lo stato di salute in Italia

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L’arte può e in che modo esser d’aiuto alla medicina?  L’interrogativo non è nuovo tant’è che in alcuni ospedali sono stati promosse, anche nelle corsie, Mostre di pittura, scultura e  piccoli spettacoli musicali, purtroppo molto saltuariamente, date le difficoltà organizzative, in alcuni ospedali pediatrici, come al Mayer di Firenze, è invece abbastanza frequente la presenza di clown  per strappare con i loro giochi un sorriso ai piccoli pazienti: e gli effetti benefici sull’umore dei  bimbi è evidente e apprezzato. Ma se sul versante dei pazienti, grandi o piccoli che siano, qualcosa è stato sperimentato, ciò che costituisce   una novità è il versante interno alla medicina ed al mondo sanitario. Ebbene, ora su questo fronte sono in atto da qualche tempo iniziative teatrali che costituiscono  qualcosa di più di una semplice sperimentazione: protagonisti i medici della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie) che anche nel recente 35° Congresso conclusosi domenica scorsa a Firenze,  hanno visto affidare l’introduzione di un paio di sessioni  scientifiche ad altrettanti sketches teatrali, superando così la tradizionale tavola rotonda di presentazione delle tematiche affrontate. Non è la prima volta che  all’interno del Congresso dei medici di famiglia avvengano cose del genere, segno che la strada intrapresa rientra nella ‘filosofia’ formativa dei giovani medici. La medicina generale intende porsi come una professione moderna, complessa e completa” – afferma  infatti il dott. Ovidio Brignoli, vicepresidente SIMG “Sappiamo assumerci a pieno titolo la responsabilità della cura dei cittadini. Vogliamo costruire nuove modalità per esercitarla, con strumenti innovativi, tecnologie e organizzazione avanzate. Questo Congresso ha inteso  adottare anche un linguaggio diverso, vista l’importante presenza dei giovani medici, che rappresentano circa il 60% del totale. Dobbiamo costruire la professione a immagine e somiglianza dei giovani e offrire loro il meglio di quello che siamo riusciti a fare”.

E così, la ricerca di forme diverse di comunicazione, che vadano oltre il  freddo linguaggio tecnico, ha privilegiato due diversi momenti scenici, per  introdurre due sessioni di lavoro. Un momento di grande teatro, con attori in costume, nell’Auditorium del Palacongressi, dedicato al tema dell’uso del Paracetamolo isolato o associato ad altre  sostanze, l’altro dedicato al dialogo-confessione tra medico e paziente sul tema del fumo, ovvero sulle modalità più adatte al paziente per uscire dal tabagismo, che costituisce una seria forma di dipendenza da nicotina. In entrambe le circostanze l’interpretazione è stata della Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti, presenza significativa del Congresso. Del primo lavoro l’autore è il dott.Pierangelo Lora Aprile, di Brescia,  Segretario Scientifico della SIMG e responsabile nazionale della Macro-Area ‘fragilità’. E’ a lui che chiedo ulteriori lumi su questa singolare esperienza congressuale. “Si tratta” – mi risponde – di una esperienza innovativa che può avere diverse declinazioni, di una nuova forma relazionale che si sta sviluppando in diverse realtà, protagonisti i giovani  medici. Esistono dei gruppi di formazione-teatro che maturano esperienze in tal senso, alcune applicazioni si sono avute nel campo delle cure palliative, io stesso ho scritto monologhi su argomenti specifici, un gruppo di base esiste a Bologna, qui al Congresso l’iniziativa trova il suo momento più alto grazie alle capacità registiche e interpretative della Compagnia delle Seggiole di Firenze. Questa forma  di comunicazione ci può essere di aiuto per introdurre temi delicati come l’uso di farmaci singolarmente  o associati tra loro (cosa non sempre agevole trattandosi di case  produttrici diverse) o come disporsi all’ascolto del paziente, che dobbiamo rendere compartecipe del percorso terapeutico. Personalmente ritengo che non si può applicare una cura indistintamente a tutti i soggetti che soffrono della stessa patologia, ma ognuno ha una propria soggettività (anche emotiva) e ad ognuno va ritagliata  secondo le sue necessità. Per questo parlo di ‘medicina sartoriale’ ovvero adattata ad ogni singolo paziente”.

Nelle sue  parole si avverte l’orgoglio e lo spirito del medico di base, di colui che più d’ogni altro è a stretto contatto con i pazienti e dei quali gode nel 95 % dei casi della piena fiducia. I medici di famiglia sono i veri presidi del territorio, coloro che  conoscono meglio di qualsiasi struttura sanitaria i propri pazienti, e che sono chiamati sempre più a fronteggiare i cambiamenti e gli umori della società, cose di cui larga eco si è avuta in questo 35° Congresso che ha visto la partecipazione di oltre 3000 camici bianchi. Ebbene, sulle loro spalle in un decennio il carico di lavoro  è raddoppiato, passando da 5,5 visite per paziente all’anno nel 2006 a 9,9 nel 2016 (XI Report Health Search). L’allungamento della vita media e la crescente diffusione delle malattie croniche sono i motivi principali di questa vera e propria impennata.

