sabato, ottobre 20

Quando il teatro incontra la Crusca Gli spettacoli teatrali della Compagnia delle Seggiole nelle Ville Medicee dedicati alla storia ed alla bellezza della nostra lingua patrimonio da amare e difendere

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In questo periodo nel quale la nostra amata lingua è sotto attacco,  insidiata da più parti e impoverita nel parlar comune, incontrare la Crusca può rivelarsi senz’altro un esercizio utile e salutare. La Crusca, sappiamo, è la più antica accademia linguistica attiva in Europa e la più  autorevole in Italia e nel mondo, per lo studio, la diffusione  la tutela e l’insegnamento dell’italiano. La sua sede è a Firenze o meglio a Castello nella medicea villa Reale che è stata anche residenza estiva di Re Vittorio Emanuele II e della sua consorte, nel periodo di Firenze Capitale. Certo, l’attività della Crusca si ramifica in tutto il  mondo in un dialogo costante con gli utenti che ad essa si rivolgono per porre quesiti linguistici o notizie sui neologismi, il relativo portale dedicato alla Lingua italiana ha registrato solo nel primo decennio del secolo oltre 300 milioni di contatti.

E grande successo hanno anche i progetti riguardanti le cinque edizioni del Vocabolario e le varie iniziative rivolte alla Scuola, alla formazione, alla scrittura. A tutto ciò si  è venuto ad aggiungere in questi ultimi giorni un altro, singolare Progetto, dal titolo ‘Incontra la Crusca‘, realizzato con il contributo della Città Metropolitana e di UnicoopFirenze. Di che si tratta?  Di un ciclo di incontri  col pubblico e studiosi della materia e di  eventi teatrali inaugurati dalla Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti, all’interno non solo della Villa ove ha sede l’Accademia ma anche di altri significativi luoghi da far scoprire e apprezzare da un  sempre maggior numero di visitatori. La peculiarità dei viaggi teatrali  proposti da questa Compagnia  è quella di allestire spettacoli  pensati e scritti ad hoc per far rivivere i personaggi  storici nei luoghi che li videro protagonisti. Ma il più delle volte spesso sono le stesse dimore storiche a  prendere vita, fino a divenire esse stesse soggetti attivi della rappresentazione. “Voi con il vostro lavoro siete riusciti dove gli storici  non arrivano, a far rivivere un pezzo di storia”.  Con queste parole  il prof. Claudio Marazzini, Presidente dell’Accademia della Crusca, ha esordito nell’esprimere il proprio apprezzamento  per lo spettacolo ‘I Salotti di Firenze Capitale’, cui ha assistito all’interno della Villa Medicea della Petraia,  rimasta pressoché la stessa, compresi arredi oggetti e quadri d’epoca,  utilizzata come residenza estiva dal Re Vittorio Emanuele II, nel periodo di Firenze Capitale.

“Uno spettacolo ben interpretato e ben scritto, che dà vita a personaggi noti e meno noti della nostra storia e della nostra letturatura – come il De Amicis, il Collodi, l’Artusi  e, aggiungo,  il Manzoni che hanno contribuito in maniera determinante all’affermazione e  all’uso corretto della lingua italiana sul territorio nazionale ed al processo educativo delle varie generazioni. Come piemontese mi son sentito particolarmente coinvolto nell’atmosfera e nella temperie  del tempo”. Di che cosa si tratta ce lo spiega più dettagliatamente Fabio Baronti,  il quale una ventina d’anni fa mise su una Compagnia di senza fissa dimora, cioè senza sede o teatro stabile: i suoi teatri sono le chiese, i musei, i palazzi storici, i monasteri, le piazze, i giardini luoghi che hanno  già una scenografia naturale, ma anche alcuni teatri storici come La Pergola e il Niccolini. La Compagnia ha un vastissimo cartellone, composto non solo da alcuni classici come Mandragola ( portata anche in Giappone) o i gialli di Ellery Queen,  ma si arricchisce di lavori inediti, di testi scritti proprio pensando ai personaggi storici o di fantasia in funzione dei luoghi ove agiscono.

“Una formula teatrale unica nel suo genere,  un modo nuovo per  avvicinare il pubblico” – dice Fabio – “spesso per la prima volta,  a luoghi inconsueti per i più, depositari di straordinari tesori d’arte e di storia. Ho molto apprezzato” – aggiunge – i compimenti del Presidente della Crusca Marazzini.-  “Il lavoro teatrale, scritto da Marcello Lazzerini,  autore anche degli altri  due che portiamo all’interno di questo progetto ‘Incontra la Crusca’ ci  conduce con leggerezza nelle atmosfere della Firenze del 1869, quando il periodo di Firenze Capitale stava ormai per concludersi. Si tratta di  una città refrattaria alle novità, dalle diverse anime in conflitto fra loro, vista attraverso gli occhi del giovane e attraente Edmondo De Amicis, inviato a Firenze per dirigere una rivista militare e assiduo frequentatore di uno dei due Salotti più importanti:  quello della signora Emilia Peruzzi,  moglie di Ubaldino, già  ambasciatore  e poi ministro nel governo Cavour, entrambi ferventi patrioti,  e il Salotto particolarmente mondano della seducente Principessa Mariae Letitia Studolmina Buonaparte Wyse, cugina di Napoleone III e moglie di Urbano Rattazzi, già primo Ministro. In quello di Emilia  si ritrovavano sovente per parlar di politica e di letteratura personalità come il Giorgini, genero di Manzoni, Cesare Alfieri, Silvio Spaventa, Michele Amari, Pasquale Villari, Paolo Mantegazza, padre dell’antropologia, l’economista Wilfredo Pareto e altri: figure che avranno un peso decisivo nella costruzione dell’Italia  unita e nella formazione degli italiani, secondo gli ideali risorgimentali: cosa assai più lunga e difficile. Anche la nostra lingua ebbe da quegli studiosi un forte impulso ad affermarsi”.

