lunedì, Maggio 17

Quando la Giustizia è un'opinione

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Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando in due settimane fa il punto della situazione Giustizia in Italia quattro volte: alla Camera dei Deputati e al Senato; e poi in Corte di Cassazione, in occasione dell’apertura dell’Anno Giudiziario; e infine a Palermo, il giorno in cui gli anni giudiziari vengono aperti presso le Corti d’Appello. A voler sintetizzare i quattro interventi, si può dir così: «Il 2015 ha segnato il superamento del sovraffollamento carcerario. L’ambizione è tuttavia quella di imprimere un segno ancora più incisivo in termini di cambiamento nella cultura della pena. Il fine ultimo è abbandonare un sistema anacronistico che identifica troppo spesso la sanzione penale con la reclusione in carcere». E ancora: «Al 31 dicembre 2015 la popolazione carceraria è scesa a 52.164, 39.274 sono i soggetti trattati in regime di esecuzione penale esterna. L’indice di sovraffollamento delle carceri è sceso dal 131 per cento al 105 per cento. Tutto ciò è stato possibile anche grazie all’impegno e alla crescente professionalità degli operatori sociali degli uffici per l’esecuzione penale esterna, al crescente coinvolgimento degli enti locali, alla dedizione della polizia penitenziaria, al lavoro della magistratura di sorveglianza. Puntiamo ad ampliare e potenziare il ricorso a sanzioni penali diverse dalla detenzione, percorsi di messa alla prova e di esecuzione di misure alternative che, pur mantenendo la fisionomia di sanzione, siano in grado di accompagnare il ritorno nella società del condannato e nel contempo rafforzare la dimensione ripartiva della giustizia penale».

Nessuno mette in discussione l’impegno del Ministro e di tutti. Non è questo. Al Ministro non sarà certo sfuggito il passaggio del primo Presidente della Corte di Cassazione Giovanni Canzio, dove si richiama l’attenzione alla sete di legalità del Paese: «Legalità e garanzie di efficienza, affermazione della giustizia. Il Paese chiede che la legge venga applicata in modo uniforme e rapido; che tutti abbiano uguale trattamento nei casi simili o analoghi». Non gli sarà neppure sfuggita la stoccata alla classe politica: accusata di non  riuscire a delegificare, cosicché nei nostri codici ci sono migliaia di leggi, che dicono tutto e il loro contrario; e chi la legge la deve poi applicare non sa come sbrogliarsela. La classe politica che continua a varare norme su norme, sulle cose più assurde e illogiche; e mantiene in vita quelle più illogiche e assurde…

Per quel che riguarda il sovraffollamento carcerario: è vero, è diminuito; e detto così, da circa 64mila detenuti a 52mila circa, si può anche dire: meglio di nulla. Solo che è un ‘nulla’ con delle ‘trappole’: nei posti conteggiati ci sono anche celle, reparti, carceri non utilizzabili, e per tante ragioni: per esempio non ci sono sufficienti agenti di Polizia penitenziaria per garantire la sicurezza. Può accadere così che un braccio sia vuoto; e l’altro sovraffollato. I posti ci sono sulla carta, i detenuti dormono sui letti a castello vietati per legge, come a Sollicciano… Non una parola sulla sanità penitenziaria, largamente deficitaria, sugli assistenti sociali con vistosi vuoti d’organico, la possibilità di lavoro e studio per il reinserimento, assicurati a una minoranza, e via così. E questo per limitarsi alla sola situazione carceraria. E specificatamente per quel che riguarda Sollicciano, carcere di Firenze che il Presidente del Consiglio Matteo Renzi o il Ministro Maria Elena Boschi, o il Sottosegretario Luca Lotti, o lo stesso Orlando un giorno potrebbero utilmente visitare, ecco come viene descritto dal senatore Luigi Manconi (Partito Democratico): «E’ le peggiori carceri italiane, non c’è il minimo dubbio. I dati lo dicono inequivocabilmente». Secondo Manconi, «la gara a quale sia il peggior carcere d’Italia è complicata, anche perché non si hanno criteri omogenei di classificazione. Diciamo che Sollicciano rappresenta una punta particolarmente drammatica, direi un estrema, della situazione complessiva».

Secondo l’associazione Pantagruel, circa il 60 per cento dei detenuti del carcere di Sollicciano è affetto da almeno una patologia, la più diffusa è il disturbo mentale che interessa circa il 45 per cento dei carcerati e in particolare quello da dipendenza da sostanza, che costituisce il 52 per cento delle diagnosi psichiche, seguito dal disturbo nevrotico e da adattamento (22,4 per cento).

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