Sebbene un’alta percentuale di persone abbiano dichiarato di godere di un buono stato di salute (meglio gli uomini, 73,9% rispetto alle donne, 66,4%),  l’invecchiamento della popolazione  si accompagna ad un aumento delle malattie croniche, che colpisce  quasi il 40% degli italiani, le più diffuse:  ipertensione (17,4%), artrosi/artrite (15,9%), malattie allergiche (10,7%), osteoporosi (7,6%), bronchite cronica e asma bronchiale (5,8%) e diabete (5,3%). “Ma a fronte di questo maggior carico”– è il Presidente della SIGM Claudio Cricelli che parla – “ci troviamo di fronte a ritardi organizzativi e a una riduzione della risorse del Fondo sanitario nazionale le cui previsioni sono scese  dai 121, 3 miliardi di euro per il 2018 agli attuali 115,8. Il che si traduce anche in minori risorse per  la medicina di base. Eppure questa tendenza si può e si deve invertire. Come?  Muovendosi  in tre direzioni: partendo dal principio che le cure primarie costituiscono il motore del Servizio Sanitario Nazionale, innanzitutto ai medici di famiglia deve essere concessa la possibilità di prescrivere i farmaci innovativi, finora negata.

Vanno aumentati gli investimenti in conto capitale in attrezzature e tecnologie mediche.  Deve essere modernizzato il sistema di formazione della medicina del territorio, ancor oggi burocratico e limitato all’insegnamento in aula. Finora abbiamo assistito alla deliberata volontà di non realizzare il cambiamento. Con la Conferenza del 2020 vogliamo sbloccare questa situazione di stallo, coinvolgendo tutte le forze attive della politica sanitaria: gli specialisti potranno costruire con noi questo percorso interattivo, inevitabile di fronte ai numeri della cronicità, riassumibile in questo dato: la percentuale di over 55 con almeno una malattia cronica supera il 50%, arrivando a più dell’85% per gli over 75”.

I medici di famiglia sono convinti che l’accelerazione del processo di forme associative,  che coinvolge al momento solo il 5% dei generalisti, le cosiddette medicine di gruppo integrate, lanciate 10 anni fa, consentirebbe      di ridurre di più del 50% le liste di attesa per gli esami diagnostici di primo livello (ad esempio le ecografie), che oggi vengono eseguiti dagli specialisti. “Una migliore presa in carico dei pazienti sul territorio” – sottolinea il dott. Cricelli – “consentirebbe anche di ottimizzare i ricoveri e le prestazioni dell’ospedale. Serve una totale ricostruzione della medicina generale.  E’ chiaro che serve un grande Piano Sanitario della Medicina Generale, per ristrutturare completamente il comparto: è questo l’appello, lanciato dal 35° Congresso”. Ma, come si evince dalle varie testimonianze i medici generici  non stanno fermi, continuano a farsi carico anche a loro spese ( da qualche parte è accaduto)  dei grandi problemi, come le vaccinazioni ove si è avuto l’esaurimento delle scorte in alcuni distretti e tuttavia la campagna vaccinale prosegue con buoni risultati.Registriamo, con soddisfazione, una rinnovata fiducia da parte dei cittadini ( al momento  sono 505.000 gli italiani costretti a letto dall’influenza, il picco si verificherà intorno a Capodanno e potrebbero essere 5 milioni i colpiti). L’influenza è  un fenomeno complesso e che colpisce circa il 10% dell’intera popolazione italiana” – conclude  Aurelio Sessa, responsabile SIMG del settore – “non può essere sottovalutata e bisogna ricordare che la vaccinazione è l’arma migliore a nostra disposizione. La prevenzione però passa anche da una serie di semplici regole di buona igiene che vanno seguite con particolare attenzione in questo periodo delicato dell’anno. Noi medici di famiglia dobbiamo essere i primi a dare il buon esempio ai nostri assistiti, a partire proprio dal ricorso alla vaccinazione”.

Ma, come si è visto all’inizio, uno degli aspetti che stanno a cuore alla categoria è quello della scuola, che accanto all’alta formazione, si arricchisce di una nuova scola di medicina pratica (con simulatori e manichini). “Realizzeremo” – afferma Lora Aprile – “anche una rivista di medicina pratica e una pubblicazione sulle malattie croniche, che rappresentano la grande sfida della medicina generale del futuro insieme alle fragilità”.

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