Da qui anche l’interesse del Presidente Marazzini. Baroni, che nello spettacolo dà voce a un anziano De Amicis, ( altri interpreti: Sabrina Tinalli,  la signora Emilia, Luca Cartocci, De Amicis giovane, Silvia Vettori, nei panni di Mariae Rattazzi e Marcello Allegrini, che interpreta il poeta Giovanni Prati) sottolinea inoltre l ‘aspetto musicale facendo  conoscere al pubblico il soprano Adelina Patti, allora una vera e propria diva  (interpretato che Cinzia Borsotti, che ha condotto un’accurata  ricerca alla Biblioteca Nazionale di brani d’epoca perlopiù sconosciuti), Cinzia è  accompagnata al piano dal Maestro Antonino Siringo, mentre i costumi sono frutto dell’attenta e raffinata opera di ricerca di Giancarlo Mancini. E’  evidente che entrare nel suggestivo salone del Giardino d’inverno,  nelle sale di rappresentanza e di svago e nella camera della Contessa di Mirafiori, chiamata dal popolino la ‘Bela Rosin’ ( e da giovane  era bella davvero conferma il Presidente Marazzini)  e assistere ad uno spettacolo del genere,  possa avvicinarci ancor di più alla Crusca. Nel Mediceo palazzo ove ha sede l’Accademia della Crusca,  la Compagnia delle Seggiole tornerà a rappresentare per altre due volte (24 novembre e 15 dicembre), uno spettacolo esclusivamente dedicato alla lingua italiana dal titolo ‘Sao ko kelle terre….’  tratto dal Placito Capuano ( 960 d.c), che segna i primi vagiti  ufficialmente annotati in atto pubblico, ripercorrendone l’evoluzione  e il suo radicamento lungo un millennio della sua talvolta tormentata esistenza. La terza rappresentazione si terrà invece nella casa di Galileo Galilei Villa il Gioiello dal titolo Celeste e Galileo, stesso autore, in scena il 27 settembre.

Questo ciclo di incontri ravvicinati con la Crusca, è  l’occasione per conoscere meglio la vita dell’Accademia, visitare la sala delle pale  dei Cruscanti appese alle pareti, leggere lettere e documenti preziosi  esposti nelle teche ( c’è fra questi una lettera di Voltaire, che fu accademico, scritta in un italiano perfetto)  e apprenderne la sua storia, che è assai antica e risale alla seconda metà del ‘500,   quando alcuni dotti fiorentini erano soliti  riunirsi in momenti conviviali tra il 1570 e il 1580 per trattare  tra il serio e il faceto temi di letteratura e di lingua, cercando cioè di distinguere  la buona lingua, associata simbolicamente al fior di farina, dalla crusca, la parte spuria. E così questa colta e allegra brigata di Cruscanti  decise, si era nel 1583, di darsi un nome un contegno e un programma serio di ricerca filologica e linguistica, chiamandola Accademia della Crusca. Per emblema fu scelto  il frullone o buratto, la macchina che serviva per compiere questa preziosa operazione, allora ritenuta una grande innovazione tecnologica. E per motto un verso del Petrarca:il più bel fiore ne coglie”. 

Il programma fu impostato da Lionardo Salviati, insigne filologo e  da allora la vita dell’Accademia non si è più fermata, anzi ha acquisito un prestigio e un’autorevolezza che  non ha uguali. Nel corso dei secoli l’Accademia ha accolto tra i suoi membri illustri personalità quali Galilei, Voltaire, i granduchi di Toscana Pietro e Leopoldo II, Metastasio,  Carducci, De Amicis, D’Annunzio, Migliorini, Bacchelli, Devoto, Nencioni, Luzi. Oggi  è un punto di riferimento indispensabile per conoscerla meglio, sforzarsi di parlare  correttamente la nostra lingua,  apprezzarla, e difenderla non solo dai vari barbarismi  o dalle volgarità del web e dal suo impoverimento, dovuto a ignoranza e pigrizia mentale, ma soprattutto dal tentativo  di sfrattarla da alcuni corsi d’insegnamento delle materie scientifiche, secondo l’assurdo principio della sua presunta inutilità. Le sentenze hanno bloccato  le proposte di sfratto, ma i tentativi rimangono. Incontrare la Crusca, come avviene anche attraverso questo Progetto, vuol dire manifestare quella vicinanza che può far bene alla Crusca ma più ancora a noi cittadini che amiamo la nostra meravigliosa lingua,  alla quale il Presidente  Marazzini ha dedicato un prezioso libro.

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