venerdì, Aprile 16

Quando il jazz divenne libero field_506ffb1d3dbe2

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Il Jazz negli anni cinquanta perse vitalità e l’entusiasmo iniziale, specie con il passaggio dal bebop al cool jazz, approdando intorno a metà degli anni cinquanta all’Hardbop. In quel periodo il mondo del jazz era diviso da due schieramenti dove da una parte c’erano i bianchi con lo stile sofisticato e dall’altro i neri che ritrovarono la loro tramatura musicale in uno stile con molte improvvisazioni, aggressivo seppur molto semplice, fondato sul blues.
Questa divisione musicale era supportata da quella sociale dove sul finire degli anni cinquanta vi fu l’inizio della lotta da parte degli afroamericani per ottenere la parità dei diritti e riconquistare la propria dignità di esseri umani.
E’ in questo contesto che prende il via una nuova forma di jazz, che sarà denominato free jazz, dove il termine ‘free’ si adatta sia per la libertà richiesta dai movimenti politici degli afroamericnai, sia per il nuovo modo di concepire la musica, che diveniva così libera, al di fuori degli schemi, dove i musicisti del quintetto davano la loro personale improvvisazione in contemporanea. Questi nuovi tipi di sonorità consistono nella frammentazione e irregolarità del ritmo e della metrica, nell’atonalità che poteva arrivare fino al rumorismo.

Mentre il blues dal quale era nato il jazz , manteneva un grado di vitalità, di capacità di comunicare emozioni, il jazz, con il passare del tempo, aveva perso questa capacità, divenendo via via di forma sempre più entropica.

La libera complessità del free jazz andava ad urtare le orecchie dei bianchi già tese verso il nascente rock and roll, generando così l’etichettatura del free jazz come musica politica, specie se si considera il pensiero politico di Charles Mingus che fece della lotta sociale uno dei perni delle sua finalità artistiche. Il suo album ‘Phitecantropus erectus’ fu l’emblema di questo pensiero, con l’improvvisazione collettiva ed una breve suite da programma in quattro movimenti, in cui si ripercorrono le tappe dell’evoluzione dell’uomo, condannato a un ineluttabile declino della sua superbia. È un opera violentemente espressionista, caratterizzata da bruschi cambiamenti d’atmosfera e da qualche episodio cacofonico che prefigura il free jazz degli anni Sessanta.

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