domenica, Ottobre 24

Quando il digitale promuove le app field_506ffb1d3dbe2

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Il XXI secolo sta vivendo una vera e propria rivoluzione copernicana in piena regola, già cominciata negli ultimi anni del XX secolo. L’innovazione tecnologia caratterizza la spinta propulsiva verso scenari avveniristici dove la vita delle persone subisce notevoli cambiamenti, mentre le imprese devono riuscire ad aggiornarsi per evitare di uscire dalla scena economica. Sono proprio le imprese i soggetti particolarmente sotto pressione poiché devono proporre soluzioni adeguate a una popolazione abituata con i vecchi schemi sociali ed economici del XX secolo.

La gente vive una costante rivoluzione delle sue scelte quotidiane dove la qualità della vita deve fare i conti con l’utilizzo delle famose app, capaci di facilitare la mobilità, la scelta dei luoghi, l’economia domestica. Dietro a queste app c’è un mondo tecnologico in continuo fermento meglio conosciuto come Smart City dove si possono trovare un piano di apertura dei dati, le piattaforme per il loro utilizzo, il progetto di evoluzione dell’economia in uno scenario digitale.

E’ utile ricordare che le caratteristiche di alcune app riescono a rivoluzionare l’economia, proponendo un’altra visione alle imprese che devono seguire gli sviluppi del mercato. Le innovazioni nelle tecnologie digitali sono ormai una realtà a cui non si può eludere; devono essere conosciute ed apprezzate per la loro funzione svolta nella promozione più agile e veloce dei prodotti.

Sul digitale e sulle potenzialità legate al settore delle app capaci di rivoluzionare l’economia e le scelte dei consumatori, con un particolare riferimento alle nuove offerte di mercato proposte dalle imprese, interviene Roberto Saracco, Presidente della Associazione EIT ICT Labs Italy e direttore del Nodo italiano EIT Digital (uno dei KIC dell’Istituto Europeo per l’Innovazione e la Tecnologia). Ha un background in matematica e informatica. Fino a dicembre 2011 è stato direttore del Future Centre di Telecom Italia a Venezia con l’obiettivo di analizzare le interrelazioni tra evoluzione tecnologica, economia e società derivandone linee strategiche per il settore delle telecomunicazioni. Intorno al cambio di secolo ha condotto un progetto di innovazione in America Latina per conto della Banca Mondiale per stimolare la capacità imprenditoriale sfruttando le tecnologie ICT. E’ senior member della IEEE in cui è responsabile del gruppo su Future Direction. Ha pubblicato oltre 100 articoli in riviste tecniche e ad ampia diffusione, 11 libri e svariati eBooks.

L’economia quali vantaggi può registrare dalla rivoluzione digitale?

La rivoluzione digitale, in termini economici, abbassa i ‘transaction cost’. In altri termini sono necessari investimenti e costi operativi inferiori per trasferire un prodotto/servizio nella catena del valore. Le implicazioni sono notevoli perché anche chi ha poco capitale da investire può partecipare alla catena del valore e questo apre la strada all’ingresso di start up, piccole imprese e anche singole persone. Non è più necessario essere una grande azienda per poter sviluppare, andare sul mercato e distribuire. Nei sistemi competitivi, inoltre, la diminuzione dei costi di produzione e di trasferimento si trasferisce come vantaggio al consumatore finale; in altri termini scendono i prezzi sul mercato e aumenta, quindi, il numero di persone che possono accedere a questi prodotti e servizi. Un ulteriore side effect è l’accelerazione dell’innovazione (e specularmente dell’obsolescenza).

Le famose app come possono incidere sulle scelte economiche?

Vi sono app per tutti i settori e per tutti i gusti. Non è possibile accomunarle tutte dal punto di vista economico. Quello che in generale si può osservare è che vediamo una trasformazione da informazioni a servizi. Oggi praticamente più nessuno cerca l’informazione del tempo a Milano per il prossimo week end. Quello che si fa è ottenere le informazioni in termini di servizio attraverso una app. Queste, quindi, vanno a disintermediare chi possiede il dato dall’utilizzatore contribuendo a ‘banalizzare’ il dato stesso. Il valore non è più nel dato ma nel modo in cui si riesce a fruirne, quindi l’importanza dell’interfaccia.

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