giovedì, Settembre 16

Quando la cultura germoglia tra i ʻsassiʼ field_506ffb1d3dbe2

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Negli ultimi mesi si è sentito molto parlare di Matera in quanto capitale europea della cultura nel 2019, ma quanto sappiamo delle logiche che sottendono questa ʻcompetizioneʼ? Come mai i selezionatori hanno optato proprio per il capoluogo della Basilicata? Questi e altri interrogativi abbiamo voluto porre al Direttore del Comitato Matera 2019, Paolo Verri, cercando di approfondire con lui il progetto presentato per la candidatura e le qualità di questa città, conosciuta principalmente per le note attrazioni turistiche dei sassi e per l’immaginario cinematografico (da ʻIl Vangelo secondo Matteoʼ di Pier Paolo Pasolini a ʻThe Passion of The Christʼ di Mel Gibson).

Secondo lei, cos’ha fatto propendere la commissione verso Matera?
La giuria ha riconosciuto, innanzi tutto, il valore innovativo di ciò che abbiamo presentato, apprezzando il lavoro che stiamo facendo avendo, in particolar modo, a cuore due temi: la partecipazione dei cittadini e la dimensione europea dei progetti presentati. Su questi due punti abbiamo lavorato nei cinque anni del cammino della candidatura e il programma presentato lo rispecchia. Tra le affermazioni della giuria emerge, tra le righe, come ciò che abbiamo portato rappresenti una sorta di piano strategico per il futuro e il cambiamento della città pensando anche all’approccio dei cittadini verso l’amministrazione pubblica o la partecipazione all’arte pubblica. Uno dei progetti fondamentali, riguardante il rapporto passato e futuro, è l’Istituto Demo-Etno-Antropologico (I-DEA), un luogo in cui arte e scienza si incontreranno a partire dagli archivi condivisi reperiti dalla Regione. Immagino anche che la commissione abbia apprezzato dei progetti pilota la loro coerenza con i due temi sopra citati, ma anche la loro sostenibilità dal punto di vista finanziario e realizzativo e questo è stato senz’altro un punto di forza. Noi ci siamo presentati, infatti, con lo statuto della Fondazione e con un portafoglio di trenta milioni di euro (venticinque dalla Regione Basilicata e cinque dal Comune di Matera) perché volevamo trasmettere il nostro desiderio di realizzare queste idee comunque, indipendentemente dalla loro decisione.
Va sottolineato che la competizione di capitale europea della cultura non nasce come un ʻconcorso di bellezzaʼ, essa si basa su due dossier che vengono presentati a seconda che si passi la prima fase di selezione.

Quali logiche sottendono l’assegnazione?
Dobbiamo partire dalla domanda: da cosa nasce la competizione? Essa ha origine dal tentativo, proposto dall’attrice greca Melina Merkourī, di andare oltre l’idea di Unione Europea dal punto di vista economico, avviando, in parallelo, un percorso di maggiore consapevolezza dell’Unione Europea sulla base dei temi culturali. Inizialmente le città europee della cultura venivano designate su basi intergovernative e solitamente si è trattato di grandi città come Atene, Parigi, Dublino; in una fase successiva si è passati all’idea di capitali europee della cultura decidendo di investire sulla progettualità e sui processi di cambiamento della comunità perciò si è creata una commissione vera e propria con delle tracce vere e proprie di lavoro. Questa nuova modalità ha avuto come effetto una grande attenzione, in più le capitali sono due ogni anno: nel 2019, insieme a Matera ci sarà Plovdiv, città bulgara.

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